{"id":39733,"date":"2026-04-30T22:28:13","date_gmt":"2026-04-30T20:28:13","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=39733"},"modified":"2026-04-30T22:28:13","modified_gmt":"2026-04-30T20:28:13","slug":"perche-correte-per-un-insano-senso-del-dovere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/04\/30\/perche-correte-per-un-insano-senso-del-dovere\/","title":{"rendered":"&#8220;Perch\u00e8 correte?&#8221;: per un &#8220;insano&#8221; senso del dovere&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2020\/08\/12\/quanta-fatica-fa-un-maratoneta-2\/marato-3\/\" rel=\"attachment wp-att-28247\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-28247\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/08\/marato-1-300x137.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"137\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/08\/marato-1-300x137.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/08\/marato-1-1024x466.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/08\/marato-1-768x349.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2020\/08\/marato-1.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Qualche giorno fa mentre con un caro amico correvo nella pausa di pranzo intorno al Parco Sempione di Milano, siamo stati fermati (con garbo) da una ragazza &#8220;armata&#8221; di telefonino e microfonino, quasi certamente una &#8220;influencer&#8221; come oggi capita spesso di incontrare: &#8220;Posso chiedervi perch\u00e8 correte&#8230;?&#8221;. Domanda semplice all&#8217;apparenza che si sarebbe potuta liquidare in fretta. Perch\u00e8 uno corre per star bene, per piacere, perch\u00e8 ne ha voglia, per moda, per allenarsi, per consuetudine, per scommessa\u00a0 e chiss\u00e0 per quanti altri millle motivi ancora.<\/p>\n<p><strong>In realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec. La risposta \u00e8 parecchio pi\u00f9 complessa.<\/strong> A volte si corre ( ma allo stesso modo si pedala, si nuota e si fa sport&#8230;) solo ed esclusivamente per senso del dovere. Un &#8220;insano&#8221; senso del dovere che cresce di pari passo con il &#8220;senso di colpa&#8221; con cui ogni atleta, campione o amatore che sia,\u00a0 si ritrova a fare i conti nei giorni in cui di allenarsi proprio non\u00a0 ha voglia. Non si ha voglia perch\u00e8 magari piove, perche fa freddo, perche c\u2019\u00e8 anche vento. Non si ha voglia perch\u00e8 \u00e8 buio, perch\u00e8\u00a0 sarebbe pi\u00f9 comodo prendersi una pausa o sedersi al tavolino di un bar per un aperitivo, perch\u00e8 si potr\u00e0 tranquillamente correre domani\u2026E invece si va.<\/p>\n<p><strong>Perch\u00e8 correre \u00e8 soprattutto un esercizio spirituale.<\/strong> C\u2019\u00e8 un grande senso responsabilit\u00e0 in chi fa sport non per moda che porta a vincere\u00a0 la sfida con la parte pi\u00f9 pigra e pi\u00f9 saggia di se stessi,\u00a0 a battere l\u2019ansia di uscire a fari spenti, ad imporsi sacrifici e rinunce che spesso sfiorano il masochismo&#8230;Con il passare degli anni, se uno non &#8220;molla&#8221;, la scelta\u00a0 si fa sempre\u00a0 sempre pi\u00f9 convinta, prescinde dall&#8217;andare veloce, dall&#8217;essere competitivo, dai tempi, dalle classifiche&#8230;Diventa intima alla ricerca di un equlibrio che permette (anche) di relazionarsi con pi\u00f9 serenit\u00e0 con un mondo che per motivi generazionali appare sempre pi\u00f9 lontano e sfuggente.<\/p>\n<p><strong>Per Haruki Murakami, scrittore e maratoneta, tutto ci\u00f2 altro non \u00e8 se non una delle tante forme di arte.<\/strong> \u201cAffronto i compiti che ho davanti e li porto a compimento ad uno ad uno, fino a esaurimento delle forze. Concentro l\u2019attenzione su ogni singolo passo, ma al tempo stesso cerco di avere una visione globale e di guardare lontano. Come vengono giudicati il tempo che ottengo in gara e il mio posto in graduatoria, come venga considerato il mio stile, \u00e8 di secondaria importanza. Ci\u00f2 che conta per me, per il corridore che sono, \u00e8 tagliare un traguardo dopo l\u2019altro con le mie gambe. Usare tutte le forze che sono necessarie, sopportare tutto ci\u00f2 che devo e alla fine essere contento di me. Imparare qualcosa di concreto- piccolo finch\u00e8 si vuole ma concreto- dagli sbagli che faccio e dalla gioia che provo. E gara dopo gara, anno dopo anno, arrivare in un luogo che mi soddisfi. O almeno andarci vicino. Se mai ci sar\u00e0 un epitaffio sulla mia tomba, e se posso sceglierlo io, vorrei che venissero scolpite queste parole: Murakami Haruki, s Se non altro fino alla fine non ha camminato. Perch\u00e8 si dica quel che si vuole ma io sono un maratoneta\u2026&#8221;. Ecco perch\u00e8 si corre e si continua a correre&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Qualche giorno fa mentre con un caro amico correvo nella pausa di pranzo intorno al Parco Sempione di Milano, siamo stati fermati (con garbo) da una ragazza &#8220;armata&#8221; di telefonino e microfonino, quasi certamente una &#8220;influencer&#8221; come oggi capita spesso di incontrare: &#8220;Posso chiedervi perch\u00e8 correte&#8230;?&#8221;. Domanda semplice all&#8217;apparenza che si sarebbe potuta liquidare in fretta. Perch\u00e8 uno corre per star bene, per piacere, perch\u00e8 ne ha voglia, per moda, per allenarsi, per consuetudine, per scommessa\u00a0 e chiss\u00e0 per quanti altri millle motivi ancora. In realt\u00e0 non \u00e8 cos\u00ec. La risposta \u00e8 parecchio pi\u00f9 complessa. 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