{"id":38828,"date":"2025-10-29T22:54:01","date_gmt":"2025-10-29T21:54:01","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=38828"},"modified":"2025-10-29T22:54:02","modified_gmt":"2025-10-29T21:54:02","slug":"cera-una-volta-la-sei-giorni-anche-a-milano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/10\/29\/cera-una-volta-la-sei-giorni-anche-a-milano\/","title":{"rendered":"C&#8217;era una volta la Sei Giorni ( anche a Milano)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/10\/29\/cera-una-volta-la-sei-giorni-anche-a-milano\/sei-giorni-k2jc-u430501078252818uwf-590x445corriere-web-milano\/\" rel=\"attachment wp-att-38831\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-38831\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/10\/sei-giorni-k2JC-U430501078252818UWF-590x445@Corriere-Web-Milano-300x224.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/10\/sei-giorni-k2JC-U430501078252818UWF-590x445@Corriere-Web-Milano-300x224.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/10\/sei-giorni-k2JC-U430501078252818UWF-590x445@Corriere-Web-Milano.jpg 593w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>E&#8217; arrivato\u00a0 l&#8217;autunno e il ciclismo su strada, che una volta si fermava, oggi invece si limita a &#8220;rallentare&#8221;. Ma questa resta la stagione della pista e delle Sei Giorni. Ciclismo antico e di fascino che dal Kuipke Velodrome di Gent in Belgio al Lee Valley Velodrome di Londra ma anche a Berlino e a Bremen in Germania racconta una storia che profuma d&#8217;altri tempi.<\/p>\n<p><strong>Tempi in cui anche da noi c&#8217;erano i velodromi, tempi in cui anche Milano aveva la sua Sei giorni<\/strong> prima al palzzo delle Scintille in Fiera dove nei prossimi anni potrebbe ritornare e poi nello sfortunato Palazzo dello sport crollato sotto il peso della nevicata del 1985. Era spettacolo nello spettacolo con Francesco Moser,\u00a0 Beppe Saronni, Patrick Sercu, Ren\u00e8 Pijnen, Marco Villa, Silvio Martinello e quanti altri ancora. Una settimana di ciclismo che metteva insieme sport, spettacolo, campioni in pista, cantanti sul palco, vip e politici attovagliati al ristorante nel centro del velodromo pi\u00f9 interessati a farsi vedere che a vedere i corridori. Tribune sempre piene perch\u00e8 Le Sei giorni piacevano e facevano il tutto\u00a0 esaurito di tifosi.<\/p>\n<p><strong>Rappresentavano un formato unico nel ciclismo professionistico con i corridori &#8220;confinati&#8221;<\/strong> nel palasport non solo a sprintare sulla pista ma anche a condurre la loro routine quotidiana inclusi pasti e riposo per quasi una settimana , che oggi pare impossibile anche solo a pensarci. Per qualcuno erano &#8220;americanate&#8221;\u00a0 con\u00a0 i campioni a sfidarsi in pista in cinque o sei specialit\u00e0 e il pubblico diviso in due categorie: la lower\u2013middle-class che poteva permettersi solo l\u2019ingresso alla Tribuna Pubblico posta al di sopra della pista e la upper-middle-class che se ne stava in mezzo alla pista nella zona adibita a ristorante tra politici, vip e soubrette.<\/p>\n<p><strong>C&#8217;erano le sei giorni tra volate, americane,\u00a0 eliminazioni, gomitate, punti, accordi\u00a0 pi\u00f9 o meno sottobanco,<\/strong> patti tra gentiluomini e non sempre tra gentiluomini, premi, sponsor, cavalieri del lavoro e commendatori a premiare i voncitori e un&#8217;idea di ciclismo pi\u00f9 ruspante ma anche pi\u00f9 romantica. C\u2019era una volta il ciclismo delle Sei Giorni ed oggi da qualche parte resiste ma bisogna andarselo a cercare. E c\u2019erano una volta anche\u00a0 i derny, roba per nostalgici. Roba da olandesi e da fiamminghi. Roba per malati della pista dove una volta s\u2019imparava ad andare in bici e a vincere le volate .<\/p>\n<p><strong>Cera una volta quella motoretta con i pedali<\/strong> e c\u2019erano una volta quei piloti un po\u2019 strani in tuta e caschetto, met\u00e0 centauri met\u00e0 ciclisti, che si portavano a ruota gli sprinter sulle paraboliche dei velodromi. Un pezzo di storia . Un ciclismo che ora \u00e8 retroguardia che fatica a sopravvivere e a trovare sponsor. Per\u00f2 il fascino resta. Intatto come spesso capita per le sfide di una volta. \u00a0Trenta, cinquanta, settanta, ottanta all\u2019ora a girare in tondo con i derny che si affiancano, si superano, si fiorano e a volte si toccano. Che diventano tutt\u2019uno con chi pedala in scia. Ciclista e pilota, pilota e ciclista, un corpo solo, un solo respiro, un solo gesto e un\u2019intesa che \u00e8 un misto di perfetta abilit\u00e0 fino a quando, a qualche giro dal termine, moto e bici si separano come missile e navicella. E \u2018alta scuola della velocit\u00e0 dove si spingono rapporti impossibili, le forcelle stanno un po\u2019 pi\u00f9 indietro e dove i body sono pi\u00f9 attillati che nelle cronometro. Qui si fa lo show e qui i velocisti diventano davvero velocisti. Noi qui facevamo scuola. Anche alla Sei Giorni di Milano. Che purtroppo non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9. Che si spera possa tornare&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>E&#8217; arrivato\u00a0 l&#8217;autunno e il ciclismo su strada, che una volta si fermava, oggi invece si limita a &#8220;rallentare&#8221;. Ma questa resta la stagione della pista e delle Sei Giorni. Ciclismo antico e di fascino che dal Kuipke Velodrome di Gent in Belgio al Lee Valley Velodrome di Londra ma anche a Berlino e a Bremen in Germania racconta una storia che profuma d&#8217;altri tempi. 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