{"id":38484,"date":"2025-08-13T17:58:04","date_gmt":"2025-08-13T15:58:04","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=38484"},"modified":"2025-08-13T17:58:04","modified_gmt":"2025-08-13T15:58:04","slug":"milano-la-citta-smart-che-ha-scordato-le-periferie-e-lo-sport","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/08\/13\/milano-la-citta-smart-che-ha-scordato-le-periferie-e-lo-sport\/","title":{"rendered":"Milano la citt\u00e0 &#8220;smart&#8221; che ha scordato le periferie ( e lo sport)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/08\/13\/milano-la-citta-smart-che-ha-scordato-le-periferie-e-lo-sport\/noma\/\" rel=\"attachment wp-att-38485\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-38485\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/08\/noma-211x300.jpg\" alt=\"\" width=\"211\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/08\/noma-211x300.jpg 211w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/08\/noma.jpg 556w\" sizes=\"(max-width: 211px) 100vw, 211px\" \/><\/a>Capita di inciampare se si cammina guardando all\u2019ins\u00f9. Va cos\u00ec anche a Milano che negli ultimi lustri si \u00e8 preoccupata pi\u00f9 delle sue torri, dei suoi grattacieli, dei suoi uffici high tech, degli spazi commerciali sempre pi\u00f9 ingombranti e fagocitanti, delle residenze di ultra lusso firmate dagli archistar, del suo skyline sempre pi\u00f9 moderno e ambizioso che di ci\u00f2 che stava al piano terra.<\/p>\n<p><strong>Che si \u00e8 preoccupata di diventare \u00absmart\u00bb<\/strong>, pi\u00f9 moderna e pi\u00f9 europea, di attirare non solo affari ma lavori nuovi, nuove manager digitali, nuova finanza. Una citt\u00e0 che \u00e8 diventata un\u2019altra citt\u00e0, sicuramente bella, ambita, \u00abattrattiva\u00bb come usa dire oggi. Una citt\u00e0 ormai di fatto tra le grandi del mondo e che in Europa, dopo la Brexit, se la gioca con Londra e Parigi. Ma non c\u2019\u00e8 solo la Milano del \u00abmodello Milano\u00bb.<\/p>\n<p><strong> C\u2019\u00e8 anche una citt\u00e0 che non cammina con il naso all\u2019ins\u00f9<\/strong> ma deve stare ben attenta a guardare dove mette i piedi per non cadere e farsi male. Che chiede case a buon prezzo, che ha bisogno di affitti alla portata di stipendi normali, che vive e sopravvive in quartieri che sono ormai diventati di frullati di razze e di mondi a se stanti, non comunicanti e spesso ostili, che non mette i cima alle sue priorit\u00e0 le battaglie ( sacrosante) per i diritti civili, per le piste ciclabili o per le piazze tattiche.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 una citt\u00e0 che non pu\u00f2 permettersi di andare in ferie e allora rimane<\/strong>. Rimane in questi giorni di caldo africano con solo tre piscine aperte, \u00aboasi nel deserto\u00bb come le definisce il giornale della Diocesi di Milano che punta il dito verso le privatizzazioni che mettono a rischio un servizio sociale. Ed \u00e8 il termometro di un\u2019amministrazione \u00abdistratta\u00bb che tutti in questi anni si \u00e8 preoccupata pi\u00f9 del destino del Meazza che della disastrosa situazione dei suoi impianti sportivi e che, a sei mesi dai Giochi olimpici, si presenta con un Palaghiaccio abbandonato (L\u2019Agor\u00e0), senza una vasca olimpionica e con cinque piste di atletica (non omologate) contro le 42 di Londra e le 75 di Berlino, tanto per fare due esempi.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 una citt\u00e0 dove ormai molte periferie sono zone franche,<\/strong> dove ci sono bambini, come i quattro che nei giorni scorsi al volante di un\u2019auto rubata hanno ucciso una donna di 72 anni, che sono \u00abinvisibili\u00bb, che nessuno sa dove vivano, che non sanno cosa sia una scuola, sconosciuti ai servizi sociali. C\u2019\u00e8 una citt\u00e0 che a forza di guardare in alto e di compiacersi per le sue terrazze, i suoi attici e i boschi verticali, si \u00e8 completamente dimenticata (o ha fatto finta di dimenticarsi) che laggi\u00f9 in basso, alle fondamenta, c\u2019\u00e8 un modo che arranca, che vive di preoccupazioni perch\u00e9 questa Milano non se la pu\u00f2 pi\u00f9 permettere.<\/p>\n<p><strong>Che vive di ansie perch\u00e9 lontano dal centro o dai quartieri pi\u00f9 nobili il \u00abmodello Milano\u00bb forse ha bisogno di un tagliando.<\/strong> Non siamo ancora alle <em>banlieu<\/em> parigine ma \u00e8 solo una questione di tempo. La \u00abcitt\u00e0 diffusa ad un quarto d\u2019ora\u00bb \u00e8 rimasta sui d\u00e9pliant, non \u00e8 per tutti e basta leggere le cronache. Da via Selvanesco a Chiesa Rossa, dal Corvetto, che dopo la morte di Ramy \u00e8 una \u00abpolveriera\u00bb, a Selinunte, a Quarto Oggiaro esiste una Milano dove non si vive bene. Dove c\u2019\u00e8 timore, c\u2019\u00e8 malessere, c\u2019\u00e8 quell\u2019ansia che un po\u2019 prende se capita ad esempio, ad ora tarda, di salire su un tram, una filovia, sulla metro. E questa \u00e8 una citt\u00e0 che, per evitare guai, tiene lo sguardo basso. Altro che guardare all\u2019ins\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Capita di inciampare se si cammina guardando all\u2019ins\u00f9. Va cos\u00ec anche a Milano che negli ultimi lustri si \u00e8 preoccupata pi\u00f9 delle sue torri, dei suoi grattacieli, dei suoi uffici high tech, degli spazi commerciali sempre pi\u00f9 ingombranti e fagocitanti, delle residenze di ultra lusso firmate dagli archistar, del suo skyline sempre pi\u00f9 moderno e ambizioso che di ci\u00f2 che stava al piano terra. Che si \u00e8 preoccupata di diventare \u00absmart\u00bb, pi\u00f9 moderna e pi\u00f9 europea, di attirare non solo affari ma lavori nuovi, nuove manager digitali, nuova finanza. 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