{"id":39648,"date":"2026-04-23T09:06:20","date_gmt":"2026-04-23T07:06:20","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=39648"},"modified":"2026-04-23T09:06:20","modified_gmt":"2026-04-23T07:06:20","slug":"cera-una-volta-lausterity-e-imparammo-a-pedalare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/04\/23\/cera-una-volta-lausterity-e-imparammo-a-pedalare\/","title":{"rendered":"C&#8217;era una volta l&#8217;austerity: e imparammo a pedalare&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/04\/23\/cera-una-volta-lausterity-e-imparammo-a-pedalare\/aus\/\" rel=\"attachment wp-att-39649\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-39649\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/04\/aus-207x300.jpg\" alt=\"\" width=\"207\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/04\/aus-207x300.jpg 207w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/04\/aus.jpg 539w\" sizes=\"(max-width: 207px) 100vw, 207px\" \/><\/a>C&#8217;era poco da festeggiare ma fu una festa&#8230;Era domenica 2 dicembre del 1973 quando Milano si svegli\u00f2 all\u2019improvviso in silenzio, a motori spenti, senz&#8217;auto. Era la prima domenica di \u00abausterity\u00bb che port\u00f2 sulle vie della circonvallazione, nei quartieri, in centro un popolo stranito e ma anche divertito che si muoveva a piedi, in bici, sui pattini, a cavallo, su improbabili carrozze rispolverate chiss\u00e0 dove. Di necessit\u00e0 si fece virt\u00f9 in risposta alla crisi petrolifera causata dalla guerra del Kippur scoppiata dopo che l\u2019esercito egiziano e quello siriano attaccarono Israele per sottrarre al controllo i territori conquistati durante la guerra dei sei giorni del 1967. Anche allora gli Usa intervennero a sostegno di Israele provocando la reazione dei Paesi Arabi produttori di petrolio che decisero di chiudere i rubinetti all\u2019Occidente, facendo schizzare il prezzo del greggio alle stelle e costringendo governi e famiglie a cambiare abitudini in poche settimane.<\/p>\n<p><strong>E si cominci\u00f2 proprio di domenica.<\/strong> Quel giorno fu quasi una festa. I milanesi in una mattinata riscoprirono il piacere di passeggiare, di pedalare, di correre per le strade, di andare in pasticceria a far colazione, in edicola a comprare il giornale o a vedere la partita a San Siro, che allora aveva un anello in meno di oggi, lasciando l&#8217;auto in garage. \u00abSi ripresero la citt\u00e0\u00bb come va di moda dire adesso, che sembrava strano ma, come tutte le cose nuove, metteva di buon umore. Non dur\u00f2 molto. L&#8217;allora presidente del consiglio Mariano Rumor con il benestare della Dc, del Partito socialista, dei socialdemocratici e dei Repubblicani var\u00f2 un decreto con una serie di misure di contenimento dei consumi da \u00ablacrime e sangue\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Il divieto di circolazione ai mezzi motorizzati in tutti i giorni festivi<\/strong> con multe da centomila lire a un milione per chi \u00absgarrava\u00bb, la chiusura dei distributori di benzina che intanto era lievitata da 150 a 200 lire al litro dalle 12 del giorno precedente la festivit\u00e0 sino alle 24 del giorno dopo, la chiusura anticipata di negozi e uffici pubblici: i primi alle ore 19, i secondi alle ore 17.30. Anche bar, ristoranti e locali pubblici erano obbligati a chiudere alle 24, mentre cinema, teatri e locali potevano rimanere aperti fino alle 22.45. E poi la Tv: la Rai (allora c\u2019erano solo la RaiUno e Raidue) avrebbe dovuto terminare la sua programmazione entro le 22.45, non un minuto di pi\u00f9.<\/p>\n<p><strong>E infine il governo imponeva a tutti i Comuni la riduzione del 40% dell\u2019illuminazione pubblica,<\/strong> mentre le scritte o le insegne luminose delle vetrine di negozi e altri locali pubblici dovevano restare spente. Da un giorno all&#8217;altro i milanesi si trovarono a fare i conti con un\u2019altra citt\u00e0. E, sempre in un attimo, la gioia delle prime domeniche di austerity lasci\u00f2 il posto alla difficolt\u00e0 quotidiana di fare i conti con la crisi energetica. Si spense lentamente il centro, si spensero le insegne pubblicitarie al neon che in piazza del Duomo, sulla facciata di palazzo Carminati, facevano la <em>r\u00e9clame<\/em> alle lavatrici Candy, al Cinzano, all&#8217;Aperol, all&#8217;amaro Sarti, al Vov e all&#8217; Idrolitina del cavalier Gazzoni e si spensero da corso Buenos Aires a via Meravigli a via Dante tutte le vie commerciali. Non solo.<\/p>\n<p><strong>La crisi mordeva e i trasporti ne pagavano il prezzo pi\u00f9 alto<\/strong> tant&#8217;\u00e8 che cominciarono a scarseggiare anche non solo la benzina, con code infinite di automobilisti in quei pochi distributori rimasti aperti, ma anche i generi alimentari che i supermercati dovettero razionare. And\u00f2 avanti cos\u00ec per quasi cinque mesi finch\u00e8 nel marzo del 1974 fu introdotta prima la circolazione a targhe alterne e poi i divieti vennero revocati del tutto in occasione di Pasqua e Pasquetta.<\/p>\n<p><strong>C\u2019era una volta l\u2019austerity che cambi\u00f2 (non poco) le abitudini<\/strong> dei milanesi, che consegn\u00f2 loro una citt\u00e0 diversa, che li mise di fronte ad una societ\u00e0 che non poteva pi\u00f9 contare su un\u2019energia a basso costo e che li costrinse a non poche rinunce. C\u2019era una volta l\u2019austerity e oggi potrebbe tornare. Cos\u00ec dice la cronaca e cos\u00ec ci ricorda la storia&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C&#8217;era poco da festeggiare ma fu una festa&#8230;Era domenica 2 dicembre del 1973 quando Milano si svegli\u00f2 all\u2019improvviso in silenzio, a motori spenti, senz&#8217;auto. 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