{"id":38414,"date":"2025-07-29T15:19:34","date_gmt":"2025-07-29T13:19:34","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=38414"},"modified":"2025-07-29T23:30:37","modified_gmt":"2025-07-29T21:30:37","slug":"passo-dello-stelvio-due-secoli-di-storia-mito-e-fatica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/07\/29\/passo-dello-stelvio-due-secoli-di-storia-mito-e-fatica\/","title":{"rendered":"Passo dello Stelvio: due secoli di storia, mito e fatica"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/07\/29\/passo-dello-stelvio-due-secoli-di-storia-mito-e-fatica\/stelvio-2\/\" rel=\"attachment wp-att-38415\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-38415\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/07\/stelvio-213x300.jpg\" alt=\"\" width=\"213\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/07\/stelvio-213x300.jpg 213w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/07\/stelvio.jpg 572w\" sizes=\"(max-width: 213px) 100vw, 213px\" \/><\/a>Le strade uniscono popoli e territori. Il Passo dello Stelvio di pi\u00f9. Sono due secoli tondi tondi che lo Stelvio mette insieme mondi diversi non solo la Lombardia, il Trentino e la Svizzera; non sono la Valtellina, la Val Venosta e la Val Mustair. Va oltre i confini. Sfiora il cielo lo accarezza, trascende curve, asfalto e tornanti per raccontare un storia infinita fatta di sogni, di duro lavoro, di imprese, di mani e badili, di volti, di campioni,\u00a0 di grandi vittorie, grandi sconfitte, di sport, di politica, di immagini che il tempo ha lasciato in eredit\u00e0 e che raccontano due secoli di vita scritta e riscritta su un passo che comunque sia va conquistato tornante dopo tornante.<\/p>\n<p><strong>Lo Stelvio \u00e8 per chiunque una sfida.<\/strong> A cominciare da Carlo Donegani, l\u2019ingegnere bresciano, incaricato da Francesco I d\u2019Asburgo di costruirlo quando, dopo il Congresso di Vienna nel 1815, si costitu\u00ec il Regno Lombardo-Veneto, parte integrante dell\u2019Impero austriaco, e nacque l\u2019idea di una via che collegasse Milano con Vienna attraversando le Alpi Retiche senza passare dalla Svizzera. Il progetto era gi\u00e0 accennato in una bozza di epoca napoleonica ma Donegani ci mise del suo.<\/p>\n<p><strong> I lavori di costruzione iniziarono il 26 giugno 1820<\/strong>, partendo dal centro di Bormio e proseguendo verso i Bagni Vecchi. Una salita che sembrava non dover mai finire ma che il progetto volle mantenere sempre intorno al 10 per cento di pendenza, mai troppo di pi\u00f9 ma neppure troppo di meno. E quello \u00e8 forse uno dei segreti che hanno fatto diventare lo Stelvio un\u2019icona, la possibilit\u00e0 di salire, di scendere, di scalare con il giusto tributo di fatica. Trentaquattro tornanti dal versante Valtellinese che, in epoche pi\u00f9 recenti diventarono poi 40, e 48 da quello altoatesino.<\/p>\n<p><strong>Fu un lavoro \u00abciclopico\u00bb<\/strong> considerando mezzi e tecnologie del tempo. Un lavoro che vide impegnati oltre 2.500 operai di giorno e in pratica anche di notte visto che per sei anni, giorno pi\u00f9 giorno meno, vissero l\u00ec, su quella montagna e su quelle strade accampati in tende e costruzioni di lavoro. Costruirono tutto ci\u00f2 che chiese loro l\u2019ingegner Donegani, tutto ci\u00f2 che serviva e molto di quanto \u00e8 rimasto. Curve, tornanti, muri di sostegno, gallerie, paravalanghe, infrastrutture di sicurezza, baracche per il ristoro dei viaggiatori, rifugi, una caserma, un oratorio e cinque case cantoniere dove potevano vivere e sopravvivere in inverno gli addetti alla manutenzione della strada che avevano l\u2019arduo compito di liberarla con le pale dalla neve.<\/p>\n<p><strong>Il 6 luglio 1825, con solenne cerimonia, l\u2019imperatore austriaco Francesco I d\u2019Asburgo inaugur\u00f2 la strada pi\u00f9 alta d\u2019Europa<\/strong> conferendo all\u2019ingegner Donegani il titolo onorifico di Conte, per l\u2019ardire e la potenza del suo visionario progetto. La fine dei conflitti e la storia consegnarono all\u2019Italia entrambi i versanti dello Stelvio al tempo via di comunicazione per cavalli e carrozze e che, in epoca moderna, alla fine del gli Anni Trenta, divent\u00f2 la strada Statale numero 38. Tale \u00e8 rimasta. Tale \u00e8 stata conservata con qualche piccolo aggiustamento, con l\u2019allargamento al doppio senso di marcia, con l\u2019asfalto e con la sua storia che di giorno i giorno ha consolidato i legami con le genti, con il territorio con i mezzi che passano, che transitano lasciandosi alle spalle ogni volta pezzetti di storia.<\/p>\n<p><strong> Soprattutto le bici. Soprattutto il ciclismo<\/strong> che su questi tornanti non ha solo scritto storie e la storia, ma ha messo radici, ha consolidato la sua origine. Lo Stelvio sta al Grande ciclismo come Wimbledon al tennis, come Wembley al calcio e forse di pi\u00f9. Faticoso e silenzioso perch\u00e9 le chiacchiere dopo primi chilometri stanno a zero. Una arrampicata mistica per chi va a pedali perch\u00e9 \u00e8 solo il respiro a rompere la sacralit\u00e0 di una salita che \u00e8 una spremuta di ciclismo e di storia. Quasi sempre \u00abCima Coppi\u00bb, la pi\u00f9 alta in un giro d\u2019Italia. Sempre uno spettacolo.<\/p>\n<p><strong>Su questi tornanti sono saliti tutti.<\/strong> \u00abCannibali&#8221;, &#8220;Pirati\u00bb, \u00abPistoleri\u00bb, \u00abSceriffi\u00bb, \u00abYankee\u00bb, \u00abCowboy\u00bb, \u00abTassi\u00bb \u00abRagazzini col ciuffo\u00bb. Pedalate di gloria che racchiudono il mito di un sport che da Fausto a Gino a Felice \u00e8 un\u2019epopea da portare sui banchi delle scuole per raccontare il Paese che siamo stati e che, con un po\u2019 di nostalgia, vorremmo tornare ad essere. Come il ciclismo, sport popolare, lo Stelvio mette insieme tutti i mondi possibili, magari lontanissimi che per\u00f2 tra tornanti, pedivelle e pignoni girano intorno allo stesso pianeta.<\/p>\n<p><strong> Su questo passo si ritrova il senso dell\u2019alta montagna<\/strong> con i suoi riti lenti, con i suoi silenzi che sono valori e tradizioni che fanno a pugni con lo smanettare festivo dei centauri. Lo Stelvio dei sogni \u00e8 \u00absilente\u00bb, potente e assoluto omaggio e tempio dell\u2019immaginario ciclante. C\u2019era una volta lo Stelvio e ci sar\u00e0 per sempre. Sono duecento anni che c\u2019\u00e8. Un romanzo infinito che emoziona, anche quando si rileggono pagine gi\u00e0 lette.\u00a0Nel 1953 Fausto Coppi vinse il suo quinto Giro d\u2019Italia battendo lo svizzero Hugo Koblet che aveva la maglia Rosa in tasca. Era la prima volta che si saliva fin lass\u00f9: \u00abLo Stelvio \u00e8 una cosa mai vista. \u00c8 un mostro&#8230;\u00bb, confess\u00f2. Ma non ebbe paura, se lo fece amico e scrisse la storia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Le strade uniscono popoli e territori. Il Passo dello Stelvio di pi\u00f9. Sono due secoli tondi tondi che lo Stelvio mette insieme mondi diversi non solo la Lombardia, il Trentino e la Svizzera; non sono la Valtellina, la Val Venosta e la Val Mustair. Va oltre i confini. 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