{"id":37603,"date":"2025-03-09T22:41:53","date_gmt":"2025-03-09T21:41:53","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=37603"},"modified":"2025-03-09T22:41:53","modified_gmt":"2025-03-09T21:41:53","slug":"nicole-cooke-una-rivoluzionaria-in-bici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/03\/09\/nicole-cooke-una-rivoluzionaria-in-bici\/","title":{"rendered":"Nicole Cooke, una rivoluzionaria in bici"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/03\/09\/nicole-cooke-una-rivoluzionaria-in-bici\/ruote\/\" rel=\"attachment wp-att-37604\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-37604\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/02\/ruote-205x300.jpg\" alt=\"\" width=\"205\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/02\/ruote-205x300.jpg 205w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/02\/ruote.jpg 545w\" sizes=\"(max-width: 205px) 100vw, 205px\" \/><\/a>C&#8217;\u00e8 chi le rivoluzioni riesce anche a farle in bici. Magari sprintando, magari vincendo medaglie, magari classiche, Giri, Tour&#8230; Magari mettendo a nudo un mondo che, anni fa, aveva preso derive pericolose. <strong>Nicole Cooke<\/strong> fa visita al Museo del Ghisallo, che ha riaperto il primo marzo, e porta in dono la maglia di campionessa del mondo su strada conquistata a Varese nel 2008, la bici usata nel Giro d\u2019Italia vinto nel 2004 e la maglia rosa che allora ne consacr\u00f2 il primato. Ma non sono solo maglie e biciclette. C\u2019\u00e8 tanta storia dietro, c\u2019\u00e8 un mondo da raccontare, di vittorie, di record, di talento ma soprattutto c\u2019\u00e8 un ciclismo che, allora, per le donne non era certo quello che ammiriamo oggi. Ai tempi di questa grandissima campionessa gallese, nata a Swansea trentotto anni fa, il ciclismo femminile non era quello che \u00e8 diventato oggi e per le donne si trattava di un professionismo lontano, per organizzazione e business, da quello attuale. Erano gli anni \u00abturbolenti\u00bb dei dubbi e dei sospetti, di situazioni spesso in chiaroscuro: \u00ab Ho corso da professionista su strada dal 2002 al 2012 e mi sento una privilegiata- raccont\u00f2 nel gennaio del 2103 nella sua lettera d\u2019addio all\u2019attivit\u00e0 agonistica che divent\u00f2 anche un atto d\u2019accusa contro un ciclismo che con gli scandali del doping e l\u2019abuso di sostanze aveva imboccato una strada buia- Ho potuto viaggiare per il mondo facendo qualcosa che mi entusiasma davvero e mi d\u00e0 grande piacere. Il fatto di essere riuscita a soddisfare il desiderio interiore di una dodicenne di poter correre in bici e collezionare maglie da primato \u00e8 stata una gioia infinita. Il ciclismo era, e continua a essere, uno sport dominato dagli uomini e l\u2019uguaglianza da molti punti di vista ha ancora molta strada da fare&#8230;\u00bb. Un addio che lasci\u00f2 un vuoto per una campionessa assoluta che smise di pedalare dopo aver vinto tutto o quasi: tre ori ai Mondiali su strada junior (Plouay 2000 e Lisbona 2001), due medaglie nella mountain bike (argento in Sierra Nevada nel 2000 e Oro a Vail nel 2001, il Giro d\u2019Italia nel 2004, il Tour de France femminile nel 2006 e gli ori ai Giochi olimpici di Pechino nel 2008 e ai Mondiali su strada di Varese nello stesso anno, unica donna a riuscirci nel mondo del ciclismo. E poi Fiandre, Freccia Vallone, Amstel Gold Race, gare di Coppa del mondo e si potrebbe quasi continuare all\u2019infinito. Decise di scendere da una \u00abgiostra\u00bb che ormai era diventata solo \u00abmontagne russe\u00bb e, dopo una vita in sella, aveva capito che quello non era pi\u00f9 il suo tempo ma probabilmente non era pi\u00f9 neppure il suo mondo: \u00abSpero di guardare avanti tra 10 anni e vedere una ciclismo femminile su strada vivace e sano- scriveva ancora nella sua lettera d\u2019addio- E tutto ci\u00f2 succeder\u00e0 quando le atlete saranno trattate con lo stesso rispetto e la stessa considerazione dei loro colleghi maschi\u00bb. Ecco perch\u00e8 pochi giorni fa al Museo del Ghisallo Nicole Cooke non ha portato solo due delle sue tante maglie vittoriose e una sua bici consegnandole nella mani della direttrice Carola Gentilini e del presidente della Fondazione Antonio Molteni, ma ha consegnato loro un pezzo della sua storia e di ci\u00f2 che ha significato e oggi significa per il ciclismo delle donne.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C&#8217;\u00e8 chi le rivoluzioni riesce anche a farle in bici. Magari sprintando, magari vincendo medaglie, magari classiche, Giri, Tour&#8230; Magari mettendo a nudo un mondo che, anni fa, aveva preso derive pericolose. Nicole Cooke fa visita al Museo del Ghisallo, che ha riaperto il primo marzo, e porta in dono la maglia di campionessa del mondo su strada conquistata a Varese nel 2008, la bici usata nel Giro d\u2019Italia vinto nel 2004 e la maglia rosa che allora ne consacr\u00f2 il primato. Ma non sono solo maglie e biciclette. 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