{"id":40105,"date":"2026-07-21T21:15:34","date_gmt":"2026-07-21T19:15:34","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=40105"},"modified":"2026-07-21T21:35:32","modified_gmt":"2026-07-21T19:35:32","slug":"addio-ad-amerigo-sarri-babbo-di-maurizio-anzi-di-piu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/07\/21\/addio-ad-amerigo-sarri-babbo-di-maurizio-anzi-di-piu\/","title":{"rendered":"Addio ad Amerigo Sarri, &#8220;babbo&#8221; di Maurizio. Anzi di pi\u00f9"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/07\/21\/addio-ad-amerigo-sarri-babbo-di-maurizio-anzi-di-piu\/sar2-2\/\" rel=\"attachment wp-att-40107\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-40107\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/07\/sar2-300x298.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"298\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/07\/sar2-300x298.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/07\/sar2-150x150.jpg 150w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/07\/sar2-768x763.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/07\/sar2.jpg 885w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Amerigo Sarri era il pap\u00e0 di Maurizio, oggi allenatore dell&#8217;Atalanta. Non solo,\u00a0 anzi parecchio di pi\u00f9. Se n&#8217;\u00e8 andato ieri a 97 anni portando con s\u00e8 una bella storia di bici, pedali, corse, vittorie e passione che lo consegna storico protagonista del ciclismo toscano del secondo Dopoguerra. Inizi\u00f2 a gareggiare nel 1946 tra gli allievi con la maglia dell&#8217;Unione sportiva Figline Valdarno, conquistando nove successi e mettendo in mostra qualit\u00e0 che lo avrebbero presto indicato come una delle pi\u00f9 interessanti promesse del paese che tornava lentamente a togliersi di dosso le paure e a sognare.\u00a0 Era un passista-scalatore con un buon spunto veloce e un paio di anni dopo pass\u00f2 tra i dilettanti. In sei stagioni raccolse 37 vittorie con diverse formazioni, tra cui il gruppo sportivo Castellani, L&#8217;unione sportiva Rifredi, Assi Firenze e soprattutto l&#8217;Aquila Montevarchi, societ\u00e0 con la quale visse gli anni pi\u00f9 importanti della carriera. Fu anche convocato nella nazionale azzurra: un paio di volte.\u00a0 Era il tempo delle grandi sfide, Bartali e Coppi, lui\u00a0 ebbe una bella amicizia con Gino\u00a0 che durante gli allenamenti faceva spesso tappa a Figline Valdarno.\u00a0 A 26 ani smise di pedalare, si dedic\u00f2 al ciclismo organizzando gare ma con l&#8217;anima e con il cuore di sella non \u00e8 mai sceso. Nel 2022 la Sezione Ciclistica dell&#8217;Aquila Montevarchi gli aveva conferito il titolo di socio onorario, insieme a Giancarlo Brocci, fondatore dell&#8221;Eroica, come riconoscimento per il contributo dato alla storia del ciclismo montevarchino e toscano.<\/p>\n<p><strong>E all&#8217;Eroica era di casa.<\/strong> Anni fa a Gaiole in Chianti, al via della ventunesima edizione della ciclostorica pi\u00f9 famosa al mondo, lo avevo incontrato per caso\u00a0 il giorno prima della partenza e aveva subito messo le cose in chiaro quando aveva capito che, da giornalista, volevo stuzzicarlo su suo figlio che allora allenava il Napoli ed era in testa alla classifica: \u201cNonostante il mi\u2019 figliolo io tifo per la Fiorentina\u2026\u201d disse. Punto e a capo. Le strade e gli sterrati eroici li conosceva come le sue tasche e a Gaiole era venuto in bici con la divisa bianca con la banda orizzontale rossa e blu dell&#8217;Aquila Montevarchi. Gli era rimasta addosso. \u201d Qui a Gaiole vinsi una gara anche se negli ultimi chilometri rimasi senza freni- ricord\u00f2\u00a0 davanti a un vetrina dove era esposta una foto della Montevarchi di allora al gran completo- Si era in fuga in due e ad un certo punto in discesa mi si ruppe anche il secondo cavo. Il primo era gi\u00e0 saltato prima. Non dissi nulla al mio compagno di avventura, cercai di non fargli capire che ero in difficolt\u00e0. Mi misi alla sua ruota e continuai a frenare in discesa mettendo la punta della scarpa sul copertone posteriore. Finch\u00e8 finalmente s\u2019arriv\u00f2 al piano, un paio di chilometri dove i freni non\u00a0 servivano pi\u00f9. Partii di scatto e vinsi la gara\u2026\u201d.<\/p>\n<p><strong>Guardavi Amerigo, pensavi a Maurizio,<\/strong> pi\u00f9 o meno gli stessi gesti, lo stesso parlare. E allora si parl\u00f2 di Napoli dove tanti anni la famiglia Sarri si trasfer\u00ec nel suo peregrinare per lavoro. Ricord\u00f2 quella volta che girava in auto nel traffico e tutti\u00a0 continuavano a suonare per salutarlo e lui ricambiava anche se in realt\u00e0 non capiva bene il perch\u00e8. Poi una volta a casa si rese conto:\u00a0 Maurizio, che era piccolino, per fargli uno scherzo gli aveva attaccato sul baule della macchina un bandierone celeste del Napoli.\u00a0 Forse un segno del destino. Anche se pi\u00f9 del calcio Amerigo ha sempre amato il ciclismo. Una passione che non si \u00e8 mai sopita. Restano i racconti delle corse, le foto in bianco e nero,\u00a0 i nomi e i cognomi di una squadra che negli Anni \u201950 era eroica davvero.\u00a0 Tutti in fila, dal \u201ccanapino\u201d a Libero Volante, da Valeriano Faldini che fu anche Gregario di Fausto Coppi a Bruno Tognaccini a Marcello Ciolli. Ma soprattutto resta l&#8217;immagine di Amerigo, \u201cbabbo\u201d di Maurizio Sarri. Non solo, anzi di pi\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Amerigo Sarri era il pap\u00e0 di Maurizio, oggi allenatore dell&#8217;Atalanta. Non solo,\u00a0 anzi parecchio di pi\u00f9. Se n&#8217;\u00e8 andato ieri a 97 anni portando con s\u00e8 una bella storia di bici, pedali, corse, vittorie e passione che lo consegna storico protagonista del ciclismo toscano del secondo Dopoguerra. 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