{"id":40230,"date":"2026-08-19T20:33:06","date_gmt":"2026-08-19T18:33:06","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=40230"},"modified":"2026-08-19T20:33:34","modified_gmt":"2026-08-19T18:33:34","slug":"la-marcia-la-grande-storia-azzurra-e-linsulto-di-birmingham","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/08\/19\/la-marcia-la-grande-storia-azzurra-e-linsulto-di-birmingham\/","title":{"rendered":"La marcia, la grande storia azzurra e l&#8217;insulto di Birmingham"},"content":{"rendered":"<div class=\"n6owBd awi2gc\" data-sfc-cp=\"\" data-sfc-root=\"ep\" data-hveid=\"CAIIAQgKEAA\" data-complete=\"true\" data-processed=\"true\" data-copy-service-computed-style=\"font-family: &quot;Google Sans&quot;, Arial, sans-serif; font-size: 16px; font-weight: 400; margin: 12px 0px 16px; text-decoration: none; border-bottom: 0px rgb(22, 23, 26);\">\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/08\/19\/la-marcia-la-grande-storia-azzurra-e-linsulto-di-birmingham\/stan\/\" rel=\"attachment wp-att-40231\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-40231\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/08\/stan-300x206.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"206\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/08\/stan-300x206.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/08\/stan-1024x703.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/08\/stan-768x527.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/08\/stan.jpg 1116w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Anni fa a Quarto Oggiaro, una delle periferie pi\u00f9 complicate di Milano,\u00a0 in onore di Ugo Figerio, milanese doc, primo campione della marcia italiana, tre volte oro olimpico negli anni \u201920 e \u201930 ad Anversa e poi a Parigi dopo quasi 50anni\u00a0 anni si era tornati ad organizzare un gara di marcia. Una sfida riservata alle giovani promesse in una periferia milanese spesso bistrattata ma \u00abterra\u00bb di grandi marciatori, campioni straordinari come Michele Didoni e Gianni Perricelli che si sono erano su quelle queste strade negli anni \u201980 e 90\u2032 e hanno vinto poi medaglie alle olimpiadi e ai campionati mondiali.<\/p>\n<p><strong>Ma la marcia azzurra ovviamente non ha solo una storia milanese.<\/strong> E&#8217; una &#8220;scuola d&#8217;oro&#8221; con una delle pi\u00f9 importanti tradizioni nell&#8217;atletica leggera mondiale che ha collezionato decine di medaglie olimpiche, mondiali ed europee grazie a fuoriclasse assoluti: oltre a Frigerio vanno ricordati Pino Dordoni oro olimpico ai Giochi di Helsinki nel 1952, Abdom Pamich oro nella 50 km alle olimpiadi di Tokyio nel 1964, Maurizio Damilano oro a MOsca nel 1980, Ivano Brugnetti oro ad Atene, Alex Schwazer oro a Pechino, Massimo Stano oro a Tokyo nel 2021 e Antonella Palmisano oro lei pure a Tokyo. E si potrebbe continuare con un elenco infiito di vittorie e di campioni tra titoli mondiali ed europei<\/p>\n<p><strong>La marcia \u00e8 una disciplina nobile, tosta, da periferie,<\/strong> sport &#8220;povero&#8221; ma incredibilmente ricco, da grandi imprese e di grandi riscatti. Una specialit\u00e0 di fatica e sudore che spesso non trova spazio nelle prime pagine o in tv se non quando porta nel carniere titoli e medaglie che in anni passati hanno spesso salavato spedizioni azzurre non trionfali come le ultime a cui ci stiamo abituando.<\/p>\n<p><strong>Per questo fa rabbia vedere come \u00e8 stata tratta negli ultimi europei inglesi a\u00a0 Ferragosto.<\/strong> Quattro gare, mezza maratona e maratona maschile e femminile al via tutte insieme. Una follia, un insulto a una disciplina che ha scritto e regalato pagine impredibili all&#8217;atletica. Un trattamento ignobile, irrispettoso della fatica degli atleti,\u00a0 che ha dato la sgradevole sensazione che gli organizztori si volessero quasi levare di torno un impiccio il pi\u00f9 presto possibile.\u00a0 Non si capiva che gara si stesse vedendo, non si riuscivano a seguire gli atleti, chi sorpassava chi,\u00a0 chi fosse davanti, chi dietro&#8230;<\/p>\n<p><strong>Cionostante a Birmingham gli azzurri hanno scritto un&#8217;altra grande pagina:<\/strong> &#8220;Credo questo campionato europeo sia stato fatto un pezzo di storia della marcia- aveva detto alla fine il Dt azzurro Antoni La Torre_ Cinque medaglie, due ori, due argenti e un bronzo e un record del mondo. C&#8217;\u00e8 un leone come Massimo Stano che d\u00e0 coraggio ed \u00e8 veramente un esempio a tutti e abbiamo questa irruente New Wave con Sofia Fiorini. E poi Mihai, Cosi e Fortunato che inizia la sua vera carriera. Credo bisognerebbe avere rispetto per queste grandissime storie umane perch\u00e9 se dovessimo raccontare il calvario di Stano di questi ultimi anni si capirebbe quanto amore ci mettono questi atleti. Serve avere un po&#8217; pi\u00f9 di rispetto per gli atleti e per questa disciplina che nasce con le Olimpiadi&#8221;. Giusto, peerfetto.<\/p>\n<p><strong>Ora per\u00f2 la parola passa anche al Presidente della Fidal Stefano Mei.<\/strong> Che si faccia sentire, che batta i pugni sul avolo se serve, che spieghi a chi di dovere che la marcia ( non non solo azzurra) \u00e8 uno dei pezzi pi\u00f9 importanti della storia dell&#8217;atletica e non pu\u00f2 essere trattata cos\u00ec.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Anni fa a Quarto Oggiaro, una delle periferie pi\u00f9 complicate di Milano,\u00a0 in onore di Ugo Figerio, milanese doc, primo campione della marcia italiana, tre volte oro olimpico negli anni \u201920 e \u201930 ad Anversa e poi a Parigi dopo quasi 50anni\u00a0 anni si era tornati ad organizzare un gara di marcia. 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