{"id":37429,"date":"2025-01-12T21:25:36","date_gmt":"2025-01-12T20:25:36","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=37429"},"modified":"2025-01-13T10:08:42","modified_gmt":"2025-01-13T09:08:42","slug":"van-aert-sporco-di-fango-ma-chi-glielo-fa-fare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/01\/12\/van-aert-sporco-di-fango-ma-chi-glielo-fa-fare\/","title":{"rendered":"Van Aert sporco di fango? Ma chi  glielo fa fare&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/01\/12\/van-aert-sporco-di-fango-ma-chi-glielo-fa-fare\/vout\/\" rel=\"attachment wp-att-37430\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-37430\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/01\/vout-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/01\/vout-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/01\/vout-768x513.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/01\/vout.jpg 962w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La foto di <strong>Wout Van Aert<\/strong> vittorioso qualche giorno a fa\u00a0 Dendermonde in Belgio nella Coppa del Mondo di ciclocross che arriva al\u00a0 traguardo completamente sporco di fango\u00a0 racconta molte cose di questo sport antico ma soprattutto spiega perch\u00e8 il campione belga sia un ciclista tra i pi\u00f9 amati.\u00a0 Il fango \u00e8 la polvere magica che fa tornare un po\u2019 tutti bambini quando si aspettava la pioggia per andare a giocare nel campo sotto casa,\u00a0 il terreno perfetto per dimostrare di avere coraggio,\u00a0 per provarci lo stesso anche quando non si potrebbe o non si dovrebbe. Nel fango bisogna sporcarsi le mani&#8230;E Van Aert questo lo fa perch\u00e8 d\u00e0 sempre l&#8217;impressione di essere\u00a0 un innamorato di ciclismo prima che un corridore professionista, cio\u00e8 uno che pedala per mestiere.\u00a0 Altrimenti non si spiega perch\u00e8 uno come lui, famoso, ben pagato, con un contratto praticamente gi\u00e0 in tasca che gli garantir\u00e0 un futuro da manager alla Visma anche a carriera finita, decida in un giorno qualunque di un gennaio qualunque di andare a gareggiare in uno dei tanti paesi delle Fiandre orientali in un inferno di &#8220;palta&#8221; davanti a qualche migliaio di appassionati che passano le loro domeniche in famiglia tra una pinta di birra, un cartone di patate fritte e le <em>speculaas<\/em> da inzuppare nel caff\u00e8. E invece ci va. Ci va perch\u00e8 il ciclocross dalle sue parti \u00e8 storia, cultura e passione. Soprattutto la sua passione: &#8220;E&#8217; il mio primo amore- spiega e rispiega- per questo amo tornare a gareggiare ogni inverno. Quest&#8217;anno solo sei gare che mi servono per tornare in forma anche se ho ambizioni limitate&#8230;&#8221; Che poi non \u00e8 neanche cos\u00ec vero perch\u00e8 a Gullegem e a Dendermonde ha messo tutti in fila. Ma la verit\u00e0 \u00e8 un&#8217;altra. Soprattutto\u00a0 fa la differenza con <strong>Mathieu van der Poel<\/strong>,\u00a0 talento immenso pi\u00f9 forte del belga in questo momento e forse in assoluto, ma sicuramente pi\u00f9 &#8220;fighetto&#8221;, meno &#8220;popular&#8221;, meno eroe romantico nel senso che pi\u00f9 che partecipare ama vincere e quindi, se non \u00e8 sicuro di poterlo fare, se non si sente al massimo, se ha qualche piccolo problema preferisce passare la mano&#8230;Van Aert no. Pi\u00f9 o meno un anno fa a Pieve di Soligo, nella prima edizione del mondiale gravel\u00a0 poi vinto da <strong>Mateij Mohoric<\/strong>, il campione della Visma partiva favorito. Poi gli capit\u00f2 di tutto: due forature e due cadute che avrebbero messo fuori gioco chiunque o che, quantomeno, avrebbero fatto decidere a chiunque di piantarla l\u00ec. Non a Van Aert che, con una rimonta impressionante, fin\u00ec ottavo. Allora, cosi come pochi giorni fa nel fango belga, viene da chiedersi chi glielo fa fare? Perch\u00e8 un campione del suo calibro e non pi\u00f9 giovanissimo non mette in calendario solo le classiche, i Giri, le sfide pi\u00f9 &#8220;comode&#8221;?\u00a0 Gi\u00e0,\u00a0 perch\u00e8? La risposta \u00e8 in quelle foto fatte nella gara di Dendermonde\u00a0 dove si fa fatica\u00a0 a riconoscerlo ma da cui spunta un sorriso. Van Aert in bici si diverte e meno male che va cos\u00ec perch\u00e8, finch\u00e8 c&#8217;\u00e8, bisogna tenerselo da conto: le gare con lui,\u00a0 che vinca o che perda, sono sempre un&#8217;altra cosa. Quando non c&#8217;\u00e8 \u00e8 tutto un po&#8217; pi\u00f9 insipido: come se mancasse un ingrediente&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La foto di Wout Van Aert vittorioso qualche giorno a fa\u00a0 Dendermonde in Belgio nella Coppa del Mondo di ciclocross che arriva al\u00a0 traguardo completamente sporco di fango\u00a0 racconta molte cose di questo sport antico ma soprattutto spiega perch\u00e8 il campione belga sia un ciclista tra i pi\u00f9 amati.\u00a0 Il fango \u00e8 la polvere magica che fa tornare un po\u2019 tutti bambini quando si aspettava la pioggia per andare a giocare nel campo sotto casa,\u00a0 il terreno perfetto per dimostrare di avere coraggio,\u00a0 per provarci lo stesso anche quando non si potrebbe o non si dovrebbe. 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