{"id":39134,"date":"2026-01-07T22:11:48","date_gmt":"2026-01-07T21:11:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=39134"},"modified":"2026-01-07T23:02:00","modified_gmt":"2026-01-07T22:02:00","slug":"simon-yates-saluta-il-ciclismo-grazie-di-tutto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/01\/07\/simon-yates-saluta-il-ciclismo-grazie-di-tutto\/","title":{"rendered":"Simon Yates saluta (a sorpresa) il ciclismo: &#8220;Grazie di tutto&#8230;&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/01\/07\/simon-yates-saluta-il-ciclismo-grazie-di-tutto\/yate\/\" rel=\"attachment wp-att-39136\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-39136\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/01\/yate-300x251.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"251\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/01\/yate-300x251.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/01\/yate-768x642.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/01\/yate.jpg 914w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La foto ricordo \u00e8 quella del Colle delle Finestre. Della spettacolare cavalcata verso Sestriere quando dall&#8217;ammiraglia della Visma era partito l&#8217;ordine: &#8220;Wout, Simon is now over the top\u201d. E pochi secondi dopo Simon Yates e Wout Van Aert erano una bici sola che si andava a prendere un Giro d&#8217;Italia meritato e sognato con una delle azioni cisclistiche pi\u00f9 esaltanti degli ultimi lustri. Un Giro sognato per sette anni cancellando il tormento di quei trentotto minuti girati e rigirati nella testa di un campione per duemilacinquecentoventi giorni. Un minuto e mezzo ogni giorno,\u00a0 col pensiero volato l\u00ec, a quello sterrato quando stava dominando il Giro d\u2019Italia \u00e8 poi croll\u00f2 sotto i colpi di uno scatenato Chris Froome che, ormai fuori classifica, part\u00ec a pi\u00f9 di 80 chilometri dall\u2019arrivo andandosi a prendere la maglia rosa con una impresa capolavoro.<\/p>\n<p><strong>Ora sono tutti ricordi. Fine. Fine perch\u00e8 Simon Yates, a 33 anni lascia il ciclismo un po&#8217; ( tanto) a sorpresa. <\/strong>\u00a0&#8220;Ci ho pensato a lungo, non \u00e8 stata una scelta presa alla leggera. Per molti questa notizia potrebbe essere una sorpresa, ma mi sembra il momento giusto per lasciare questo sport- scrive sul suo profilo Instagram-. Il ciclismo fa parte della mia vita da sempre. Dalle gare nel velodromo di Manchester alle competizioni e alle vittorie sui palcoscenici pi\u00f9 importanti, fino a rappresentare il mio Paese ai Giochi Olimpici, ha plasmato ogni capitolo della mia vita. Sono profondamente orgoglioso di ci\u00f2 che sono riuscito a ottenere e altrettanto grato per le lezioni che ne ho tratto. Anche se le vittorie rimarranno sempre impresse, i giorni pi\u00f9 difficili e le battute d&#8217;arresto sono stati altrettanto importanti. Mi hanno insegnato resilienza e pazienza, e hanno reso i successi ancora pi\u00f9 significativi. A tutti coloro che mi hanno sostenuto lungo il percorso, dallo staff ai miei compagni di squadra, la vostra incrollabile fiducia e lealt\u00e0 mi hanno permesso di realizzare i miei sogni. Ogni volta che ho dubitato di me stesso, voi non l&#8217;avete mai fatto. Grazie&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Un lungo messaggio di addio. Cos\u00ec come lunga \u00e8 stata la carriera del campione inglese della Visma<\/strong> che quest&#8217;anno sarebbe stato al suo tredicesimo anno tra i professionisti. Un messaggio che arriva a pochi giorni dall&#8217;inizio di una stagione che spiazza tutti o quasi quelli che lo attendevano tra i protagonisti visto che l&#8217;annuncio \u00e8 arrivato come un fulmine a ciel sereno e visto che nulla anche nei piani della sua squadra faceva presagire il ritiro del vincitore del giro 2025.\u00a0 Yates quindi saluta il gruppo e se ne va.\u00a0 Non \u00e8 stato un fuoriclasse ma corridore di talento s\u00ec, solido e discreto, uno di quelli che tutti vorrebbero in squadra e che ha vinto la Vuelta nel 2018 e il Giro d&#8217;Italia nel 2025, e che al Tour nel 2023 \u00e8 arrivato quarto. E sono solo gli acuti della sua storia cominciata a Bury, nella contea del Grande Manchester, scritta seguendo la passione di pap\u00e0 Jack che a nove anni aveva messo lui e suo fratello gemello Adam in bici per le prime garette. Due erano le possibilit\u00e0: allenarsi sul campi del Gigg Lane con i cuccioli del Bury Football club dove erano cresciuti i anche Gary e Phil Nevill,\u00a0 fratelli ma non gemelli, poi diventati famosi con le maglie dello United, oppure pedalare sulle paraboliche in cemento del velodromo di Manchester. E Jack non aveva avuto dubbi.<\/p>\n<p><strong>Cos\u00ec \u00e8 cominciata l\u2019avventura ciclistica di Simon,<\/strong>\u00a0 che \u00e8 poi anche una storia di fratellanza con Adam. Sempre uniti,\u00a0 sempre veloci e spesso vittoriosi.\u00a0 Soprattutto identici un po\u2019 come\u00a0 Andy e Frank Schleck i due fratelli lussemburghesi che nel 2011 arrivarono primo e secondo in una storica salita sul Galibier. \u00a0Una strada pedalata sempre insieme da professionisti nella Orica GreenEdge che li ha visti crescere. \u201cAdam \u00e8 pi\u00f9 estroso e nervoso, Simon \u00e8 pi\u00f9 calmo e riflessivo- raccontava tempo Vittorio Algeri, uno dei loro direttori sportivi- \u00a0Sono sempre stati cos\u00ec, ma fra loro vanno d\u2019accordo, pur essendo sempre in competizione. Se uno vince, l\u2019altro cerca di pareggiare subito i conti\u2026\u201d.\u00a0 Fratelli e coltelli\u2026<em>Mica<\/em> vero. Sono stati il sogno di ogni pap\u00e0 che tiene figli,\u00a0 che li vede crescere, andare a scuola, magari laurearsi, magari sposarsi sperare che si diano una mano, si sostengano, si aiutino quando serve.\u00a0 Per sempre. Che poi forse \u00e8 anche un atto di egoismo perch\u00e8 aiuta a stare pi\u00f9 tranquilli, a cancellare un po\u2019 di ansia, a convincersi di aver fatto un buon lavoro\u2026<\/p>\n<p><strong>E per\u00a0Jack Yates, ciclista appassionato ma mai campione, Simon (e Adam) sicuramente \u00e8 stato molto di tutto ci\u00f2.<\/strong> Come quel giorno di tre anni fa all\u2019arrivo della prima tappa del Tour 2023 da Bilbao a Bilbao,\u00a0 quando dopo 182 chilometri, se li ritrov\u00f2 l\u00ec sul lungofiume del capoluogo di Biscaglia a giocarsi la vittoria della corsa pi\u00f9 importante del pianeta. Vinse Adam ma \u00e8 un dettaglio. Perch\u00e8 non si fa fatica a mettersi nella testa di un padre, perch\u00e8 i figli sono pezzi di cuore ma soprattutto sono tutti uguali,\u00a0 stesso amore per tutti,\u00a0 stesse attenzioni , stesso desiderio di vederli felici.\u00a0 Cos\u00ec chiss\u00e0 che emozione vederli insieme, anche se per due squadre diverse,\u00a0 volare verso il traguardo senza studiarsi, senza tattiche, senza far calcoli.\u00a0 Perch\u00e8 tra fratelli si fa cos\u00ec, senza pensare ad altro, senza ascoltare ci\u00f2 che gracchiano le radioline, felici di vincere e anche di perdere perch\u00e8 alla fine resta tutto in casa, alla fine vince uno a cui vuoi davvero bene. Non succeder\u00e0 pi\u00f9.\u00a0 Dal prossimo anno Adam dovr\u00e0 correre da solo, si batter\u00e0 da solo e se gli capiter\u00e0 vincer\u00e0 da solo. Fine. Non ci sar\u00e0 pi\u00f9 Simon in gruppo\u00a0 e non ci saranno pi\u00f9 incertezze nel riconoscerli perch\u00e8 qualcuno che li confondeva c&#8217;\u00e8 sempre stato. Simon lascia ed \u00e8 unpezzetto di ciclismo di questi ultimi anni che se e va. Adam Continua&#8230;Forse.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La foto ricordo \u00e8 quella del Colle delle Finestre. Della spettacolare cavalcata verso Sestriere quando dall&#8217;ammiraglia della Visma era partito l&#8217;ordine: &#8220;Wout, Simon is now over the top\u201d. E pochi secondi dopo Simon Yates e Wout Van Aert erano una bici sola che si andava a prendere un Giro d&#8217;Italia meritato e sognato con una delle azioni cisclistiche pi\u00f9 esaltanti degli ultimi lustri. Un Giro sognato per sette anni cancellando il tormento di quei trentotto minuti girati e rigirati nella testa di un campione per duemilacinquecentoventi giorni. 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