{"id":39201,"date":"2026-01-19T22:09:34","date_gmt":"2026-01-19T21:09:34","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=39201"},"modified":"2026-01-19T22:27:37","modified_gmt":"2026-01-19T21:27:37","slug":"lora-di-moser-che-non-passa-mai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/01\/19\/lora-di-moser-che-non-passa-mai\/","title":{"rendered":"L&#8217;ora di Moser che non passa mai"},"content":{"rendered":"<p data-mrf-recirculation=\"Article links\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/01\/19\/lora-di-moser-che-non-passa-mai\/image6-2\/\" rel=\"attachment wp-att-39202\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-39202\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/01\/image6-300x207.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"207\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/01\/image6-300x207.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/01\/image6.jpg 495w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Tutto si poteva immaginare in quella mattina del 19 gennaio del 1984 tranne che fosse proprio quello il giorno in cui,\u00a0 sulla pista\u00a0 in cemento del Centro Deportivo di Citt\u00e0 del Messico, Francesco Moser avrebbe &#8220;rubato&#8221; l&#8217;Ora a Eddie Merckx.\u00a0 Non era nei piani, non era in programma perch\u00e8\u00a0 &#8220;in programma&#8221; c&#8217;era solo un allenamento che sarebbe dovuto servire a testare per l&#8217;ultima volta\u00a0 bici,\u00a0 strumentazioni e gambe&#8230; Ma dopo una ventina di minuti, inanellando giri su giri, le gambe giravano come non mai\u00a0 e il vantaggio sul campione belga era gi\u00e0 di quasi un chilometro. Cos\u00ec dal bordo della pista part\u00ec l&#8217;ordine di continuare, di non fermarsi.\u00a0 Sembrava impossibile battere i 49,432 chilometri percorsi dal &#8220;cannibale&#8221; in un\u2019ora al Velodromo olimpico di Citt\u00e0 del Messico il 25 ottobre 1972. Sembrava impossibile abbattere il muro dei 50 orari ma capirono tutti che l&#8217;ora era arrivata. Un&#8217;altra ora ovviamente&#8230;E il campione trentino si ferm\u00f2 dopo\u00a0 50,808 chilometri, sgretolando non solo un record ma anche un pezzo di storia.<\/p>\n<p data-mrf-recirculation=\"Article links\"><strong>Un altro sport, era il passaggio dal ciclismo dei pionieri a quello dell&#8217;era moderna.<\/strong>\u00a0 Che per la prima volta provava ad adottare criteri scientifici, ad applicare il test Conconi,\u00a0 a monitorare i dati acquisiti su un \u201cpotente\u201d computer Olivetti, ad incrociare la\u00a0 velocit\u00e0 critica con la\u00a0 frequenza cardiaca e la soglia di potenza aerobica per capire quale fosse il moneto preciso in cui un atleta cominciava ad affaticarsi e quindi a rallentare iniziano ad affaticarsi. Che diceva addio riso in bianco e alle carni bianche,\u00a0 alla prima la colazione con le grandi bistecche e cominciava ad alimentarsi e nutrirsi\u00a0 (non pi\u00f9 solo semplicemente a mangiare) con i consigli, le tabelle e gli studi dello staff di Enervit.<\/p>\n<p data-mrf-recirculation=\"Article links\"><strong>Quel 19 gennaio di quarantadue fa<\/strong> Francesco Moser si mise in bicicletta e, forse senza volerlo del tutto, scrisse la storia. Che poi quattro giorni dopo ribad\u00ec. Perch\u00e8 cos\u00ec stava scritto, cos\u00ec voleva e cos\u00ec doveva a tutti quei tifosi che avevano deciso di seguirlo dal Pal\u00f9 di Giovo fino in Messico ma che l&#8217;appuntamento con la storia non potevano immaginare che arrivasse in anticipo.\u00a0 E cos\u00ec quattro giorni dopo Francesco Moser torn\u00f2 in pista per battere Francesco Moser.<\/p>\n<p data-mrf-recirculation=\"Article links\"><strong>Oggi 51.151 e\u2019 il nome di uno spumante.\u00a0<\/strong> Quarantadue anni fa era un nuovo record pochi giorni dopo quella che sembrava l&#8217;impresa di tutte le imprese, la rivoluzione copernicana del ciclismo, ci\u00f2 che non si poteva immaginare . Un record tenuto ben stretto dalle mani grandi di Francesco Moser che rispetto a quel giorno a Citt\u00e0 del Messico oggi ha\u00a0 capelli bianchi e qualche ruga in pi\u00f9 ma in fondo \u00e8 rimasto lo stesso. Stessa caparbiet\u00e0 di chi \u00e8 diventato grande badando al sodo, stessa faccia scavata di chi ancora pedala. Come il Bufalo Bill di un altro Francesco (de Gregori) \u201cuna locomotiva con la strada segnata\u201d .Perch\u00e9 quell\u2019ora, che oggi hanno battuto, ritoccato, sgretolato\u00a0 da quel 23 gennaio del 1984\u00a0 sembra non finire mai. Sembra che il tempo continui a girare su quei 333metri della pista del Centro Deportivo per l\u2019occasione verniciata con una striscia di resina per aumentarne la scorrevolezza. Quella volata a oltre cinquantuno orari fu la rivoluzione, un&#8217; alba via satellite per migliaia di tifosi davanti alla tv che trasmetteva con un sibilo che sembrava di essere nella stiva di una nave\u00a0 mercantile.<\/p>\n<p data-mrf-recirculation=\"Article links\"><strong>Quel record fu un poster del Guerin Sportivo<\/strong> che fin\u00ec sulle pareti delle case, nelle sedi delle societ\u00e0 ciclistiche, nei negozi, nei garage per dire &#8220;io c&#8217;ero&#8221; anche se non c&#8217;ero, per\u00a0 dire visto, seguito, applaudito. Furono le voci degli speaker spagnoli,\u00a0 gli abbracci, le facce felici e la gente impazzita che alla fine si rivers\u00f2 sul prato. E furono gli sponsor che allora non erano ci\u00f2 che sono oggi anche se la passione e la voglia di affiancare le sfide \u00e8 sempre la stessa. Ma quel 51.151 fu soprattutto l\u2019inizio di una nuova era fatta di ruote lenticolari, di body, di alimentazione bilanciata e di cardiofrequenzimentri. Pionieri s\u00ec, ma di quello che sarebbe diventato il nuovo ciclismo. Che corre e si rincorre e spesso purtroppo va fuori strada.<\/p>\n<p data-mrf-recirculation=\"Article links\"><strong>Di un ciclismo che con quella bici improbabile<\/strong> sembrava gi\u00e0 nel futuro ed invece ci ha messo un amen a finire in un museo. Di un doppio record\u00a0 che sembrava in cassaforte per chiss\u00e0 quanto e che dur\u00f2 nove anni per cedere poi a Graham Obree, semisconosciuto inglese che pedalava su una &#8220;lavatrice&#8221;. E fu negli anni a seguire una china strana e un po&#8217; balorda, lontanissima dal futuro che sembrava portare quella bici con le ruote piene tant&#8217;\u00e8 che tocc\u00f2 all\u2019UCI mettere un punto fermo tornando all&#8217;antico omologando solo i record realizzati con le bici normali.\u00a0 Ora l&#8217;ora e quella di Filippo Ganna. Un&#8217;ora di 56.792 chilometri che sembra davvero tanto distante da quella che Moser scrisse in terra messicana. Ma forse non \u00e8 cos\u00ec.\u00a0 Perch\u00e8 in un\u2019ora si possono raccontare tante cose ma non tutti ne sono capaci. Coppi, Anquetil, Merckx, Moser appartengono alla storia e sono \u00a0membri di un club che d\u00e0 cittadinanza a pochi, pochissimi.\u00a0 L\u2019ora \u00e8 coraggio. L\u2019ora \u00e8 l\u2019ora: e non passa mai<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Tutto si poteva immaginare in quella mattina del 19 gennaio del 1984 tranne che fosse proprio quello il giorno in cui,\u00a0 sulla pista\u00a0 in cemento del Centro Deportivo di Citt\u00e0 del Messico, Francesco Moser avrebbe &#8220;rubato&#8221; l&#8217;Ora a Eddie Merckx.\u00a0 Non era nei piani, non era in programma perch\u00e8\u00a0 &#8220;in programma&#8221; c&#8217;era solo un allenamento che sarebbe dovuto servire a testare per l&#8217;ultima volta\u00a0 bici,\u00a0 strumentazioni e gambe&#8230; Ma dopo una ventina di minuti, inanellando giri su giri, le gambe giravano come non mai\u00a0 e il vantaggio sul campione belga era gi\u00e0 di quasi un chilometro. 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