{"id":37523,"date":"2025-02-03T23:07:36","date_gmt":"2025-02-03T22:07:36","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=37523"},"modified":"2025-02-03T23:25:22","modified_gmt":"2025-02-03T22:25:22","slug":"nicole-cooke-al-museo-del-ghisallo-due-maglie-una-bici-e-la-sua-storia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/02\/03\/nicole-cooke-al-museo-del-ghisallo-due-maglie-una-bici-e-la-sua-storia\/","title":{"rendered":"Nicole Cooke al Museo del Ghisallo: due maglie, una bici e la sua storia"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/02\/03\/nicole-cooke-al-museo-del-ghisallo-due-maglie-una-bici-e-la-sua-storia\/nicole\/\" rel=\"attachment wp-att-37525\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-37525\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/02\/nicole-227x300.jpg\" alt=\"\" width=\"227\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/02\/nicole-227x300.jpg 227w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/02\/nicole.jpg 567w\" sizes=\"(max-width: 227px) 100vw, 227px\" \/><\/a>C&#8217;\u00e8 chi le rivoluzioni riesce anche a farle in bici.\u00a0 Magari sprintando, magari vincendo medaglie, magari classiche,\u00a0 Giri,\u00a0 Tour&#8230;. Magari mettendo a nudo un mondo che , anni fa,\u00a0 aveva preso derive pericolose. <strong>Nicole Cooke<\/strong> fa visita al <strong>Museo del Ghisallo,<\/strong> che ufficialmente riaprir\u00e0 il primo marzo, e porta in dono la maglia di campionessa del mondo su strada conquistata a Varese nel 2008, la bici usata nel Giro d&#8217;Italia vinto nel 2004\u00a0 e la maglia rosa che allora ne consacr\u00f2 il primato.\u00a0 Ma non sono solo maglie e biciclette.\u00a0 C&#8217;\u00e8 tanta storia dietro, c&#8217;\u00e8 un mondo da raccontare, di vittorie, di record, di talento ma soprattutto c&#8217;\u00e8 un ciclismo che, allora, per le donne non era certo quello che ammiriamo oggi. Ai tempi di\u00a0 questa grandissima campionessa gallese, nata a Swansea trentotto anni fa, il ciclismo femminile non era quello che \u00e8 diventato oggi e per le donne si trattava di un professionismo lontano, per organizzazione e business, da quello attuale. Erano gli anni\u00a0 &#8220;turbolenti&#8221; dei dubbi e dei sospetti, di situazioni spesso in chiaroscuro: &#8221; Ho corso da professionista su strada dal 2002 al 2012 e mi sento una privilegiata- raccont\u00f2 nel gennaio del 2103 nella sua lettera d&#8217;addio all&#8217;attivit\u00e0 agonistica che divent\u00f2 anche un atto d&#8217;accusa contro un ciclismo che con gli scandali del doping e l&#8217;abuso di sostanze aveva imboccato una strada buia-\u00a0 Ho potuto viaggiare per il mondo facendo qualcosa che mi entusiasma davvero e mi d\u00e0 grande piacere. Il fatto di essere riuscita a soddisfare il desiderio interiore di una dodicenne di poter correre in bici e collezionare maglie da primato \u00e8 stata una gioia infinita. Il ciclismo era, e continua a essere, uno sport dominato dagli uomini e l&#8217;uguaglianza da molti punti di vista ha ancora molta strada da fare&#8230;&#8221;.\u00a0 Un addio che lasci\u00f2 un vuoto per una campionessa assoluta che smise di pedalare dopo aver vinto tutto o quasi: \u00a0tre ori ai Mondiali su strada junior (Plouay 2000 e Lisbona 2001),\u00a0 due medaglie nella mountain bike (argento in Sierra Nevada nel 2000 e Oro a Vail nel 2001, il Giro d&#8217;Italia nel 2004, il Tour de France femminile nel 2006 e gli ori ai Giochi olimpici di Pechino nel 2008 e ai Mondiali su strada di Varese nello stesso anno, unica donna a riuscirci nel mondo del ciclismo. E poi Fiandre,\u00a0 Freccia Vallone, Amstel Gold Race,\u00a0 gare di Coppa del mondo e si potrebbe quasi continuare all&#8217;infinito. Decise di scendere da una &#8220;giostra&#8221; che ormai era diventata solo\u00a0 &#8220;montagne russe&#8221;\u00a0 e, dopo una vita in sella, aveva capito che quello non era pi\u00f9 il suo tempo ma probabilmente non era pi\u00f9 neppure il suo mondo:\u00a0 &#8220;Spero di guardare avanti tra 10 anni e vedere una ciclismo femminile su strada vivace e sano- scriveva ancora nella sua lettera d&#8217;addio-\u00a0 E tutto ci\u00f2 succeder\u00e0 quando le atlete saranno trattate con lo stesso rispetto e la stessa considerazione dei loro colleghi maschi&#8230;&#8221;.\u00a0 Ecco perch\u00e8 stamattina al Museo del Ghisallo Nicole Cooke non ha portato solo due delle sue tante maglie vittoriose e una sua bici\u00a0 consegnandole nella mani della direttrice <strong>Carola Gentilini<\/strong> e del presidente della Fondazione\u00a0 <strong>Antonio Molteni,\u00a0 <\/strong>ma ha consegnato loro un pezzo della sua storia e di ci\u00f2 che ha significato e oggi significa per il ciclismo delle donne. La promessa \u00e8 di ritornare\u00a0 l&#8221;8 marzo per la Festa della donna\u00a0 per approfondire in un &#8220;talk&#8221;\u00a0 i temi chiave del ciclismo femminile e dello sport di genere. Un &#8220;Cooke day&#8221; che, con la\u00a0 Fondazione Museo del Ciclismo\u00a0 Madonna del <span class=\"markn684savuh\" data-markjs=\"true\" data-ogac=\"\" data-ogab=\"\" data-ogsc=\"\" data-ogsb=\"\">Ghisallo<\/span>, sar\u00e0 dedicato al ricordo della azzurra<strong> Sara Piffer<\/strong>, tragicamente scomparsa in un incidente assurdo mentre si stava allenando sulle sue strade in Trentino, per sensibilizzare il mondo sulla sicurezza stradale, tema\u00a0fondamentale per il mondo del ciclismo e non solo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C&#8217;\u00e8 chi le rivoluzioni riesce anche a farle in bici.\u00a0 Magari sprintando, magari vincendo medaglie, magari classiche,\u00a0 Giri,\u00a0 Tour&#8230;. Magari mettendo a nudo un mondo che , anni fa,\u00a0 aveva preso derive pericolose. 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