{"id":37082,"date":"2024-10-27T19:03:48","date_gmt":"2024-10-27T18:03:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=37082"},"modified":"2024-10-27T19:04:13","modified_gmt":"2024-10-27T18:04:13","slug":"lironman-di-patrick-lange-ma-anche-di-gregory-di-sam-e-di-tutti-gli-altri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/10\/27\/lironman-di-patrick-lange-ma-anche-di-gregory-di-sam-e-di-tutti-gli-altri\/","title":{"rendered":"L&#8217;Ironman di Patrick ma anche di Gregory, di Sam e di tutti gli altri"},"content":{"rendered":"<p><span lang=\"EN-AU\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/10\/27\/lironman-di-patrick-lange-ma-anche-di-gregory-di-sam-e-di-tutti-gli-altri\/464474384_18474258736025657_7438451215366528286_n\/\" rel=\"attachment wp-att-37084\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-37084\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/10\/464474384_18474258736025657_7438451215366528286_n-240x300.jpg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/10\/464474384_18474258736025657_7438451215366528286_n-240x300.jpg 240w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/10\/464474384_18474258736025657_7438451215366528286_n-820x1024.jpg 820w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/10\/464474384_18474258736025657_7438451215366528286_n-768x960.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/10\/464474384_18474258736025657_7438451215366528286_n.jpg 1066w\" sizes=\"(max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/a>E&#8217; stato l&#8217;Ironman di <strong>Patrick Lange<\/strong>. Sette ore 35 minuti e 53 secondi, tanto \u00e8 bastato al campione tedesco per vincere il suo terzo mondiale\u00a0 alle Hawaii con il tempo pi\u00f9 veloce di sempre. Contano i numeri. Alla fine contano i numeri soprattutto quelli di una maratona corsa in due ore e 37 minuti che ha fatto la differenza, che gli ha permesso di risalire posizione su posizione fino a diventare imprendibile. Gi\u00e0 perch\u00e8, sempre continuando con i numeri, il secondo, il danese <strong>Magnus Ditlev, <\/strong><\/span><span lang=\"EN-AU\">\u00e8 arrivato sette minuti e 46 secondi dopo ed anche questo \u00e8 un record. Dopo che il 38enne di Bad Wildungen, <\/span><span lang=\"EN-AU\">aveva gioito, festeggiato, salutato, abbracciato e baciato moglie ed amici. E&#8217; stato il mondiale di Patrick Lange ma non solo il suo perch\u00e8 Kona e le Hawaii, per l&#8217;Ironman,\u00a0 sono la terra promessa di tutti i triatleti che vi trovano approdo, il mito che alimenta il sogno romantico di una vita e quello (un po&#8217; meno romantico) di un montepremi che a chi vince consegna un assegno da 130mila dollari. Dettagli per la maggior parte degli atleti che passano da queste parti. E allora \u00e8 stato l&#8217;Ironman del nostro<strong> Gregory Barnaby<\/strong>, decimo, ottavo, settimo e alla fine sesto in una gara straordinaria che lo incorona miglior italiano di sempre, che lo pone di fatto tra i grandi dove in realt\u00e0 c&#8217;era gi\u00e0 perch\u00e8 ad agosto a Francoforte nell&#8217;Europeo,si era piazzato terzo, conquistando il pass per Kona. E non si sale mai su un\u00a0 podio per caso. Il\u00a0 trentatreenne di\u00a0 Sant\u2019Ambrogio di Valpolicella in forza al 707 Team Minini, \u00e8 rimasto sempre l\u00ec tra i migliori. Ha nuotato davanti, pedalato davanti, corso davanti guardandosi alle spalle e recuperando posizioni ad un passo dall&#8217;olandese <strong>Menno Koolhaas<\/strong> che sembrava alla portata ma che alla fine ha difeso il suo minuto con le unghie e con i denti. Ma quinto o sesto poco conta. Conta esserci a certi livelli e l&#8217;azzurro, in questo suo anno magico, ha dimostrato di poterci stare con i\u00a0 migliori migliorando l&#8217;ottavo posto dello scorso anno a Nizza, che sempre mondiale era, ma non era Kona, non erano le Hawaii, non era la terra nera dell&#8217;Energy Lab, non erano i drittoni infiniti che scendono e salgono e dove perdersi, fermarsi e arrendersi \u00e8 davvero un attimo. E allora \u00e8 stato, nonostante tutto anche il mondiale di <strong>Sam Laidlow,<\/strong> campione del mondo in carica, campione nonostante sia saltato per aria a met\u00e0 della maratona, campione con il coraggio dei campioni che l&#8217;ha portato al traguardo diciottesimo a poco meno di mezz&#8217;ora da Lange senza pi\u00f9 forze, sfinito, cos\u00ec vuoto da dover essere sorretto. E&#8217; stata una gara drammatica la sua. Fantastica a nuoto, spettacolare in bici dove sembrava non far fatica, dove pedalava con l&#8217;eleganza di pochi, dove ha provato a fare la differenza rifilando minuti a tutti. Poi per\u00f2 la maratona gli ha presentato il conto ed \u00e8 iniziato un tormento di cui probabilmente far\u00e0 tesoro. E infine \u00e8 stato il mondiale Ironman di tutti gli altri, fino all&#8217;ultimo, fino agli ultimi due che sul traguardo a notte fonda hanno trovato Lange ad accoglierli e a premiarli dopo quindi ore e rotti minuti&#8230; Finire un ironman \u00e8 un&#8217;impresa, finirlo a Kona vale doppio perch\u00e8 qui c&#8217;\u00e8 la storia di questo evento che oggi diventato business, perch\u00e8 qui ci sono tutte le difficolt\u00e0 di un mare, di un tracciato e di un&#8217;isola che rendono tutto pi\u00f9 complicato e, forse proprio per questo, pi\u00f9 bello e affascinante. Qui c&#8217;\u00e8 un sogno da andare a conquistare&#8230;Costi quel che costi.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>E&#8217; stato l&#8217;Ironman di Patrick Lange. Sette ore 35 minuti e 53 secondi, tanto \u00e8 bastato al campione tedesco per vincere il suo terzo mondiale\u00a0 alle Hawaii con il tempo pi\u00f9 veloce di sempre. Contano i numeri. 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