{"id":38560,"date":"2025-08-30T20:44:19","date_gmt":"2025-08-30T18:44:19","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=38560"},"modified":"2025-08-30T20:44:19","modified_gmt":"2025-08-30T18:44:19","slug":"lo-sport-dove-trionfano-i-giusti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/08\/30\/lo-sport-dove-trionfano-i-giusti\/","title":{"rendered":"Lo sport dove trionfano i Giusti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/08\/30\/lo-sport-dove-trionfano-i-giusti\/gius2-3\/\" rel=\"attachment wp-att-38561\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-38561\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/08\/gius2-206x300.jpg\" alt=\"\" width=\"206\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/08\/gius2-206x300.jpg 206w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/08\/gius2.jpg 542w\" sizes=\"(max-width: 206px) 100vw, 206px\" \/><\/a>I Giusti non sono n\u00e8 santi n\u00e8 eroi. Sono persone che coraggiosamente hanno salvato la vita degli altri ma anche diritti e dignit\u00e0. E lo sport li abbraccia raccontando imprese di atleti che hanno scelto il Bene e la Verit\u00e0 e che hanno infranto il dogma che quel mondo basti a se stesso e si disinteressi di ci\u00f2 che gli succede intorno. Storie raccolte in un libro,\u00a0<strong>\u00abI giusti e lo Sport\u00bb<\/strong>\u00a0pubblicato dalla Libreria Editrice Cafoscarina nella collana Campolibero della Fondazione Gariwo con la premessa dello storico e scrittore Gabriele Nissim, fondatore e presidente della Fondazione Gariwo e curato dal giornalista Gino Cervi. Vicende di guerre, di antinazismo, di vite nascoste, rincorse, salvate, di lotte, di coscienza e di gesti coraggiosi. Un bel viaggio nel tempo, dagli Anni Trenta del Novecento ad oggi, che riscopre e permette di non dimenticare campioni eterni raccontati dalle penne di scrittori e giornalisti come Gianni Mura, Giulia Arturi, Giovanni Cerutti, Joshua Evangelista, Cristina Giudici, Fabio Poletti e Alberto Toscano. Sportivi che con classe e fantasia hanno interpretato le proprie discipline nelle diverse epoche e sono diventati simbolo dello spirito dei loro anni<br \/>\nE allora come non ricordare\u00a0<strong>Augusta Fornasari<\/strong>, operaia-ciclista che pedalando divent\u00f2 staffetta partigiana nella brigata Venturoli Garibaldi e nella primavera del 1945 inizi\u00f2 la sua Resistenza garantendo il collegamento tra le formazioni clandestine. Oppure\u00a0<strong>Nasim Eshqi<\/strong>, freeclimber iraniana, una vita ad arrampicare, che ha messo a disposizione degli attivisti il suo profilo Instagram ed \u00e8 diventata la voce degli iraniani che vogliono il cambio del regime. O come non raccontare la storia di\u00a0<strong>Matthias Sindelar,<\/strong>\u00a0calciatore austriaco, uno dei pi\u00f9 grandi centravanti della storia, il Mozart del calcio che si oppose alla violenza nazista. Dopo che l\u2019Austria fu annessa al Reich in virt\u00f9 dell\u2019Anschluss, la nazionale in pratica fu sciolta. L\u2019ultima partita fu quella della \u00abriunificazione\u00bb organizzata al Prater di Vienna il 3 aprile del 1938. Un incontro che doveva sancire l\u2019union con il passaggio dei giocatori austriaci nelle file della nazionale del Terzo Reich. I vertici della Gestapo consentirono alla Ostmark, cos\u00ec veniva chiamata l\u2019Austria, di scendere in campo per l\u2019ultima volta con maglia rossa e calzoncini bianchi ma a una condizione: avrebbero dovuto perdere. Non fin\u00ec cos\u00ec. Sindelar segn\u00f2 e guid\u00f2 i suoi alla vittoria rifiutandosi poi di fare il saluto nazista alle autorit\u00e0 e di far parte della nazionale del Reich. La mattina del 23 gennaio fu trovato morto nel suo appartamento insieme a una ragazza italiana, l\u2019insegnante milanese di religione ebraica\u00a0<strong>Camilla Castagnola<\/strong>. E altre storie pi\u00f9 note. Da quella di\u00a0<strong>Gino Bartali,<\/strong>\u00a0campione che ha attraversato da un capo all\u2019altro il XX secolo trasportando dispacci nel telaio della sua bicicletta per tenere informate le famiglie dei perseguitati tra Firenze ed Assisi a quella di\u00a0<strong>Albert Richter<\/strong>, \u00abariano\u00bb, uno dei pi\u00f9 grandi pistard della storia che sfid\u00f2 il Fuhrer per difendere la sua grande amicizia con l\u2019allenatore ebreo\u00a0<strong>Ernst Berliner<\/strong>\u00a0e venne ucciso in carcere con una fucilata. E ancora\u00a0<strong>Emil Zatopek<\/strong>\u00a0e sua moglie che si schierarono contro i carri armati sovietici a Praga. Zatopek, la \u00ablocomotiva umana\u00bb, era qualcosa di pi\u00f9 di un grande atleta: l\u2019unico nella storia a vincere, nel 1952 ai Giochi di Helsinki, tre medaglie d\u2019oro sui 5mila metri, sui 10mila e in maratona dove decise di partecipare all\u2019ultimo momento. Corse anche attraverso la storia del suo Paese, la Cecoslovacchia. Un talento scomodo per il regime comunista di cui era dirigente ma dell\u2019ala pi\u00f9 democratica. Non sfugg\u00ec a nulla. N\u00e8 alla primavera di Praga, n\u00e8 al suo declino e neppure al confino in Siberia ai lavori in miniera. E quando, rimpatriato, fin\u00ec a fare il netturbino continu\u00f2 a correre dietro ai camion della spazzatura tra gli applausi della gente. Contro il regime e contro il razzismo. Cos\u00ec, alzando i pugni al cielo su un podio olimpico. I guanti neri sono quelli che nel 1968 avvolsero le mani di\u00a0<strong>Tommie Smith<\/strong>\u00a0e\u00a0<strong>John Carlos<\/strong>, allo stadio di Citt\u00e0 del Messico durante la premiazione dei 200 metri olimpici in cui i due velocisti americani arrivarono primo e terzo. Quando risuonano le note di The Star-Spangled Banner nello stadio abbassano la testa e sollevano i loro pugni al cielo in quella che \u00e8 diventata una delle immagini pi\u00f9 dirompenti del Novecento, simbolo di un decennio di proteste per i diritti civili dei neri. Gianni Mura nel raccontare la loro storia in realt\u00e0 raccont\u00f2 quella dell\u2019australiano\u00a0<strong>Peter Norman<\/strong> che arriv\u00f2 secondo. Lui, bianco, che aderr\u00ec quella protesta e la pag\u00f2 carissima. Spar\u00ec, venne cancellato dalla Federazione australiana che non gli permise partecipare ai Giochi di Monaco del 1972 a cui si era qualificato e non lo coinvolse neppure nell\u2019organizzazione delle olimpiadi di Sidney. Mor\u00ec il 3 ottobre del 2006 e al suo funerale la sua bara fu portata in spalla proprio da Smith e Carlos. Disse Carlos alla famiglia di Norman: \u00abAvete perso un grande soldato, per me era un fratello\u2026\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>I Giusti non sono n\u00e8 santi n\u00e8 eroi. Sono persone che coraggiosamente hanno salvato la vita degli altri ma anche diritti e dignit\u00e0. E lo sport li abbraccia raccontando imprese di atleti che hanno scelto il Bene e la Verit\u00e0 e che hanno infranto il dogma che quel mondo basti a se stesso e si disinteressi di ci\u00f2 che gli succede intorno. 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