{"id":38418,"date":"2025-07-27T20:06:10","date_gmt":"2025-07-27T18:06:10","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=38418"},"modified":"2025-07-27T20:06:43","modified_gmt":"2025-07-27T18:06:43","slug":"nel-tour-di-pogacar-un-gigantesco-van-aert","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/07\/27\/nel-tour-di-pogacar-un-gigantesco-van-aert\/","title":{"rendered":"Nel Tour di Pogacar un gigantesco Van Aert"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/07\/27\/nel-tour-di-pogacar-un-gigantesco-van-aert\/vanpo\/\" rel=\"attachment wp-att-38420\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-38420\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/07\/vanpo-300x201.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"201\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/07\/vanpo-300x201.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/07\/vanpo-1024x686.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/07\/vanpo-768x514.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/07\/vanpo.jpg 1148w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Difficile in un finale cos\u00ec raccontare il quarto Tour vinto da <strong>Tadej Pogacar<\/strong> o la vittoria fantastica di un campione allo stato puro come<strong> Wout Van Aert<\/strong>. Parigi non \u00e8 Nizza, non \u00e8 passerella, non \u00e8 una tappa per velocisti perch\u00e8 Parigi &#8220;regala&#8221; ai ciclisti l&#8217;ultima fatica,\u00a0 lo strappo terribile di Montmartre da fare e rifare per tre volte, una &#8220;cote&#8221; eredit\u00e0 dei Giochi Olimpici che arriva proprio in cima alla Ville Lumiere passando sotto quel gioiello di fino &#8216;800 che \u00e8 la Basilica del Sacro Cuore.<\/p>\n<p><strong>L&#8217;ultima tappa del Tour de France \u00e8 una cartolina da Parigi<\/strong> che fa venire la pelle d&#8217;oca, che fa vedere al mondo che magia \u00e8 il ciclismo, una gigantografia di bellezza con il gruppo che passa attraverso il Museo del Louvre e lascia senza fiato. Che passa sui Campi Elisi, sopra la Senna, che gira intorno all&#8217;Arco di Trionfo che accarezza la Torre Eiffel con la &#8220;firma&#8221; della pattuglia della pattuglia area transalpina, <em>l&#8217;Arm\u00e9e de l&#8217;Air et de l&#8217;Espace<\/em> come dicono con la solita enfasi i cugini&#8230;<\/p>\n<p><strong>L&#8217;ultima tappa la vince un gigantesco Wout Van Aert<\/strong>, essenza di un ciclismo d&#8217;autore che rende magico e romantico ogni successo e, a suo modo anche, ogni sconfitta. Ma oggi sul muro magico dove sono assiepati decina di migliaia di tifosi e che\u00a0 le olimpiadi hanno consacrato al ciclismo che conta il fiammingo torna ad essere il campione che \u00e8 che qualcuno ha messo in discussione. Sull&#8217;ultimo strappa piega un Pogacar forse affaticato da tre settimane di corsa in testa e i suoi compagni di avventura e va a regolare i conti con il destino forse on un delle sue pi\u00f9 belle vittorie di sempre. Van Aert c&#8217;\u00e8 a Parigi e c&#8217;\u00e8 ancora per il ciclismo tutto che ovviamente tira un sospiro di sollievo perch\u00e8 un fuoriclasse del genere fa bene a tutti.<\/p>\n<p><strong>Il resto \u00e8 tutto colorato di giallo. Un giallo coraggioso e tenace<\/strong> perch\u00e8 con un Tour in tasca e con una pioggia battente che rende infido il pav\u00e8 poteva forse correre di conserva. Ma il bello del fuoriclasse sloveno \u00e8 proprio questo: correr senza risparmio, correre per vincere, correre davanti per dare spettacolo. &#8220;Firma&#8221; un poker fantastico che non conferma la sua grandezza di cui tutto o quasi si \u00e8 gi\u00e0 detto, perch\u00e8 cosa vuoi aggiungere al racconto di un gigante di 26 anni che ha gi\u00e0 vinto anche un Giro d&#8217;Italia, due Giri delle Fiandre, tre Bastogne Liegi, quattro Giri di Lombardia e un mondiale? Sinceramente poco.<\/p>\n<p><strong>Pogacar \u00e8 Pogacar, unico e uno solo.<\/strong> Difficile dire se sia pi\u00f9 talentuoso, pi\u00f9 forte, pi\u00f9 campione di altri perch\u00e8 in questi\u00a0 anni di dominio ha dato una impronta talmente sua alle corse, alle vittorie, alle sconfitte (rare) e al suo essere testimonial di un ciclismo nuovo nell\u2019atteggiamento tattico e non solo tattico che non pu\u00f2 essere paragonato a nessuno. Pogacar attacca anche quando non dovrebbe, scatta anche quando potrebbe risparmiarsi, vince e stravince ma pi\u00f9\u00a0 che un cannibale pare un \u201crivoluzionario\u201d che stravolge i luoghi comuni del ciclismo di sempre. Non \u00e8\u00a0<strong>Eddy Merckx, Bernard Hinalt, Fausto Coppi, Jacques Anquetil, Miguel Indurain,<\/strong><strong>\u00a0Stephen Roche<\/strong>\u00a0o\u00a0<strong>Marco Pantani<\/strong> perch\u00e8\u00a0 \u00e8 un campione assoluto figlio dei suoi giorni. E il pi\u00f9 grande in questo momento e non solo per un fatto tecnico, perch\u00e8 pedala diversamente in salita, perch\u00e8 \u00e8 pi\u00f9 forte a cronometro perch\u00e8 domina anche le classiche. La differenza \u00e8 nello sguardo. Lo sguardo sereno\u00a0 di uno che sta scrivendo un pezzo di storia del ciclismo con la leggerezza di chi non se la \u201ctira\u201d e sembra neppure prendersi sul serio. Ecco la differenza tra Pogacar e tutti gli altri forse \u00e8 proprio questa: n\u00e8 Cannibale, n\u00e8 Pirata, n\u00e8\u00a0 Tasso. Basta guardarlo negli occhi\u2026.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Difficile in un finale cos\u00ec raccontare il quarto Tour vinto da Tadej Pogacar o la vittoria fantastica di un campione allo stato puro come Wout Van Aert. 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