{"id":5607,"date":"2012-07-28T09:38:16","date_gmt":"2012-07-28T08:38:16","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=5607"},"modified":"2012-07-28T09:44:42","modified_gmt":"2012-07-28T08:44:42","slug":"5607","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2012\/07\/28\/5607\/","title":{"rendered":"Vallefiorita, dove il Molise confina con il cielo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2012\/07\/cer4-023-modified3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-5621\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2012\/07\/cer4-023-modified3-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"105\" height=\"105\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2012\/07\/cer4-027-modified1.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-5622\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2012\/07\/cer4-027-modified1-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"105\" height=\"105\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2012\/07\/cer4-035-modified2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-5623\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2012\/07\/cer4-035-modified2-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"105\" height=\"105\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2012\/07\/cer4-038-modified4.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-5624\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2012\/07\/cer4-038-modified4-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"105\" height=\"105\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Piano piano&#8230;Andando su regolare, come dice <strong>Cassani,<\/strong> come dicono tutti i ciclisti quando la fatica \u00e8 tanta e le gambe cominciano a far male. Piano piano dal ponte del <strong>Volturno<\/strong> di <strong>Cerro al Volturno<\/strong>, nell&#8217;<strong>Alto Molise<\/strong>, fino ai 1500 metri di <strong>ValleFiorita,<\/strong> un altopiano sulle <strong>Mainarde<\/strong> dove dire che non c&#8217;\u00e8 nulla\u00a0 non \u00e8 un frase fatta. Ventiquattro chilometri cercando la cima, cercando il momento in cui la strada scompare e immagini che dall&#8217;altra parte la salita sia finita e ci sia il tuo premio. Prima piano, poi dolcemente dal bivio della <strong>Cartiera<\/strong> fino a <strong>San Vincenzo<\/strong>, poi dura da <strong>Pizzone<\/strong> dove ti accoglie un bel cartello che ti dice che stai entrando nel <strong>Parco d&#8217;Abruzzo<\/strong>, che ti informa che questa \u00e8 una zona di grande pregio ambientale. Ma non c&#8217;\u00e8 il tempo per apprezzare, per rendersene conto. Venti tornanti che scorrono sotto le tue ruote\u00a0 con una lentezza esasperante. Uno, due, tre&#8230;non passano mai. E non passa una macchina. Senti solo il rumore del vento che ovviamente ti soffia in faccia e del respiro dei tuoi compagni di fatica.\u00a0 Piano piano, regolare che pi\u00f9 regolare non si pu\u00f2. Con la breccia che scrocchia sotto i tasselli delle\u00a0gomme, con la catena che cerca di andare all&#8217;ins\u00f9 alla ricerca di un rapporto pi\u00f9 leggero che per\u00f2 non arriva. ValleFiorita non \u00e8 una valle. Contrariamente al suo nome \u00e8 una bella cima che va se si sale in bici va conquistata. Con il sudorre che serve e con la testardaggine necessaria. Perch\u00e8 la voglia di girare la bici e tornare gi\u00f9 ogni tanto ti viene, soprattutto se sei rimasto senz&#8217;acqua. Ma sarebbe un peccato. Passi il cartello del ventesimo tornante, fai un pezzeetto di discesa che ti fa credere che sia finalmente finita e , dopo l&#8217;ultimo vigliacco strappetto, ti si apre un altopiano che ti ripaga di tutto. Un chilometro e mezzo di pianura, di verde, di montagne\u00a0 mucche e cavalli che pascolano beati. Non c&#8217;\u00e8 nulla ed \u00e8 questa l magia. A parte un gruppo di boyscout e una fontanella di acqua freddissima e buonissima. Ma \u00e8 quanto ti serve per sentirti in paradiso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; Piano piano&#8230;Andando su regolare, come dice Cassani, come dicono tutti i ciclisti quando la fatica \u00e8 tanta e le gambe cominciano a far male. Piano piano dal ponte del Volturno di Cerro al Volturno, nell&#8217;Alto Molise, fino ai 1500 metri di ValleFiorita, un altopiano sulle Mainarde dove dire che non c&#8217;\u00e8 nulla\u00a0 non \u00e8 un frase fatta. Ventiquattro chilometri cercando la cima, cercando il momento in cui la strada scompare e immagini che dall&#8217;altra parte la salita sia finita e ci sia il tuo premio. 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