{"id":37124,"date":"2024-11-03T19:10:29","date_gmt":"2024-11-03T18:10:29","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=37124"},"modified":"2024-11-03T19:17:20","modified_gmt":"2024-11-03T18:17:20","slug":"new-york-finita-una-maratona-ne-comincia-unaltra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/11\/03\/new-york-finita-una-maratona-ne-comincia-unaltra\/","title":{"rendered":"New York, finita una maratona ne comincia un&#8217;altra&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/11\/03\/new-york-finita-una-maratona-ne-comincia-unaltra\/ffe\/\" rel=\"attachment wp-att-37125\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-37125\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/11\/ffe-300x150.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/11\/ffe-300x150.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/11\/ffe-1024x513.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/11\/ffe-768x385.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/11\/ffe.jpg 1135w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Una maratona va in archivio, un &#8216;altra comincer\u00e0 tra 48ore. In una fredda giornata di sole <strong>Abdi Nageeye<\/strong>, 35 anni, somalo naturalizzato olandese, ha vinto in 2 ore 7 minuti e 39 centesimi la 53ma maratona di New York davanti ai keniani Evans Chebet (2.07.45) e Albert Korir (2.08.00), mentre il campione olimpico Tamirat Tola, etiope, ha chiuso quarto a 2.08.12. Tra le donne, vittoria alla 33enne keniana <strong>Sheila Chepkirui,<\/strong> che ha chiuso in 2 ore 24 minuti e 35 centesimi, davanti alla connazionale Hellen Obiri (2.24.49).<\/p>\n<p><strong>Due vittorie pi\u00f9 o meno senza storia<\/strong> decise negli ultimi 400 metri ma senza sprint, in modo netto,\u00a0 dove hanno vinto gli atleti pi\u00f9 forti e\u00a0 pi\u00f9 freschi che a New York fa pi\u00f9 differenza che altrove.\u00a0 Da Staten Island a Central Park, passando per Brooklyn, il Queens, il Bronx e Manhattan: quelli newiorchesi sono i 42 chilometri (e 195 metri) pi\u00f9 famosi del mondo. Non \u00e8 la pi\u00f9 antica, non \u00e8 a pi\u00f9 veloce forse neppure la pi\u00f9 partecipata ma New York, nell\u2019immaginario di chi corre e di chi non corre, resta la maratona pi\u00f9 bella, affascinante e famosa.<\/p>\n<p><strong>Dal 1970, anno della prima edizione,<\/strong> a oggi, il numero degli atleti iscritti \u00e8 cresciuto in maniera esponenziale, fino a costringere la New York Road Runners, la societ\u00e0 sportiva organizzatrice, a stabilire un numero chiuso di pettorali. Lo scorso anno\u00a0 furono 51.453 i podisti provenienti da 148 paesi- che terminarono la gara, un numero record considerando che alla partenza erano stati 52000 e quest&#8217;anno la cifra \u00e8 stata la stessa, un fiume di podisti &#8220;sognanti&#8221; che hanno invaso a onde il ponte di Verrazzano e poi sono andati alla conquista di Manhattan.<\/p>\n<p><strong>Cinquantatr\u00e8 maratone a New York,<\/strong> pi\u00f9 di mezzo secolo di storia per una sfida che va oltre i 42 chilometri e 195 metri che attraversano i cinque distretti, come le dita di una mano, come sta scritto sui guantini in vendita in tutti i negozi sportivi della citt\u00e0. New York \u00a0\u00e8 l\u2019unica maratona che un po\u2019 ti cambia la vita e sicuramente la cambier\u00e0 a <strong>Abdi Nageeye <\/strong>e a <strong>Sheila Chepkirui <\/strong>al loro esosrdio sulle strade della Grande Mela e alla loto prima vittoria.\u00a0\u201cSe vinci da qualche parte del mondo diventi un atleta di primo piano ma se vinci a New York diventi famoso..\u00bb racconta ogni volta che glielo chiedono <strong>Gianni Poli<\/strong>, un pezzo di storia della nostra maratona, il primo azzurro a scendere sotto le 2ore e 10 minuti sui 42 chilometri, e vincitore nella grande Mela nel 1986.\u00a0 E a Poli, ma anche a <strong>Orlando Pizzolato<\/strong> che a Central Park \u00e8 arrivato a braccia alzate nell\u201984 e nell\u201985 e a <strong>Giacomo Leone<\/strong> primo nel \u201996 la Nycm la vita l\u2019ha cambiata davvero. E non solo a loro.<\/p>\n<p><strong> La vita un po\u2019 la cambia a tutti<\/strong> perch\u00e8 per un maratoneta correre a New York \u00e8 il coronamento di un sogno che a volte ti fa nascere e rinascere. O almeno ricominciare. Perch\u00e8 in quel fiume di gente c\u2019\u00e8 dentro di tutto, con la corsa che diventa il modo per riscattarsi, per prendersi una rivincita, per dimostrare a se stessi che non c\u2019\u00e8 difficolt\u00e0, sfortuna, malattia o destino contro cui non si possa lottare, combattere e magari vincere. Basta crederci e basta volerlo. \u00a0New York sono tante storie. Tutte da raccontare.<\/p>\n<p><strong>Per gli \u201cyankees\u201d \u00e8 uno dei grandi eventi dell\u2019anno,<\/strong> un po\u2019 come il Superbowl, come la finale Nba o quella dell\u2019Us Open di tennis con oltre 200 Paesi collegati, con giornalisti da tutto il mondo, con la telecronaca diretta in oltre 500 milioni di case comprese le nostre con la diretta della Rai che oggi, per la prima volta era orfana della voce in telecronaca di Franco Bragagna e, senza togliere nulla ai telecronisti che lo hanno pi\u00f9 che degnamente sostiyuiyo, un vuoto lo lascia. Eccome se lo lascia&#8230;Ma la Nycm ovviamente va avanti lo stesso, va al di l\u00e0 di chi la racconta, al di la di chi partecipa anche al di l\u00e0 di chi la vince. \u00a0Nel 1970 quando l\u2019avventura cominci\u00f2 al via c\u2019erano 127 podisti.<\/p>\n<p><strong> Sei anni fa sul traguardo di Central Park<\/strong> , l\u2019allora sindaco di New York <strong>Bill De Blasio<\/strong> aveva premiato il milionesimo concorrente arrivato al traguardo. Un numero infinito, inimmaginabile che per\u00f2 d\u00e0 il senso di cosa sia diventata la corsa, di cosa sia diventata questa maratona che per gli americani \u00e8 la sfida possibile, l\u2019alibi per poi sedersi sulla tavola di un fast food senza sensi di colpa. E cos\u00ec ora corrono in tanti, quasi tutti. Belli, brutti, magri, grassi, giovani e anziani, madri e nonne\u2026 New York \u00e8 la \u201cterra promessa\u201d di un popolo che non vuole avere rimpianti, con la folla sulle strade, i campanacci, le scritte, i sorrisi e i pianti. Con i suoi pettorali che, nonostante costino anche 500 dollari, devono essere contingentati per dare una possibilit\u00e0 a tutti di cucirselo addosso almeno una volta nella vita.<\/p>\n<p><strong>\u00c9 l\u2019America che conosciamo, che ti d\u00e0 sempre una possibilit\u00e0.<\/strong> E la maratona di New York \u00e8 la vetrina perfetta, la scena ideale per ogni tipo di impresa. Per ricordare, per celebrare, per denunciare, per sostenere una battaglia. Chi vuol far sapere qualcosa al mondo viene a correre a New York. Che \u00e8 una citt\u00e0 che sembra un film di quelli gi\u00e0 visti, di quelli che ti danno sempre la sensazione di esserci stato, di esser di casa. Una citt\u00e0 che vale il viaggio. Sempre. Ma quando c\u2019\u00e8 la maratona forse di pi\u00f9. Perch\u00e8 ogni maratona \u00e8 fantastica e ce ne sono di fantastiche in ogni angolo del mondo.<\/p>\n<p><strong>Ma poi c\u2019\u00e8 New York che oggi ha corso, applaudito<\/strong>, si \u00e8 assiepata con cartelli e campanacci dietro le transenne dal primo all&#8217;ultimo chilometro ed ora si prepara a votare, si prepara a scegliere tra <strong>Kamala Harris<\/strong> e <strong>Donald Trump,<\/strong> tra promesse e paure, tra voglia di rinvigorire l&#8217;american dream e la realt\u00e0 che, tra immigrazione,\u00a0 Fentanil e un costo della vita lievitato come non mai, questo sogno lo ha un po&#8217; offuscato. Marted\u00ec si va alle urne, sar\u00e0 anche quella una maratona. Un&#8217;altra maratona&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Una maratona va in archivio, un &#8216;altra comincer\u00e0 tra 48ore. 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