{"id":37293,"date":"2024-12-07T20:19:18","date_gmt":"2024-12-07T19:19:18","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=37293"},"modified":"2024-12-07T20:19:18","modified_gmt":"2024-12-07T19:19:18","slug":"de-gendt-correra-in-gravel-cambia-tutto-non-cambia-nulla","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/12\/07\/de-gendt-correra-in-gravel-cambia-tutto-non-cambia-nulla\/","title":{"rendered":"De Gendt correr\u00e0 in gravel: cambia tutto, non cambia nulla&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/12\/07\/de-gendt-correra-in-gravel-cambia-tutto-non-cambia-nulla\/defe\/\" rel=\"attachment wp-att-37294\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-37294\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/12\/defe-294x300.jpg\" alt=\"\" width=\"294\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/12\/defe-294x300.jpg 294w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/12\/defe-768x783.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/12\/defe.jpg 770w\" sizes=\"(max-width: 294px) 100vw, 294px\" \/><\/a>C&#8217;\u00e8 sempre una nuova strada. C&#8217;\u00e8 sempre una nuova via soprattutto per uno che \u00e8 abituato a scartare di lato, a pedalare da solo, controvento, ad andare in avanscoperta.\u00a0 Cos\u00ec \u00e8 <strong>Thomas De Gendt<\/strong>. Ora la sua strada diventa pi\u00f9 accidentata: poco asfalto, pi\u00f9 sterrato, molti pi\u00f9 sassi.\u00a0 Il 38enne belga di Sint-Niklaas, la citt\u00e0 pi\u00f9 importante della regione fiamminga del Waasland, tra le Fiandre orientali e la provincia di Anversa che ha annunciato quest\u2019anno il suo ritiro dalle competizioni non scende di bici. Sale su un&#8217;altra bici, pi\u00f9 o meno la stessa, magari con le ruote un po&#8217; pi\u00f9 gasse, magari con meno carbonio, magari meno veloce, ma sicuramente pi\u00f9 audace, resistente, meglio disposta all&#8217;avventura. Correr\u00e0 per la Classified, un\u2019azienda belga specializzata in cambi interni al mozzo, che partecipa ufficialmente alle gare gravel UCI World Series e a sfide come l\u2019Unbound o la Gravel Tierra de Campos, corse infinite, un po\u2019 da folli, perfette per lui.\u00a0Cambia lo scenario ma il modo di interpretare il ciclismo di questo belga un po\u2019 anarchico che ha sempre pedalato in direzione ostinata e contraria, rester\u00e0 lo stesso: c\u2018\u00e8 da scommetterci. La sua \u00e8 stata spesso una fuga infinita, fuori dal gruppo contro ogni logica, ogni tattica, ogni speranza.\u00a0 C\u2019\u00e8 un\u2019idea di ciclismo d\u2019attacco, un po\u2019 ribelle, d\u2019avanguardia, da romantico e scapigliato nel suo pedalare apparentemente scriteriato fatto di\u00a0 assoli, di allunghi estenuanti in salita, di furibonde \u201cmenate\u201d pianeggianti. Che per\u00f2 entusiasma, fa sognare, che istintivamente ti porta a fare i tifo per lui. Due tappe al Giro d\u2019Italia, due tappe al Tour de France, una alla Vuelta quasi sempre raccontate come il ciclismo ama che si raccontino.\u00a0Messo nero su bianco dal giornalista Jonas Heyerick, nella biografia \u201cSolo\u201d tradotta e pubblicata qualche tempo fa da \u201calVento\u201d. Carta canta. Ma non solo in corsa perch\u00e8 la bici \u00e8 lavoro ma anche un modo di vivere e di divertirsi: sali in bici quando vuoi per tutto il tempio che vuoi. Sembra un mantra. E allora anni fa, dopo il Giro di Lombardia, De Gendt si era inventato \u201cTheFinal Breakaway\u201d , l\u2019 ultima fuga, un viaggio da Como, dove si era appena conclusa la stagione agonistica, a Semmerzeke a casa sua in Belgio in compagnia del suo compagno di squadra di allora alla Lotto Soudal Tim Wellens.\u00a0Mille chilometri in sei giorni, cos\u00ec per puro diletto, per vivere un ciclismo che smette di essere un lavoro e diventa tante altre cose. Un viaggio, luoghi, chiacchiere, soste, birre, passione e fantasia. La voglia di uscire dal gruppo, dai calcoli e dalle tattiche. Il coraggio di sconvolgere il branco e di andare in fuga che resta comunque la sola incognita capace di sovvertire il pronostico pi\u00f9 scontato, che ti fa sempre stare dalla parte di chi sai che ha poche o nulle possibilit\u00e0 di farcela.\u00a0\u201cIn tempi come questi la fuga \u00e8 l\u2019unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare\u201d scriveva anni fa il filosofo francese Henri Laborit. \u201cQuando non si pu\u00f2 pi\u00f9 lottare contro il vento e il mare per seguire la rotta, il veliero ha due possibilit\u00e0: l\u2019andatura di cappa che lo fa andare alla deriva o la fuga davanti alla tempesta che, quando si \u00e8 lontani dalla costa, \u00e8 spesso il solo modo di salvare barca ed equipaggio\u2026\u201d. E che sia in strada o su uno sterrato in sella a una gravel per uno come De Gendt poco cambia\u2026<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C&#8217;\u00e8 sempre una nuova strada. C&#8217;\u00e8 sempre una nuova via soprattutto per uno che \u00e8 abituato a scartare di lato, a pedalare da solo, controvento, ad andare in avanscoperta.\u00a0 Cos\u00ec \u00e8 Thomas De Gendt. Ora la sua strada diventa pi\u00f9 accidentata: poco asfalto, pi\u00f9 sterrato, molti pi\u00f9 sassi.\u00a0 Il 38enne belga di Sint-Niklaas, la citt\u00e0 pi\u00f9 importante della regione fiamminga del Waasland, tra le Fiandre orientali e la provincia di Anversa che ha annunciato quest\u2019anno il suo ritiro dalle competizioni non scende di bici. 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