{"id":39971,"date":"2026-06-26T16:19:14","date_gmt":"2026-06-26T14:19:14","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=39971"},"modified":"2026-06-26T16:22:01","modified_gmt":"2026-06-26T14:22:01","slug":"undici-secondi-per-raccontantare-maradona-e-un-pezzo-dargentina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/06\/26\/undici-secondi-per-raccontantare-maradona-e-un-pezzo-dargentina\/","title":{"rendered":"Undici secondi per raccontare Maradona e un pezzo d&#8217;Argentina"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/06\/26\/undici-secondi-per-raccontantare-maradona-e-un-pezzo-dargentina\/undici\/\" rel=\"attachment wp-att-39972\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-39972\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/06\/undici-189x300.jpg\" alt=\"\" width=\"189\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/06\/undici-189x300.jpg 189w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/06\/undici.jpg 256w\" sizes=\"(max-width: 189px) 100vw, 189px\" \/><\/a>\u00abUndici secondi nasce da un istante preciso: il secondo gol di Diego Armando Maradona agli inglesi, il 22 giugno 1986, nello stadio Azteca nei quarti di finale del Mondiale. Dur\u00f2 undici secondi: quasi niente. Un respiro. Un gesto. Un lampo. Eppure, dentro quegli undici secondi, per noi argentini entr\u00f2 una parte enorme della nostra storia&#8230;\u00bb. Carlos Aletto, scrittore di Mar del Plata, chiarisce subito che il suo ultimo romanzo non \u00e8 solo un libro che parla di calcio.<\/p>\n<p><strong>\u00c9 la storia di due ragazzi di un \u00abbarrio\u00bb tra i pi\u00f9 poveri di Buenos Aires che si fanno una promessa<\/strong>: il primo che riuscir\u00e0 a uscire dalla povert\u00e0 dovr\u00e0 tornare indietro per salvare l\u2019altro. Uno sogna il calcio, l\u2019altro sogna la letteratura. Tutti e due guardano Maradona come si guarda qualcuno che ha dimostrato che, anche venendo dal fango, anche venendo da un quartiere povero, si pu\u00f2 arrivare a toccare qualcosa di immenso. Che ci si pu\u00f2 anche perdere nella vita ma comunque e in qualche modo ci si ritrova empre, si riparte, si ricomincia.<\/p>\n<p><strong>Maradona non \u00e8 soltanto un calciatore.<\/strong> \u00ab\u00c8 il ragazzo povero che attraversa il campo- spiega Aletto- In Argentina chiamiamo potrero quello spazio di terra, di polvere, di fango e di sogni dove i bambini imparano a prendere a calci un pallone ma anche la lealt\u00e0, la rivalit\u00e0, l\u2019amicizia, la resistenza. I protagonisti del mio libro vengono da l\u00ec. Da un mondo povero, duro, ma pieno di immaginazione. Da un luogo dove un pallone pu\u00f2 essere una forma di salvezza e che credono e sperano che il calcio, la letteratura o l\u2019amicizia possano salvarli&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Quel giorno all\u2019Atzeca Maradona riscatt\u00f2 un Paese<\/strong> da quello che il popolo dell\u2019albiceleste considerava un atto di prepotenza di Margaret Tatcher quando, quattro ani prima nella guerra delle Malvinas, aveva portato alla morte di oltre 600 soldati argentini. Due gol. La mano del Dios e pochi minuti dopo il gol del secolo per dire che, contro la potenza militare, si poteva vincere con l\u2019astuzia e con la bellezza assoluta di un gesto. Undici secondi per entrare dritto nella storia per tornare protagonisti del proprio destino. Non solo.<\/p>\n<p><strong>Undici secondi \u00e8 anche un libro sulla lingua, sulle contaminazioni, sul ritorno all\u2019origine<\/strong> perch\u00e8 Aletto ha nonni del Sud, di Teano vicino Napoli. \u00abLa lingua argentina \u00e8 piena di Italia- racconta- Quando ero bambino, ascoltavo ancora il<em> cocoliche,<\/em> quella lingua mescolata che parlavano molti immigrati italiani e i loro figli: un italiano che voleva diventare spagnolo, uno spagnolo che non riusciva a dimenticare l\u2019italiano. Era una lingua comica, tenera, dolorosa, di lavoro, di nostalgia, di fame di futuro, di porti, di immigrati, di quartieri. Per questo io credo che scrivere in Argentina sia, in qualche modo, continuare a parlare con l\u2019Italia. Io vivo a Mar del Plata, e l\u00ec il porto \u00e8 uno dei luoghi pi\u00f9 italiani dell\u2019Argentina. Un luogo di pescatori, di famiglie, di lavoro duro, di barche, di reti, di feste religiose, di dialetti, di cognomi italiani. Un pezzo d\u2019Italia costruito davanti all\u2019Atlantico. A volte penso che il porto di Mar del Plata sia una specie di traduzione vivente: Italia tradotta al vento argentino, al mare argentino, al lavoro argentino&#8230;\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Undici secondi viene da l\u00ec.<\/strong> Racconta tutto ci\u00f2 ma soprattutto risponde ad una domanda: \u00abChi racconter\u00e0 la nostra storia? Chi racconter\u00e0 la vita dei ragazzi poveri, degli amici perduti, delle famiglie che attraversano il mare, dei padri, dei nonni, degli antenati che hanno lasciato un paese per costruire una vita nuova? Ii ho pensato che fosse arrivato il momento di raccontare un pezzo di storia dell\u2019Argentina, ma anche quella dell\u2019Italia che vive dentro l\u2019Argentina&#8230;\u00bb<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>\u00abUndici secondi nasce da un istante preciso: il secondo gol di Diego Armando Maradona agli inglesi, il 22 giugno 1986, nello stadio Azteca nei quarti di finale del Mondiale. Dur\u00f2 undici secondi: quasi niente. Un respiro. Un gesto. Un lampo. Eppure, dentro quegli undici secondi, per noi argentini entr\u00f2 una parte enorme della nostra storia&#8230;\u00bb. Carlos Aletto, scrittore di Mar del Plata, chiarisce subito che il suo ultimo romanzo non \u00e8 solo un libro che parla di calcio. \u00c9 la storia di due ragazzi di un \u00abbarrio\u00bb tra i pi\u00f9 poveri di Buenos Aires che si fanno una promessa: il [&hellip;]<\/p>\n&nbsp;&nbsp;<div class=\"readmore\"><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/06\/26\/undici-secondi-per-raccontantare-maradona-e-un-pezzo-dargentina\/\">Continua a leggere...<\/a><\/div><\/p>","protected":false},"author":956,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[1],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39971"}],"collection":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/users\/956"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39971"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39971\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39976,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39971\/revisions\/39976"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39971"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39971"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39971"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}