{"id":40125,"date":"2026-07-23T20:52:19","date_gmt":"2026-07-23T18:52:19","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=40125"},"modified":"2026-07-23T20:52:19","modified_gmt":"2026-07-23T18:52:19","slug":"carapaz-bis-al-tour-la-sua-storia-continua","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/07\/23\/carapaz-bis-al-tour-la-sua-storia-continua\/","title":{"rendered":"Carapaz, bis al Tour: la sua storia continua"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/07\/23\/carapaz-bis-al-tour-la-sua-storia-continua\/carap\/\" rel=\"attachment wp-att-40127\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-40127\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/07\/carap-300x215.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"215\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/07\/carap-300x215.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/07\/carap-1024x733.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/07\/carap-768x550.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/07\/carap.jpg 1067w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>E due. Era una settimana che Richard Carapaz provava a vincere la sua seconda tappa al Tour dopo il trionfo, due anni fa, sulla salita di Superdevoluy in Alta Provenza. E\u00a0oggi ce l&#8217;ha fatta.\u00a0 Un arrivo in solitaria, come quasi sempre gli capita, per chiudere a braccia alzate la 18ma frazione da \u00a0Voiron a Orci\u00e8res Merlette con quasi un minuto davanti allo svizzero Mauro Schmid e allo statunitense Matteo Jorgenson.<\/p>\n<p><strong>Quando la strada sale Carapaz c&#8217;\u00e8.<\/strong> C&#8217;\u00e8 sempre. Richard Carapaz \u00e8 un uomo solo al comando, questo racconta a sua storia.\u00a0 Dal Giro di Svizzera al Giro d\u2019Italia all\u2019<span data-olk-copy-source=\"MessageBody\"> oro olimpico, alla prima maglia gialla indossata da un ecuadoriano al Tour ha scritto pagine che restano. Un racconto che si perde negli anni, che sembra la sceneggiatura di un film, che spiega la sua tenacia e la sua voglia di arrivare. Un&#8217;avventura che comincia<\/span><span data-olk-copy-source=\"MessageBody\">\u00a0tanti anni fa quando suo padre, in una discarica del municipio di El Carmelo nel Canton Tulcan, recupera una biciclettina abbastanza malandata. Per\u00f2 gliela rimette in sesto e gliela regala. Da l\u00ec \u00e8 un attimo ritrovarsi a 15 anni a pedalare nella Carchense Panavial-Courage, squadra di dilettanti della Provincia del Carchi, fianco a fianco con speranze e campioni. Ed \u00e8 un attimo anche cominciare a vincere\u00a0 la Vuelta del Guatemala o il titolo Panamericano Under 23.<\/span><\/p>\n<p><span data-olk-copy-source=\"MessageBody\"><strong>Si comincia sempre cos\u00ec. \u00a0<\/strong>Ma il tempo fila via veloce e sette anni fa, tutto vestito di rosa, Carapaz entra da vincitore nell\u2019Arena di Verona. Il Giro numero 102 \u00e8 suo.\u00a0 Un trionfo quasi da\u00a0 sconosciuto\u00a0 che arriva dopo una vittoria alla\u00a0 Vuelta a Navarra e un quarto posto nella Vuelta a Castillo y Leon . Poca cosa perch\u00e8\u00a0 il Giro e il Giro soprattutto in Ecuador dove il ciclismo \u00e8 lo sport pi\u00f9 seguito, dove per seguire le sue tappe si chiudono uffici e negozi, dove se si escludono il tennista\u00a0 Andres Gomez che nel \u201990 a sorpresa vinse il Roland Garros battendo in finale Agassi e il marciatore Jefferson Perez medaglia d\u2019oro (l\u2019unica) nella marcia alle olimpiadi di Atlanta nel \u201996, nessuno aveva mai vinto nulla.<\/span><\/p>\n<p><span data-olk-copy-source=\"MessageBody\"><strong>Cos\u00ec la vicenda di Carapaz diventa il racconto nazionale,<\/strong> diventano feste, foto, riscatti e sogni che si avverano. Diventa\u00a0 il podio al Tour\u00a0 e\u00a0 diventa soprattutto una medaglia d\u2019oro ai giochi di Tokyo 2020 sulle pendici del monte Fuji che non sar\u00e0 il Monte Olimpo ma ci assomiglia parecchio. Diventa una fiaba con il lieto fine se si pensa che solo qualche anno fa il campione della Education First non si poteva neppure allenare e si occupava del bestiame della sua famiglia nella fattoria di Carchi.\u00a0 Due anni fa l\u2019inizio della sua rinascita si colora di giallo con la prima maglia al Tour per un ciclista ecuadoriano e oggi il lampo che lo\u00a0 porta a fare il bis alla Grande Boucle.\u00a0 Quella di Carapaz \u00e8 una storia fatta di fatica, di rispetto, di classe,\u00a0 di occasioni perdute e occasioni colte al volo. E la \u00a0&#8220;parabola&#8221; di\u00a0 un gregario talentuoso capace di uscire dall&#8217; ombra e di\u00a0 iscrivere il proprio nome nell\u2019albo d\u2019oro del ciclismo. Una storia <\/span><span data-olk-copy-source=\"MessageBody\">che prender\u00e0 altre strade, altre salite, altre fughe pensate, provate, fallite e riuscite. Una storia che continua.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>E due. Era una settimana che Richard Carapaz provava a vincere la sua seconda tappa al Tour dopo il trionfo, due anni fa, sulla salita di Superdevoluy in Alta Provenza. E\u00a0oggi ce l&#8217;ha fatta.\u00a0 Un arrivo in solitaria, come quasi sempre gli capita, per chiudere a braccia alzate la 18ma frazione da \u00a0Voiron a Orci\u00e8res Merlette con quasi un minuto davanti allo svizzero Mauro Schmid e allo statunitense Matteo Jorgenson. Quando la strada sale Carapaz c&#8217;\u00e8. C&#8217;\u00e8 sempre. 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