{"id":37386,"date":"2024-12-31T18:11:25","date_gmt":"2024-12-31T17:11:25","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=37386"},"modified":"2024-12-31T18:13:11","modified_gmt":"2024-12-31T17:13:11","slug":"e-stato-il-2024-di-tadej-pogacar-ce-laveva-scritto-negli-occhi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/12\/31\/e-stato-il-2024-di-tadej-pogacar-ce-laveva-scritto-negli-occhi\/","title":{"rendered":"E&#8217; stato il 2024 di Tadej Pogacar, ce l&#8217;aveva scritto negli occhi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2024\/10\/13\/pogacar-non-mi-piaceva-il-ciclismo-mi-sono-appassionato-con-schleck\/poggi2\/\" rel=\"attachment wp-att-37019\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-37019\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/10\/poggi2-300x222.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"222\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/10\/poggi2-300x222.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/10\/poggi2-1024x757.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/10\/poggi2-768x568.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2024\/10\/poggi2.jpg 1197w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Ci sono stati Giro e Tour, c\u2019\u00e8 stato il Lombardia, c&#8217;\u00e8 stata la LIegi, ci\u00a0 sono state le Strade Bianche ma soprattutto c&#8217;\u00e8 stato un mondiale vinto come forse nessuno ha mai fatto. Il 2024 nel ciclismo \u00e8 stato tutto di <strong>Tadej Pogacar<\/strong>. Anche se ha solo 26 anni, il fenomeno sloveno ha gi\u00e0 scritto una pagina fondamentale del ciclismo di sempre e dello sport in assoluto. Lo hanno giustamente messo di fianco a tutti i pi\u00f9 grandi.\u00a0<strong>Bernard Hinault, Eddie Merckx, Marco Pantani<\/strong>\u2026 L\u2019<em>Equipe<\/em> gli dedicato pagine e una pagina intera nel giorno della vittoria del Giro di Lombardia paragonandolo a <strong>\u00a0Fausto Coppi<\/strong>: \u201d Come lui\u2026\u201d. Come lui perch\u00e8 quattro Lombardia di fila li hanno vinti solo loro due. E allora tocca a Tadej provare a spiegare a chi assomiglia: \u201cI paragoni con Merckx sono decisamente molto belli e gratificanti- raccontava lo sloveno qualche mese fa al Festival dello sport di Trento organizzato dalla Gazzetta &#8211; Ma non mi piace paragonarmi agli altri. Ho sempre voluto e voglio ancora scrivere la mia storia. Non mi piace confrontarmi anche perch\u00e8 quando ero ragazzo non mi interessavo granch\u00e8 al ciclismo, questo per dire che non ho mai avuto un idolo a cui ispirarmi. Quando ero in Slovenia guardavo il Tour e poi quando ho iniziato ad appassionarmi al ciclismo c\u2019era Andy Schleck che vinceva. La mia prima bici era italiana, una Billato, ma forse era un po\u2019 troppo grande per me. L\u2019allenatore mi disse che ero troppo piccolo per quel tipo di bici e ho dovuto aspettare un anno. Poi ho cominciato ad allenarmi. Mi divertivo e cercavo di vincere\u00a0 nelle corse juniores, come il Giro della Lunigiana. Quando ho iniziato a vincere mi sono reso conto di avere un certo potenziale e che potevo partecipare alle gare internazionali.\u00a0 Per\u00f2 guardavo le gare e non mi piaceva aspettare al traguardo, forse per questo che corro in questo modo\u2026\u201d.\u00a0 E\u2019 stato un anno formidabile. Ha vinto praticamente tutto ci\u00f2 che voleva vincere, con una serie di imprese che hanno riportato il ciclismo alle sue stagioni pi\u00f9 epiche, quando le imprese venivano poi raccontate dai nonni ai nipoti e i distacchi erano di minuti e minuti: \u201cL\u2019obiettivo per quest\u2019anno era il Mondiale ma ho pensato di fare Giro e Tour e le decisioni che abbiamo preso si sono rivelate giuste.\u00a0 L\u2019anno scorso le aspettative erano altissime per il Tour. Avevo vinto nelle Fiandre e avevo fatto delle ottime classiche. Poi c\u2019\u00e8 stata la caduta nella Liegi, quando mi sono rotto il polso. La ripresa \u00e8 stata molto lenta, ci sono voluti due mesi e non sono riuscito a battere <strong>Jonas Vingegaard.\u00a0<\/strong>Quest\u2019anno \u00e8 andata diversamente ma ci sono stati alcuni momenti in cui ho pensato che non sarei riuscito a vincere alcune gare.\u00a0 Non ho paura a dire che in alcuni frangenti mi sono sentito al limite, sotto il profilo fisico e mentale \u00c8 stata una stagione perfetta, e per questo ho voluto ripetere l\u2019esultanza della Strade Bianche, la prima corsa che ho vinto quest\u2019anno. Ogni successo \u00e8 speciale, ma farlo con addosso questa maglia rende tutto ancora migliore. Sentire i tifosi gridare il mio nome rende bello ogni momento&#8221;.\u00a0 Che 2025 sar\u00e0 per lo sloveno della Uae? Difficile dirlo anche se \u00e8 facile immaginarlo ancora vincente. Tanto vincente.\u00a0 Come quest&#8217;anno, forse pi\u00f9 o magari meno ma comunque con una sua impronta precisa.\u00a0 La sua. Perch\u00e8 alla fine\u00a0<em>chissenefrega<\/em> dei paragoni, dei raffronti, delle figurine messe una di fianco\u00a0 all\u2019altra per capire ( cosa impossibile) chi sia il pi\u00f9 grande, il pi\u00f9 bravo, il migliore, chi l\u2019avrebbe spuntata se\u00a0 tutti i grandi del passato\u00a0 fossero stati tutti in gruppo nella stessa epoca. Pogacar \u00e8 Pogacar, unico e uno solo. Difficile dire se sia pi\u00f9 talentuoso, pi\u00f9 forte, pi\u00f9 campione di altri perch\u00e8 in questi\u00a0 anni di dominio ha dato una impronta talmente sua alle corse, alle vittorie, alle sconfitte (rare) e al suo essere testimonial di un ciclismo nuovo nell\u2019atteggiamento tattico e non solo tattico che non pu\u00f2 essere paragonato a nessuno. Pogacar attacca anche quando non dovrebbe, scatta anche quando potrebbe risparmiarsi, vince e stravince ma pi\u00f9\u00a0 che un cannibale pare un \u201crivoluzionario\u201d che stravolge i luoghi comuni del ciclismo di sempre. Non \u00e8\u00a0<strong>Eddy Merckx, Bernard Hinalt, Fausto Coppi, Jacques Anquetil, Miguel Indurain,<\/strong><strong>\u00a0Stephen Roche<\/strong>\u00a0o\u00a0<strong>Marco Pantani<\/strong>\u00a0perch\u00e8\u00a0 \u00e8 un campione assoluto figlio dei suoi giorni. Che senso hanno i paragoni a ritroso nel tempo? E\u2019 cambiato tutto: bici, strade, alimentazione, allenamenti. E\u2019 cambiata la cultura di uno sport che resta per fortuna ben radicato alla sua storia e ai suoi ricordi ma \u00e8 capace anche di fare i conti con il tempo che passa e capire che tra i campioni di oggi e quelli di ieri c\u2019\u00e8 un mondo in mezzo. Non c\u2019entra nulla ma non per un fatto tecnico, perch\u00e8 pedala diversamente in salita, perch\u00e8 \u00e8 pi\u00f9 forte a cronometro perch\u00e8 domina anche le classiche, perch\u00e8 oggi si corre con i caschi areo anzich\u00e8 con le bandane. La differenza \u00e8 solo nello sguardo. Oggi affaticato ma sempre irriverente e solare. Lo sguardo sereno\u00a0 di uno che sta scrivendo un pezzo di storia del ciclismo con la leggerezza di chi non se la \u201ctira\u201d e sembra neppure prendersi sul serio. Ecco la differenza tra Pogacar e tutti gli altri forse \u00e8 proprio questa: n\u00e8 Cannibale, n\u00e8 Pirata, n\u00e8\u00a0 Tasso. Basta guardarlo negli occhi\u2026.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Ci sono stati Giro e Tour, c\u2019\u00e8 stato il Lombardia, c&#8217;\u00e8 stata la LIegi, ci\u00a0 sono state le Strade Bianche ma soprattutto c&#8217;\u00e8 stato un mondiale vinto come forse nessuno ha mai fatto. Il 2024 nel ciclismo \u00e8 stato tutto di Tadej Pogacar. Anche se ha solo 26 anni, il fenomeno sloveno ha gi\u00e0 scritto una pagina fondamentale del ciclismo di sempre e dello sport in assoluto. 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