{"id":40345,"date":"2026-09-21T16:39:22","date_gmt":"2026-09-21T14:39:22","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=40345"},"modified":"2026-09-21T16:39:22","modified_gmt":"2026-09-21T14:39:22","slug":"mazzola-se-ne-va-ultimo-dribbling-in-una-milano-che-non-ce-piu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/09\/21\/mazzola-se-ne-va-ultimo-dribbling-in-una-milano-che-non-ce-piu\/","title":{"rendered":"Mazzola se ne va, ultimo dribbling in una Milano che non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/09\/21\/mazzola-se-ne-va-ultimo-dribbling-in-una-milano-che-non-ce-piu\/mazzz\/\" rel=\"attachment wp-att-40346\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-40346\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/09\/mazzz-215x300.jpg\" alt=\"\" width=\"215\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/09\/mazzz-215x300.jpg 215w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/09\/mazzz.jpg 505w\" sizes=\"(max-width: 215px) 100vw, 215px\" \/><\/a>Un dribbling secco e poi via sgambettando. Se n\u2019\u00e8 andato anche Mazzola, a modo suo: imprendibile, seminando avversari come birilli, fino a mettere la palla in rete, con un ghigno sotto i baffetti, braccia al cielo e palla al centro. Se n\u2019\u00e8 andato Sandro Mazzola e con lui se ne va uno degli ultimi pezzi di Milano, quella Milano che non esiste pi\u00f9, trasformata, in meglio o in peggio si capir\u00e0 forse mai, dal tempo che non si pu\u00f2 fermare. La Milano di Mazzola non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 il suo calcio, il tifo colto e sanguigno dell\u2019avvocato Peppino Prisco che sicuramente prima di andarsene avr\u00e0 cambiato fede e casacca per togliersi di mezzo un milanista, non ci sono pi\u00f9 Sarti, Burgnich, Facchetti&#8230; Niente pi\u00f9 filastrocche. Niente pi\u00f9 ironia, niente pi\u00f9 sfott\u00f2. Ora in curva si parlano altre lingue, ci sono altri boss che farebbero impallidire \u00abSandrino il mazzulatore&#8230;\u00bb di Abbatantuoniana memoria, ci si ammazza (sul serio) per comandare, ci sono inchieste, manette, ombre mafiose. Altri tempi, altre squadre, un\u2019altra epoca la sua. A cominciare dai suoi presidenti, Moratti, Fraizzoli, Pellegrini e ancora Moratti, nerazzurri nel cuore e nell\u2019anima, \u00abbauscia\u00bb il giusto, milanesi doc, interisti sempre, fino in fondo. Altroch\u00e8 \u00abFondi\u00bb.<\/p>\n<p><strong>Mazzola se ne va proprio quando San Siro,<\/strong> il suo stadio quello dove il 27 maggio del 1965 conquist\u00f2 la Coppa dei Campioni contro il Benfica, compie cent\u2019anni. E forse se ne va giusto in tempo per non vedere che fine far\u00e0, per non vedere cosa rester\u00e0, quel pezzetto di curva a far da museo tra nuovi palazzi, grattacieli e un centro commerciale. L\u2019idea del nuovo stadio non gli piaceva, l\u2019aveva rispedita al mittente pi\u00f9 o meno un anno fa: \u00abSe ci penso mi viene da piangere&#8230;Mai ci porter\u00f2 i miei nipoti\u00bb. Il solito suo dribbling secco. C\u2019era una volta la Milano di Mazzola con i suoi simboli: il Meazza, la Scala, il tram che pian piano stano scomparendo. Cos\u00ec come in piazza Duomo sono sparite le insegne illuminate sulla facciata di palazzo Carminati che facevano la r\u00e9clame alle lavatrici Candy, al Cinzano, all\u2019Aperol, all\u2019amaro Sarti, al Vov e all\u2019 Idrolitina del cavalier Gazzoni.<\/p>\n<p><strong>Altri tempi e un altro mondo.<\/strong> Per\u00f2 uno arrivava a Milano, scendeva dal treno alla Centrale e capiva subito dov\u2019era quando, sul piazzale della stazione si trovava di fronte il grande bar dell\u2019Alemagna con il profumo delle brioche caldee i panettoni, che ancora non aveva conosciuto le farciture di ananans, cioccolato e rum, esposti in vetrina. Ora ci sono un kebab, un\u2019agenzia di viaggio e un \u00abmoney trasfer\u00bb come in tante altre citt\u00e0 del mondo. Ora Milano \u00e8 \u00abverticale\u00bb con il verde, pardon il \u00abgreen\u00bb, che si arrampica, che s\u2019affaccia da attici e superattici sempre pi\u00f9 prestigiosi ed esclusivi. Addio alle case di ringhiera, ai portinai, alle balere dell\u2019Ortica e a quella citt\u00e0 che era inclusiva di suo, magari bestemmiando per una partita di scopone, e non per programma politico.<\/p>\n<p><strong>Con Sandro Mazzola sparisce un pezzo di quella citt\u00e0 che \u00e8 stata e che non sar\u00e0 pi\u00f9.<\/strong> Lascia ineluttabilmente (e giustamente) spazio a una metropoli che fa gola ai grandi fondi di investimento e che ha per\u00f2 allargato tantissimo la forbice delle sue disparit\u00e0, [TESTO]sempre pi\u00f9 divisiva, esclusiva e contrapposta. Ma \u00e8 impossibile opporsi al tempo. Una accelerazione veloce cominciata una decina di anni fa con l\u2019Expo. Di quell\u2019evento inizialmente contestato, osteggiato e forse non completamente compreso non sono rimasti solo i poli tecnologici: lo Human Technopole, i nuovi quartieri. \u00c8 rimasta la consapevolezza di far parte di una metropoli che stava cambiando passo, che si metteva alla pari delle grandi capitali del mondo: dai quartieri alle scuole, dalle associazioni al volontariato. Un onda lunga continuata con le olimpiadi invernali che ci hanno messo un po\u2019 a scaldare i cuori e hanno lasciato in eredit\u00e0 forse un po meno di ci\u00f2 che si aspettava. Una citt\u00e0 oggi ferma per le inchieste sull\u2019urbanistica, per le \u00abscie\u00bb abusate, per gli arresti, le accuse, i processi. C\u2019era una volta la Milano di Mazzola e ora non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. Un dribbling secco: se n\u2019\u00e8 andata pure lei.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Un dribbling secco e poi via sgambettando. Se n\u2019\u00e8 andato anche Mazzola, a modo suo: imprendibile, seminando avversari come birilli, fino a mettere la palla in rete, con un ghigno sotto i baffetti, braccia al cielo e palla al centro. Se n\u2019\u00e8 andato Sandro Mazzola e con lui se ne va uno degli ultimi pezzi di Milano, quella Milano che non esiste pi\u00f9, trasformata, in meglio o in peggio si capir\u00e0 forse mai, dal tempo che non si pu\u00f2 fermare. La Milano di Mazzola non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. 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