{"id":39558,"date":"2026-03-30T09:43:41","date_gmt":"2026-03-30T07:43:41","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=39558"},"modified":"2026-03-30T09:43:41","modified_gmt":"2026-03-30T07:43:41","slug":"attenti-a-quei-due-wout-e-mathieu-il-bello-del-ciclismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/03\/30\/attenti-a-quei-due-wout-e-mathieu-il-bello-del-ciclismo\/","title":{"rendered":"&#8220;Attenti a quei due&#8221;: Wout e Mathieu il bello del Ciclismo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/03\/30\/attenti-a-quei-due-wout-e-mathieu-il-bello-del-ciclismo\/vdpvaa\/\" rel=\"attachment wp-att-39560\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-39560\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/03\/vdpvaa-235x300.jpg\" alt=\"\" width=\"235\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/03\/vdpvaa-235x300.jpg 235w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/03\/vdpvaa.jpg 676w\" sizes=\"(max-width: 235px) 100vw, 235px\" \/><\/a>Attenti a quei due anche se non vincono. Ma \u00e8 il bello del ciclismo. Perch\u00e8 il ciclismo \u00e8 un altro\u00a0 sport dove conta s\u00ec chi vince ma non \u00e8 sempre detto. Prendi la prima edizione della <em>In Flanders Fields, <\/em>che poi \u00e8 la Gand-Wevelgem e che d&#8217;ora in poi si chiamer\u00e0 cos\u00ec,\u00a0 una corsa feroce come solo le corse nelle Fiandre in Belgio sanno essere, tosta e incerta fino all&#8217;ultimo metro. Il bello del ciclismo \u00e8 che l&#8217;ha vinta Jasper Philipsen, non un carneade qualunque, ma che pochi, quasi nessuno, parla di lui, della sua volata o di\u00a0 Tobias Lund Andresen che gli \u00e8 arrivato dietro o di\u00a0 Christophe Laporte che ha completato il podio.<\/p>\n<p><strong>Il racconto della\u00a0 Flanders Field che si \u00e8 corsa ieri gira tutto intorno a Wout Van Aert e a Mathieu van der Poel<\/strong>. Che non hanno vinto, non hanno fatto la volata e non si sono neppure piazzati nei dieci. Ma si parla solo di loro due\u00a0 perch\u00e8 ieri sono tornati ufficialmente a sfidarsi, ad incrociare le ruote in una fuga partita con altri a una cinquantina di chilometri dal traguardo e poi, com&#8217;\u00e8 giusto che fosse, sulle pietre de Kemmelberg,\u00a0 uno strappo tremedo al 178 per cento,\u00a0 \u00e8 diventata un fatto tra loro due. Si sono ritrovati soli al comando a guardarsi negli occhi come una volta, come un tempo, come tutti i tifosi di ciclismo sognano e non vedevano l&#8217;ora di rivedere.<\/p>\n<p><strong>Da stropicciarsi gli occhi, non sembrava vero.<\/strong> Non era una sfida di ciclocross. Meglio, molto meglio. Era l&#8217;eterno duello\u00a0 tra due campioni assoluti, due &#8220;eroi&#8221; cos\u00ec simili e cos\u00ec diversi che da quando sono ragazzini regolano i loro conti in bici. E non poteva che rinnovarsi tra muri e pietre, tra stradine e stradoni di una terra dove il ciclismo \u00e8 quasi una religione, dove ci sono strappi dai nomi impronunciabili dove le bici imbizzarriscono, i muscoli pure, dove si va su come\u00a0 ubriachi,\u00a0 dove piuttosto che mettere un piede a terra uno se lo fa tagliare. E non potevano tornare a duellare da nessuna altra parte se non qui dove il\u00a0 pav\u00e8 del Paterberg, la chiesetta del Kappelmuur che in tanti si segnano quando passano,\u00a0 le pietre grezze del Koppenberg, l\u2019infinit\u00e0 del\u00a0 Kwaremont dove la fatica \u00e8 una smorfia che sfigura le facce,\u00a0 sono una storia che non finisce mai.<\/p>\n<p><strong>E dove se no?\u00a0<\/strong> Qui sono cresciuti sfidandosi, battendosi, vincendo e perdendo quasi sempre a turno. Qui sono diventati grandi, qui hanno scritto buona parte delle loro carriere. Poi negli ultimi anni il belga, tra sfortune, cadute, infortuni\u00a0 sembrava un po&#8217; aver abdicato ai suoi sogni di gloria lasciando che a regnare, con piglio da tiranno, fosse solo l&#8217;imperatore olandese. Chi ama questo sport si era quasi messo il cuore in pace: quei duelli erano ormai storia, ricordo, malinconia di un ciclismo che come tutti gli sport non vive di passato ma ha un presente e un futuro che mai scende a patti con l&#8217;et\u00e0\u00a0 il tempo che passano.<\/p>\n<p><strong>Ma oggi all&#8217;improvviso eccoli di nuovo insieme<\/strong>: come sempre rivali, non amici, come sempre rispettosi della loro classe, della loro grandezza. Cos\u00ec sono i campioni. E il bello del ciclismo \u00e8 vederli pedalare, parlarsi, vederli decidere di andare a giocarsi una volata che forse non avrebbe avuto storia. Per un momento \u00e8 sembrato possibile riavvolgere il nastro e fermare il tempo. Per una ventina di meravigliosi chilometri c&#8217;\u00e8 stata una magia che li ha portati la davanti, soli a giocarsela e credo che tutti, ma proprio tutti, abbiamo fatto il tifo per loro, perch\u00e8 arrivassero, vincessero o perdessero e poco o nulla sarebbe cambiato. Poi per\u00f2 a un chilometro dal traguardo a interrompere l&#8217;incantentesimo \u00e8 arrivato il gruppo. E&#8217; finita come \u00e8 finita. Ma nello spettacolo infinito che il ciclismo a volte sa regalare i sogni non muoiono all&#8217;alba. NOn sempre, per fortuna. E allota &#8220;Attenti a quei due&#8221; magari a Oudenaarde, magari a Roubaix&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Attenti a quei due anche se non vincono. Ma \u00e8 il bello del ciclismo. Perch\u00e8 il ciclismo \u00e8 un altro\u00a0 sport dove conta s\u00ec chi vince ma non \u00e8 sempre detto. 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