{"id":38146,"date":"2025-06-01T19:21:24","date_gmt":"2025-06-01T17:21:24","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=38146"},"modified":"2025-06-01T20:25:51","modified_gmt":"2025-06-01T18:25:51","slug":"la-lezione-di-papa-leone-xiv-per-vincere-il-giro-bisogna-fidarsi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/06\/01\/la-lezione-di-papa-leone-xiv-per-vincere-il-giro-bisogna-fidarsi\/","title":{"rendered":"La lezione di Papa Leone XIV: per vincere il Giro bisogna fidarsi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/06\/01\/la-lezione-di-papa-leone-xiv-per-vincere-il-giro-bisogna-fidarsi\/494643000_1162122709276718_8301090527819471496_n\/\" rel=\"attachment wp-att-38151\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-38151\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/06\/494643000_1162122709276718_8301090527819471496_n-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/06\/494643000_1162122709276718_8301090527819471496_n-300x200.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/06\/494643000_1162122709276718_8301090527819471496_n-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/06\/494643000_1162122709276718_8301090527819471496_n-768x512.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/06\/494643000_1162122709276718_8301090527819471496_n-1536x1023.jpg 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/06\/494643000_1162122709276718_8301090527819471496_n.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Nella vita bisogna avere qualcuno di cui fidarsi. E, di questi tempi, \u00e8 il miglior messaggio possibile. Oggi finisce il Giro con l&#8217;emozione della benedizione in Vaticano di <strong>Papa Leone XIV<\/strong> che ha ricevuto il gruppo spiegando quanto lo sport faccia bene al fisico e allo spirito e quanto gli atleti siano d&#8217;esempio. Bisogna fidarsi di ci\u00f2 che dice il Papa: lo sport \u00e8 davvero una via sicura per crescere bene, per trasmettere qualche valore in pi\u00f9, Ci\u00f2 detto il Giro finisce con <strong>Simon Yates <\/strong>in rosa che \u00e8 una bella storia di riscatto, di rivincita, che vince perch\u00e8 \u00e8 andato forte ma anche perch\u00e8 ieri sul Colle delle Finestre ha trovato un campione come <strong>Wout van Aert<\/strong> che gli ha dato una mano una bella mano. Yates si \u00e8 messo in mani sicure, gli ha preso la ruota e si \u00e8 fidato e infatti al Sestriere ci \u00e8 arrivato in un amen vincendo quel Giro che da sette anni lo tormentava.<\/p>\n<p><strong>E allora tornano le parole del papa, sulla lezione dello sport.<\/strong> Che \u00e8 anche questa: bisogna fidarsi sempre, anche quando gira male,\u00a0 quando sembra che sia finita, quando sei dietro, quando arranchi, quando cadi.\u00a0 Anche per vincere il Giro d\u2019Italia bisogna fidarsi e Simon Yates ha capito subito che della sua squadra si poteva fidare. Ha vinto con le sue gambe, certo ma anche perch\u00e8 sapeva che \u00a0tutti in squadra e sulle ammiraglie,\u00a0 in cucina , sul bus e nei magazzini\u00a0 pedalavano dalla sua parte. Vuoi mettere? Lo ha vinto cos\u00ec il Giro 108, uno dei pi\u00f9 combattuti, quello delle rivalit\u00e0 prima tra Jau Ayuso e Isaac del Toro e poi quella tra del Toro e Richard Carapaz che ha infiammato le Finestre ma anche un bel pezzetto di America latina.<\/p>\n<p><strong>Un Giro senza campioni? Non proprio.<\/strong> Certo non c&#8217;erano Tadej Pogacar, non c&#8217;era Jonas Vingegaard e non c&#8217;era Remco Evenepoel e non \u00e8 poco. Ma gli altri? Gli altri c&#8217;erano. C&#8217;era e si \u00e8 visto un monumentale <strong>Mads Pedersen<\/strong> che ha chiuso con una maglia ciclamino e una serie di vittorie che in parte lo ripagano della delusione di Roubaix dove aveva tutte le carte per giocarsela e non ha potuto. C&#8217;era<strong> Richard Carapaz<\/strong> che va sempre messo in conto, che ha sfiorato un bis che forse aveva nelle gambe ma non nella testa. C&#8217;era <strong>Primoz Roglic<\/strong> che non ha avuto fortuna, che forse non avrebbe vinto, che per\u00f2 resta un campione che va al di la delle critiche. E c&#8217;erano i nostri: <strong>Giulio Ciccone, Giulio Pellizzari e Antonio Tiberi<\/strong> ma non \u00e8 andata come si sperava. C&#8217;era anche <strong>Damiano Caruso,<\/strong> inossidabile nonostante l&#8217;eta. C&#8217;erano <strong>Isaac del Toro e Jan Ayuso<\/strong>, due giovani galletti nello stesso pollaio ma con tanta stoffa da campioni. C&#8217;erano, ci sono e ci saranno nei prossimi anni.<\/p>\n<p><strong>E poi c&#8217;era Wout van Aert. Meno male che c&#8217;era<\/strong> Wout van Aert. Quando in gara c&#8217;\u00e8 il fiammingo le corse sono sempre un&#8217;altra cosa. Qualsiasi cosa accada lascia un segno: che vinca, che perda, che si metta a tirare per coprire un buco, che vada in fuga sulla salita delle Finestre per poi dare una mano a Yates a\u00a0 vincere il Giro, che faccia l&#8217;ultimo vagone del treno Visma nelle volate per lanciare Olav Koij. Cosi \u00e8 stato oggi a Roma. Si sono fidati di lui un po&#8217; tutti. Koij ha vinto un paio di tappe, Yates il Giro dei suoi sogni. La differenza forse \u00e8 tutta qui.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Nella vita bisogna avere qualcuno di cui fidarsi. E, di questi tempi, \u00e8 il miglior messaggio possibile. Oggi finisce il Giro con l&#8217;emozione della benedizione in Vaticano di Papa Leone XIV che ha ricevuto il gruppo spiegando quanto lo sport faccia bene al fisico e allo spirito e quanto gli atleti siano d&#8217;esempio. 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