{"id":38887,"date":"2025-11-10T19:52:33","date_gmt":"2025-11-10T18:52:33","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=38887"},"modified":"2025-11-10T19:52:34","modified_gmt":"2025-11-10T18:52:34","slug":"a-milano-cera-una-volta-la-sei-giorni-e-ora-torna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/11\/10\/a-milano-cera-una-volta-la-sei-giorni-e-ora-torna\/","title":{"rendered":"A Milano c&#8217;era una volta la Sei Giorni e ora torna"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2025\/11\/10\/a-milano-cera-una-volta-la-sei-giorni-e-ora-torna\/seig\/\" rel=\"attachment wp-att-38888\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-38888\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/11\/seig-207x300.jpg\" alt=\"\" width=\"207\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/11\/seig-207x300.jpg 207w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2025\/11\/seig.jpg 537w\" sizes=\"(max-width: 207px) 100vw, 207px\" \/><\/a>C\u2019era una volta la Sei Giorni di Milano. C\u2019era quando, con l\u2019arrivo dell\u2019autunno, il ciclismo su strada si fermava anche se oggi non si ferma pi\u00f9, diciamo che rallenta, con squadre, gregari e campioni che \u00abemigrano\u00bb nei Paesi caldi per allenarsi o continuare a correre in una stagione che non si interrompe pi\u00f9. Ma quella invernale resta la stagione della pista e delle Sei Giorni. Ciclismo antico e di fascino che dal Kuipke Velodrome di Gent in Belgio al Lee Valley Velodrome di Londra ma anche a Berlino e a Bremen in Germania continua a vivere e racconta una storia che profuma d\u2019altri tempi.<\/p>\n<p><strong>Tempi in cui anche da noi c\u2019erano i velodromi, tempi in cui anche Milano aveva la sua Sei giorni<\/strong> prima al Palazzo delle Scintille in Fiera dove nei prossimi anni potrebbe ritornare, poi per una ventina d\u2019anni in quel tempio della velocit\u00e0 che \u00e8 stato il Vigorelli e poi ancora nello sfortunato Palazzo dello sport crollato sotto il peso della nevicata del 1985. Era la sera del 17 gennaio di quarant\u2019anni fa quando la pi\u00f9 incredibile nevicata mai caduta su Milano blocc\u00f2 per giorni la citt\u00e0 e fece crollare le travi portanti di quella meraviglia di Palazzetto a forma di \u00ablumacone\u00bb: non ci fu nulla da fare e venne abbattuto con grave danno per tutti gli altri sport ma soprattutto per l\u2019atletica (ospit\u00f2 anche una edizione indoor dei Campionati Europei) e per il ciclismo. Sembrava fatto apposta per le Sei Giorni con i suoi 13 mila posti a sedere, con le sue curve, con il suo parterre che, nelle telecronache dell\u2019indimenticato Adriano De Zan, erano sempre \u00abde roi&#8230;\u00bb. Altri tempi.<\/p>\n<p><strong>La prima Sei Giorni al palasport si corse nel 1976<\/strong> e a vincerla furono Francesco Moser e Patrick Sercu. Era spettacolo nello spettacolo con Felice Gimondi, Beppe Saronni, Rik Van Linden, Ren\u00e8 Pijnen, Marco Villa, Silvio Martinello e tanti altri ancora. Una settimana di ciclismo che metteva insieme sport e spettacolo. Campioni in pista tra fughe e sprint, grandi cantanti sul palco come Gino Paoli, Peppino di Capri, Ornella Vanoni ed altri ancora con Pippo Baudo e Daniele Piombi a far da cerimonieri. Nel bel mezzo politici e vip che allora erano i \u00abcumenda\u00bb in palt\u00f2 con sciure impellicciate al seguito, accomodati e attovagliati al ristorante nel centro del velodromo pi\u00f9 interessati a farsi vedere che ad applaudire i corridori.<\/p>\n<p><strong>Le Sei Giorni erano ( e in qualche caso ancora sono) un \u00abunicum\u00bb nel ciclismo<\/strong> professionistico con i corridori \u00abconfinati\u00bb nel palasport non solo a sprintare sulla pista ma anche a condurre la loro routine quotidiana inclusi pasti e riposo per quasi una settimana, che oggi pare impossibile anche solo a pensarci. Per qualcuno erano \u00abamericanate\u00bb con i campioni a sfidarsi in pista in cinque o sei specialit\u00e0 e il pubblico diviso in due categorie: la lower\u2013middle-class che poteva permettersi solo l\u2019ingresso alla Tribuna Pubblico posta al di sopra della pista e la upper-middle-class\u00a0 che se ne stava in mezzo alla pista nella zona adibita a ristorante. C\u2019erano le sei giorni tra volate, americane, eliminazioni, gomitate, punti, accordi pi\u00f9 o meno sottobanco, patti tra gentiluomini e non sempre tra gentiluomini, premi, sponsor, soubrette, cavalieri del lavoro e commendatori a premiare i vincitori e un\u2019idea di ciclismo pi\u00f9 ruspante ma anche pi\u00f9 romantica.<\/p>\n<p><strong>C\u2019era una volta il ciclismo delle Sei Giorni ed oggi da qualche parte resiste ma bisogna andarselo a cercare.<\/strong> E c\u2019erano una volta anche i derny, roba per nostalgici. Roba da olandesi e da fiamminghi. Roba per malati della pista dove una volta s\u2019imparava ad andare in bici e a vincere le volate . Cera una volta quella motoretta con i pedali e c\u2019erano una volta quei piloti un po\u2019 strani in tuta e caschetto, met\u00e0 centauri met\u00e0 ciclisti, che si portavano a ruota gli sprinter sulle paraboliche dei velodromi. Un pezzo di storia . Un ciclismo che ora \u00e8 retroguardia che fatica a sopravvivere e a trovare sponsor. Per\u00f2 il fascino resta. Ciclista e pilota, pilota e ciclista, un corpo solo, un solo respiro, un solo gesto e un\u2019intesa che \u00e8 un misto di perfetta abilit\u00e0 fino a quando, a qualche giro dal termine, moto e bici si separano come missile e navicella. E \u2018alta scuola della velocit\u00e0. Qui si fa lo show e qui i velocisti diventano davvero velocisti. Noi qui facevamo scuola. Anche alla Sei Giorni di Milano. Che purtroppo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Che si spera possa tornare.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C\u2019era una volta la Sei Giorni di Milano. C\u2019era quando, con l\u2019arrivo dell\u2019autunno, il ciclismo su strada si fermava anche se oggi non si ferma pi\u00f9, diciamo che rallenta, con squadre, gregari e campioni che \u00abemigrano\u00bb nei Paesi caldi per allenarsi o continuare a correre in una stagione che non si interrompe pi\u00f9. Ma quella invernale resta la stagione della pista e delle Sei Giorni. 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