{"id":40373,"date":"2026-09-28T21:13:53","date_gmt":"2026-09-28T19:13:53","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=40373"},"modified":"2026-09-28T21:13:54","modified_gmt":"2026-09-28T19:13:54","slug":"il-mondiale-non-visto-delle-cose-mai-viste","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/09\/28\/il-mondiale-non-visto-delle-cose-mai-viste\/","title":{"rendered":"Il mondiale (non visto) delle cose mai viste"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2026\/09\/28\/il-mondiale-non-visto-delle-cose-mai-viste\/borr\/\" rel=\"attachment wp-att-40374\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-40374\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/09\/borr-291x300.jpg\" alt=\"\" width=\"291\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/09\/borr-291x300.jpg 291w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2026\/09\/borr.jpg 614w\" sizes=\"(max-width: 291px) 100vw, 291px\" \/><\/a>Il mondiale (non visto) delle cose mai viste. Della vergogna Rai si \u00e8 detto: interrompe la diretta del campionato del mondo di cilismo di Montreal a 38 chilometri dall&#8217;arrivo e ci toglie il meglio. Punto. Questione chiusa. Neanche a pensare che sarebbe potuto succedere con il calcio, tanto per fare un esempio. Ma siamo questo Paese qui\u00a0 dove tutto si pu\u00f2 sacrificare ma non un partita di serie C seguita da qualce migliaio di tifosi che fanno un baffo agli oltre due milioni e mezzo che ieri sera erano davanti alla tv per vedere come sarebbe andata a finire tra Van der Poel, Ciccone, del Toro e Mc Nulty .<\/p>\n<p><strong>Per\u00f2 stato uno dei mondiali di ciclismo pi\u00f9 belli\u00a0 di sempre.<\/strong> Come solo sanno essere i mondiali, imprevedibili, spettacolari, spietati a volte ingiusti. E basta chiedere a Franco Bitossi che ancora probabilmente si sogna Marino Basso che lo brucia di un sospiro sul traguardo di Gap in Francia quando tutto sembrava gi\u00e0 scritto.\u00a0 Vanno cos\u00ec i mondiali: come non te li aspetti, come te li sogni quando vuoi che lo sport ti regali storie che nella realt\u00e0 quasi mai accadono, come in quei film dove vincono sempre i buoni, dove gli ultimi si riscattano, dove il finale non \u00e8 scontato. Brandon Mc Nulty che sconquassa logiche e gerarchie non se lo aspettava nessuno a braccia alzate sul traguardo di Montreal, neppure i bookmaker che lo davano a 55 di quota.<\/p>\n<p><strong>La sua era una missione impossibile resa possibile da un tracciato durissimo<\/strong> che ha consumato il cuore e soprattutto le gambe di tutti i favoriti: da Wout Van Aert a Remco Evenepoel, da Paul Seixas a Mathieu van Der Poel a Tom Pidckoc a Mads Pedersen al nostro Giulio Ciccone a Primoz Roglic. Se le sono date di santa ragione fino a sfinirsi, fino all&#8217;ultima goccia di sudore senza risparmiarsi, senza pensarci troppo forse\u00a0 per non avere rimpianti. Magia del mondiale e magia di una corsa ruvida e brutale, giro dopo giro, senza far di conto, senza troppi calcoli, senza le radioline che suggeriscono molto, forse troppo.<\/p>\n<p><strong>Gi\u00e0, non c&#8217;erano le radio.<\/strong> A un centinaio di chilometri dalla fine dal box della nazionale azzurra si alza una lavagnetta su cui con il gesso c&#8217;\u00e8 scritto: &#8220;Sesto giro, fare attenzione: seguire&#8230;&#8221;. Valli a capire i direttori sportivi: esperti, audaci, saggi e un po&#8217; stregoni. Gi\u00e0 sapevano che quello sarebbe stato l&#8217;inizio della baraonda, della bagarre come si dice in questi casi. Scatti,\u00a0 controscatti, fughe , distacchi e ritardi. In gruppo cercando di immaginare ma senza in realt\u00e0 sapere, informazioni a met\u00e0, compagni da cercare, da proteggere, da aspettare. E allora ecco che il ciclismo torna indietro nel tempo, torna all&#8217;antico, si inventa qualcosa come fa il Belgio che tattiche e distacchi li scrive con dei bigliettini sulle borarcce che d\u00e0 ai suoi ai ristori. Il resto \u00e8 quasi tutto improvvisazione. E&#8217; la capacit\u00e0 di invenatsi qualcosa con il cuore, la testa e soprattutto con cio\u00f2 che resta dei muscoli che piano piano vanno in riserva.<\/p>\n<p><strong>Mc Nulty si ritrova l\u00e0 davanti da solo<\/strong> e in cuor suo sa che prima o poi lo andranno a prendere. Come gli \u00e8 quasi sempre capitato. Per\u00f2 anche se li sente, anche se vede che il suo compagno della Uae Isaac del Toro e l\u00ec quasi ad un respiro non si ferma. Non accade. Non si sa come ma non accade in un meraviglioso susseguirsi di tentativi pi\u00f9 o meno disperati per chiudere, agganciarsi, provare a riscrivere un finale che non si poteva immaginare. Finisce in gloria, con le note\u00a0 di The star splamged, con le lacrime, gli abbracci, la gioia di questo giovane yankee dalla faccia antica che arriva da Phoenix, in Arizona. E allora, a chi ha qualche anno, torna alla mente il rude maggiore Foley quando in Ufficiale e Gentiluomo passava in rassegna le reclute arrivate in caserma per arruolarsi come piloti della Marina: &#8220;Da dove vieni ragazzo? Da dove? Tucson Arizona? Solo due cose vengono dall&#8217;Arizona&#8230; I tori e le checche&#8230;&#8221;. Altri mondi, altre storie, un&#8217;altra epoca: oggi dall&#8217;Arizona arrivano i campioni del mondo di ciclismo<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il mondiale (non visto) delle cose mai viste. 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