{"id":38015,"date":"2025-05-10T15:33:24","date_gmt":"2025-05-10T13:33:24","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=38015"},"modified":"2025-05-10T15:33:24","modified_gmt":"2025-05-10T13:33:24","slug":"ernesto-colnago-lingegnere-del-ciclismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/05\/10\/ernesto-colnago-lingegnere-del-ciclismo\/","title":{"rendered":"Ernesto Colnago, l&#8217;ingegnere del ciclismo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/05\/10\/ernesto-colnago-lingegnere-del-ciclismo\/ernesto-2\/\" rel=\"attachment wp-att-38020\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-38020\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/05\/ernesto-209x300.jpg\" alt=\"\" width=\"209\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/05\/ernesto-209x300.jpg 209w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/05\/ernesto.jpg 560w\" sizes=\"(max-width: 209px) 100vw, 209px\" \/><\/a>C\u2019\u00e8 chi nasce per fare il pittore, chi per fare lo scrittore, chi l\u2019artista. Chi per fare biciclette e poi un giorno diventa ingegnere&#8230; Ernesto Colnago, 93 anni a febbraio, ha ricevuto ieri dalle mani della magnifica rettrice del Politecnico di Milano Donatella Sciuto la laurea ad honorem in ingegneria meccanica. Giusto cos\u00ec. Giusto traguardo per un \u00abgenio\u00bb che nella sua vita ha sempre giocato d\u2019anticipo e che, con le sue intuizioni ha rivoluzionato il ciclismo. \u00abFin dal 1954 quando apr\u00ec la sua prima bottega- ha spiegato nelle motivazioni della proclamazione il preside della Scuola di ingegneria Lorenzo Dozio- si \u00e8 impegnato nella progettazione, nella costruzione e nel collaudo di biciclette da corsa e da strada apportando a questo settore un incommensurabile contributo\u00bb.<\/p>\n<p><strong>E basta ascoltarlo qualche minuto per rendersi conto che \u00e8 avanti,<\/strong> che \u00e8 uno veloce, uno di quelli che le curve le ha sempre viste prima. Con la sua impresa e con le sue biciclette, che ancora oggi portano il suo nome anche se da qualche anno ha passato la mano ad un fondo di investimento arabo, rappresenta l\u2019ultima generazione di quegli imprenditori fatti da s\u00e8, geniali, assennati, tutti casa e bottega che hanno permesso all\u2019Italia di ricominciare a credere nel futuro dopo le macerie della guerra. Ci voleva gente cos\u00ec per ripartire, per raccontare al mondo di cosa fosse capace l\u2019imprenditoria italiana, di che sacrifici servivano, di quali intuizioni, di quanta passione fosse necessaria per far diventare un lavoro, nel caso di Colnago una bicicletta, un\u2019opera d\u2019arte.<\/p>\n<p><strong>Un percorso straordinario che ha affiancato al talento l\u2019applicazione<\/strong>, la curiosit\u00e0 e il metodo. \u00abQuando oggi pensiamo a uno startupper- ha spiegato nella <em>laudatio<\/em> il direttore del Dipartimento di Meccanica Marco Belloli- immaginiamo un giovane in un garage della Silicon Valley o nei nostri laboratori del PoliHub. In Italia nel Dopoguerra questi luoghi erano le botteghe e i pionieri erano gli artigiani come Colnago che con il loro lavoro hanno fatto rinascere il sistema industriale italiano\u00bb.<\/p>\n<p><strong>C\u2019erano una volta gli uomini cos\u00ec dal cervello fino e le mani d\u2019oro<\/strong> che trasformavano in solide realt\u00e0 anche i sogni pi\u00f9 visionari. \u00abIngegneri\u00bb sul campo capaci di progettare, analizzare, realizzare sistemi meccanici traducendo le idee in soluzioni concrete, capaci di creare macchine che funzionano e che resistono. Colnago ha fatto tutto ci\u00f2 partendo da zero, da una famiglia umile con Antonio ed Elvira, i suoi genitori, che volevano che continuasse a fare il contadino perch\u00e9 la terra c\u2019era, rendeva e un paio di braccia in pi\u00f9 facevano comodo. Ma lui sapeva che sarebbe finita come \u00e8 finita. La sua storia se l\u2019\u00e8 scritta tutta da solo dal quel bugigattolo \u00ab5\u00d75\u00bb a Cambiago dove metteva i raggi alle ruote. [TESTO]\u00abMontavo quelli delle bici alla Gloria- racconta l\u2019ingegner Ernesto- Sono tornato una sera a casa col primo stipendio, qualche spicciolo, delle caramelle al miele e un barattolo di marmellata e diedi tutto a mio padre che chiam\u00f2 mia mamma e disse: bene, cambiamo la Moka&#8230;\u00bb. Poi l\u2019incontro con Fiorenzo Magni, il primo impiego da meccanico al Giro d\u2019Italia e la bottega che pian piano diventa il laboratorio del suo talento. L\u00ec, tra le tante intuizioni, nascono nel 1972 la bici superleggera da 5,750 kg, che segna un\u2019epoca con il record dell\u2019ora di Eddy Merckx in Messico; la prima bici in carbonio costruita dopo l\u2019incontro il \u00abDrake\u00bb Enzo Ferrari e che rivoluziona produzione e mercati; la prima forcella dritta per le bici da corsa e negli anni Duemila le prime bici montate con i freni idraulici a disco. Dieci anni fa dalle officine di Cambiago esce poi il primo telaio monoscocca in carbonio, il pi\u00f9 leggero mai prodotto ed \u00e8 quello che negli anni successivi permette a Tadej Poga\u010dar di conquistare il Tour de France.<\/p>\n<p><strong>Tutto ci\u00f2 con la quinta elementare che una volta contava,<\/strong> eccome se contava. Tutto ci\u00f2 con l\u2019\u00abossessione\u00bb di migliorarsi, di sperimentare, di mettere in pratica quell\u2019 \u00abingegneria buona\u00bb che ha sempre avuto tra dita delle sue mani. Un&#8217;avventura che in tutti questi anni conta pi\u00f9 di ottomila vittorie e che ha incrociato campioni come Magni, Nencini, Merckx, Motta, Saronni, Bugno, Freire, Ballerini Museeuw, Rominger, Tonkov, Zabel e Petacchi. Tre mondiali nel ciclocross con Wout Van Aert ed ora Pogacar, \u00abel fioeu\u00bb come lo chiama lui con affetto. Una vita che sembra una favola e forse lo e che lo ha portato ad incontrare grandi imprenditori, grandi manager, statisti, presidenti, anche un pontefice[\/TESTO], Karol Woityla a cui don\u00f2 una bici da corsa che poi riacquist\u00f2 in una asta dopo la sua scomparsa, e una bici da passeggio che il papa usava a Castel Gandolfo.<\/p>\n<p><strong>Colnago e la Colnago, da Cambiago nel mondo,<\/strong> in quel pezzo di fabbrica dove prima si costruivano bici e che ora ospita il Museo \u00abLa Collezione\u00bb che racconta la meraviglia della sua opera. Storia, futuro e una laurea dedicata a chi ha lavorato al suo fianco, ai suoi campioni ma soprattutto alla sua famiglia. Un punto fermo. \u00abMa soprattutto a mia moglie Vincenzina con cui ho passato pi\u00f9 di settant\u2019anni&#8230;\u00bb dice l\u2019ingegner con la voce rotta dalla commozione. Anni fa aveva costruito per lei una bici bianca con le farfalle sul telaio segno di leggerezza e libert\u00e0. Vincenzina oggi non c\u2019era, non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Ma sarebbe stata orgogliosa del suo ingegnere&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C\u2019\u00e8 chi nasce per fare il pittore, chi per fare lo scrittore, chi l\u2019artista. Chi per fare biciclette e poi un giorno diventa ingegnere&#8230; Ernesto Colnago, 93 anni a febbraio, ha ricevuto ieri dalle mani della magnifica rettrice del Politecnico di Milano Donatella Sciuto la laurea ad honorem in ingegneria meccanica. Giusto cos\u00ec. 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