{"id":37770,"date":"2025-03-26T17:36:12","date_gmt":"2025-03-26T16:36:12","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=37770"},"modified":"2025-03-26T18:07:53","modified_gmt":"2025-03-26T17:07:53","slug":"le-pietre-contano-e-pogacar-dice-si-alla-roubaix","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/03\/26\/le-pietre-contano-e-pogacar-dice-si-alla-roubaix\/","title":{"rendered":"Le pietre contano e Pogacar dice s\u00ec alla Roubaix"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/03\/26\/le-pietre-contano-e-pogacar-dice-si-alla-roubaix\/roub2\/\" rel=\"attachment wp-att-37771\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-37771\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/03\/roub2-234x300.jpg\" alt=\"\" width=\"234\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/03\/roub2-234x300.jpg 234w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/03\/roub2.jpg 576w\" sizes=\"(max-width: 234px) 100vw, 234px\" \/><\/a>Le pietre contano. E forse \u00e8 proprio per questo che <strong>Tadej Pogacar, <\/strong>dopo tanto pensare, ha detto s\u00ec alla Roubaix. Le pietre contano e il campione sloveno non ha saputo resistere al fascino di una sfida che chi corre in bici non pu\u00f2 non correre. Una scelta di cuore che probabilmente in molti non avrebbero voluto facesse perch\u00e8 per un campione che pu\u00f2 vincere tutto, che pu\u00f2 rivincere il Tour, le classiche, che ha sponsor, ingaggi e tanti altri impegni da onorare, correre sulle pietre \u00e8 un rischio di troppo. Ma le pietre contano e allora Tadej alla fine ha dato retta alla sua passione, all&#8217;entusiasmo dei suoi 26 anni, alla voglia di pedalare in una gara che resta un pezzo di storia, al desiderio di riempire tutte le caselle delle grandi corse che ancora non ha vinto. E la Roubaix sembra quasi che lo stesse aspettando.<\/p>\n<p><strong>Cos\u00ec domenica 13 aprile ci sar\u00e0 da lustrarsi gli occhi<\/strong> perch\u00e8 della compagnia saranno tra gli altri, ovviamente Mathieu van der Poel, ovviamente i nostri Filippo Ganna e Jonathan Milan, ovviamente Wout van Aert ma anche\u00a0 corridori del calibro di Jasper Philpsen, Matej Mohoric, Mads Pedersen, Tim Merlier, Arnaud de Lie tutti perfettamente in grado di entrare nel al Velodrome per giocarsela. Le pietre contano anche per loro. Contano per tutti. Oltre 260 chilometri di masselli e di asfalto, da\u00a0 Compi\u00e8gne, a nord-nord-est di Parigi, al Velodromo di Roubaix. Una pietra dopo l\u2019altra, infide, bagnate, a schiena d\u2019asino cio\u00e8 pi\u00f9 alte e sconnesse nel mezzo per scivolare sui lati e sparire ai bordi dove spesso si pu\u00f2 pedalare ma non sempre, perch\u00e8 tra pubblico e transenne lo spazio non c\u2019\u00e8 e il rischio di agganciarsi a qualcosa o qualcuno \u00e8 troppo alto.<\/p>\n<p><strong>Una pietra dopo l\u2019altra, pi\u00f9 lontane che vicine,\u00a0<\/strong> a volte con l\u2019erba in mezzo che rende tutto ancora pi\u00f9 complicato tant\u2019\u00e8 che, <em>Les Amis de Paris-Roubaix,<\/em>\u00a0l\u2019associazione di volontari che si occupa della manutenzione dei 29 settori di pav\u00e9,\u00a0 nei mesi scorsi ha\u00a0 \u201cassunto\u201d un\u00a0 gregge di caprette che l\u2019erba l\u2019ha praticamente spazzata via meglio di una falciatrice. Ma la distanza tra un cubetto e l\u2019altro resta tant\u2019\u00e8 che se sbagli a mettere una ruota e ci finisci in mezzo non ne esci pi\u00f9, la bici si imbizzarrisce, va dove vuole e non serve pi\u00f9 neanche provare ad aggrapparsi alle leve dei freni, perch\u00e8 le mani tremano, le braccia pure e ogni gesto, anche il pi\u00f9 semplice come fermarsi, diventa inutile. Sembra banale ma, mentre cerchi di capire dove mettere le ruote, continui a chiederti e a ripeterti come si possa finire una gara cos\u00ec, come si possa resistere, provarci, anche solo pensarci.<\/p>\n<p><strong>Parigi-Roubaix:\u00a0 chi l\u2019ha fatta spiega che per restare in equilibrio,<\/strong> per non impazzire, per non cadere bisogna avere il coraggio di andar forte, bisogna tirare sui pedali anzich\u00e8 spingere perch\u00e8 cos\u00ec la bici tende a sollevarsi come fosse un aliscafo e bisogna aver la fortuna di non bucare. \u201d Se non cadi e non fori sei adatto per il pav\u00e8\u2026\u201d diceva qualche anno fa ai suoi ragazzi il mitico Ds<strong>\u00a0Giancarlo Ferretti.<\/strong> Un \u201csergente di ferro\u201d che non aveva mezze misure perch\u00e8 sulla via della Roubaix le mezze misure non esistono. O dentro o fuori, o davanti nei primi cinquanta all\u2019imbocco dell\u2019Arenberg o addio sogni di gloria. Comunque vada da Compi\u00e8gne al Velodrome \u00e8 un sfida ad eliminazione. Restano in pochi. Resta chi ha un fisico \u201cbestiale\u201d, meglio se potente, meglio se prestante, meglio se un po\u2019 pesante e la storia di chi ha vinto da queste parti insegna. Ma quest&#8217;anno c&#8217;\u00e8 anche Tadej Pogacar e la storia, un&#8217;altra storia, prover\u00e0 a scriverla lui&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Le pietre contano. E forse \u00e8 proprio per questo che Tadej Pogacar, dopo tanto pensare, ha detto s\u00ec alla Roubaix. Le pietre contano e il campione sloveno non ha saputo resistere al fascino di una sfida che chi corre in bici non pu\u00f2 non correre. Una scelta di cuore che probabilmente in molti non avrebbero voluto facesse perch\u00e8 per un campione che pu\u00f2 vincere tutto, che pu\u00f2 rivincere il Tour, le classiche, che ha sponsor, ingaggi e tanti altri impegni da onorare, correre sulle pietre \u00e8 un rischio di troppo. 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