{"id":38634,"date":"2025-09-13T19:13:38","date_gmt":"2025-09-13T17:13:38","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=38634"},"modified":"2025-09-13T19:13:38","modified_gmt":"2025-09-13T17:13:38","slug":"la-prima-vuelta-di-vingegaard","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/09\/13\/la-prima-vuelta-di-vingegaard\/","title":{"rendered":"La prima Vuelta di Vingegaard"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/09\/13\/la-prima-vuelta-di-vingegaard\/vingo\/\" rel=\"attachment wp-att-38635\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-38635\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/09\/vingo-300x208.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"208\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/09\/vingo-300x208.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/09\/vingo-1024x710.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/09\/vingo-768x532.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/09\/vingo.jpg 1117w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Due anni fa, alla fine di luglio, scortato da una pattuglia acrobatica di aerei, <strong>Jonas Vingegaard<\/strong> sfilava su una decappottabile per le vie di Copenaghen e poi si\u00a0 affacciava davanti a 25 mila persone\u00a0 in festa dal balcone del municipio della capitale danese. Aveva appena vinto il suo secondo Tour de France e faceva parecchio effetto vedere il\u00a0 campione della Visma\u00a0 davanti a tanta gente, accolto come un re, al di l\u00e0 dei raffronti e al di l\u00e0 di ci\u00f2 che accade alle nostre latitudini dove siamo soliti festeggiare con eguali bagni di folla solo gli scudetti. Oggi nella penultima decisiva tappa della Vuelta, nell&#8217;ultimo chilometro che saliva alla Bola del mundo, una vetta sperduta tra la Cuerda Larga e la Sierra de Guadarrama, il pubblico non c&#8217;era. Non c&#8217;era neppure l&#8217;asfalto che, quando le strade salgono oltre le pendenze del buonsenso, lasciano spazio al cemento pi\u00f9 capace di resistere alla neve e al ghiaccio. Chi va in bici lo sa bene che, quando sotto le ruote inizia a scorrere il cemento sar\u00e0 durissima. E, anche visti in tv,\u00a0 gli ultimi tre chilometri verso le antenne dei ripetitori radiotelevisivi che svettano su una cima brulla che un po&#8217; ricorda il Mont Ventoux, mettono ansia: 17, 18, 20 per cento che Vingegaard, Kuss, Almeida, Hindley e Pidccok salgono a poco pi\u00f9 di 11 all&#8217;ora finch\u00e8 il danese, a un migliaio di metri dalla fine allunga e va a prendersi al Vuelta. Giusto cos\u00ec. Una affermazione netta ma non facile nonostante le tre vittorie di tappa che non sono poca cosa e che non sono male. Una vittoria &#8220;sudata&#8221; che dice che , anzi conferma, che il capitano della Visma e Tadej Pogacar\u00a0 in questi anni e oggi ancora, fanno una corsa a parte anche se dietro di loro c&#8217;\u00e8 una generazione\u00a0 che cresce e sta accorciando le distanze. Il danese fa centro in Spagna dopo tre partecipazioni. \u00e9 la prima volta, la sua prima Vuelta, anche probabilmente avrebbe potuto gi\u00e0 potuto vincere due anni fa quando per\u00f2 obbed\u00ec, da buon soldato, agli ordini della Visma che non voleva guai con Primoz Roglic. Finisce con oltre un minuto su Joao Almeida che ha fatto tutto ci\u00f2 che poteva ma non \u00e8 bastato. Finisce domani a Madrid, proteste permettendo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Due anni fa, alla fine di luglio, scortato da una pattuglia acrobatica di aerei, Jonas Vingegaard sfilava su una decappottabile per le vie di Copenaghen e poi si\u00a0 affacciava davanti a 25 mila persone\u00a0 in festa dal balcone del municipio della capitale danese. 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