{"id":6524,"date":"2012-10-29T18:29:04","date_gmt":"2012-10-29T17:29:04","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=6524"},"modified":"2012-10-29T18:33:12","modified_gmt":"2012-10-29T17:33:12","slug":"la-maratona-di-venezia-don-marco-e-la-sua-missione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2012\/10\/29\/la-maratona-di-venezia-don-marco-e-la-sua-missione\/","title":{"rendered":"La maratona di Venezia, Don Marco e la sua missione&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2012\/10\/don-marco_large.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignright size-medium wp-image-6529\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2012\/10\/don-marco_large-300x199.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"199\" \/><\/a>Torno sulla <strong>maratona di Venezia<\/strong> per raccontare la storia di <strong>don Marco Pozza,<\/strong> cappellano del carcere di Padova e maratoneta. Va fortissimo il &#8220;don&#8221;. Ieri\u00a0 in quel tormento che \u00e8 stata la gara \u00e8 arrivato 27mo assoluto\u00a0 e primo della sua categoria in 2 ore e 47 minuti. Un missile. Lo avevo sentito prima della gara perch\u00e8 la sua storia mi aveva affascinato. Come sportivo e soprattutto come parroco e per come\u00a0 intende il suo sacerdozio. E quella chiacchierata\u00a0\u00e8 diventata l&#8217;articolo che segue pubblicato pcohi giorni fa sul <strong>Giornale.<\/strong>\u00a0\u00a0Azzardo una considerazione che probabilmente lo far\u00e0 un po&#8217; arrabbiare: se ci fossero pi\u00f9 don come lui probabilmente nelle nostre chiede ci sarebbero pi\u00f9 giovani. Perch\u00e8 lo sport \u00e8 un grimaldello che apre tante porte&#8230;<\/p>\n<blockquote><p>Incontri Don Marco e pi\u00f9 che il profumo dell\u2019incenso senti quello dell\u2019olio canforato. Si pu\u00f2 scrivere non \u00e8 un sacrilegio. Ma Don Marco Pozza, 32 anni, cappellano del carcere di Padova \u00e8 un parroco che il sacerdozio lo vive sulla strada, spesso con le scarpe da corsa. E corre anche veloce. Domenica, tanto per capirci, sar\u00e0 a sudare e faticare a Venezia dove finir\u00e0 la sua maratona in poco pi\u00f9 di 2 ore e quaranta minuti. Un amen, tanto per restare in tema. Un tempo da campione che, per chi non sa di corsa significa farsi un chilometro in meno di quattro minuti. Cos\u00ec per 42 volte, fino all\u2019ultima goccia di energia. Ma il don \u00e8 abituato alle sfide complicate. E non solo nello sport. Anni fa quando arriv\u00f2 a Padova a colpirlo fu il fatto che nella sua chiesa non si vedevano i giovani. Panche vuote. \u00abE dove sono?\u00bb si domand\u00f2. La risposta la trov\u00f2 nei locali e nei pub della sua citt\u00e0, perch\u00e8 da quelle parti il \u00abrito\u00bb pi\u00f9 che in chiesa si consuma al banco davanti a uno spriz. \u00abCos\u00ec sono andato a cercarli- racconta- Piano, piano ho cominciato a parlare con loro in piazza, in strada insomma ho stabilito un contatto. Tre, quattrocento alla fine i ragazzi che hanno cominciato a seguirmi sono diventati molti di pi\u00f9. In qualche modo ho spiegato loro chi fosse Ges\u00f9 ma soprattutto li facevo pregare&#8230;\u00bb. E continua a farli pregare nella sua parroccia vituale su Internet (<a href=\"http:\/\/www.sullastradadiemmaus.it\/\">www.sullastradadiemmaus.it<\/a>) dove ha migliaia di visite al giorno. Ma si sa come vanno le cose. Soprattutto in provincia ci vuol poco a far girare le voci. Cos\u00ec don Marco per tutti \u00e8 diventato \u00abDon spritz\u00bb, un soprannome che forse ha fatto un po\u2019 storcere il naso ai suoi superiori ma di cui lui non si vergogna affatto. \u00abPer me il sacerdozio \u00e8 una missione da svolgere in mezzo alla gente. Mi hanno sempre affascinato i preti di frontiera che rischiano in prima persona, che non si tirano indietro che pagano per i loro errori. La mia chiesa \u00e8 quella che sta con i poveri. Ma non solo con chi non ha soldi. Parlo delle persone che sono povere di sogni, di desideri che non hanno educatori che li rendano protagonisti. E questo che oggi ci manca, e il mio \u00e8 un grido appassionato a una chiesa che spesso non riesce a parlare ai giovani\u00bb. E lo sport in questo senso \u00e8 un grimaldello. Lo sport per Don marco \u00e8 come la musica, cio\u00e8 un alfabeto che i ragazzi capiscono e che arriva dove oggi spesso c\u2019\u00e8 il deserto. Cos\u00ec lo sport \u00e8 entrato prepotentemente nella sua vita. Con la bici ha chiuso qualche anno fa dopo aver concelebrato il funerale di Marco Pantani. Una ferita. La sua passione \u00e8 rimasta intatta ma quel giorno ha cambiato molte cose. Cos\u00ec si \u00e8 messo le scarpe da running. Prima maratona tre anni fa a Padova, in poco pi\u00f9 di tre ore. Al traguardo incontra Alex Zanardi che gli fa i complimenti e poi la butta l\u00ec: \u00abTi ho visto correre&#8230;se ti impegni puoi fare grandi cose\u00bb. L\u2019avesse mai detta una frase cos\u00ec Alex Zanardi da Castel Maggiore. \u00abL\u2019ho preso in parola- racconta il don- Anche perch\u00e8 la corsa mi aiuta a tenere ordinati i pensieri che ho in testa cos\u00ec non ho mai fatto fatica ad allenarmi&#8230;\u00bb. Tutte le mattine che il Signore manda in terra sveglia alle 4.30 e fuori a correre. Centoventi, centrotrenta chilometri alla settimana e cos\u00ec arrivano le altre gare e le altre maratone. Ma non basta. La maratona, il cronometro, i tempi, sono solo il pretesto. A don Marco interessa ci\u00f2 che con lo sport pu\u00f2 dire ai suoi ragazzi. A quelli che da pi\u00f9 di un anno segue in carcere a Padova. \u00abS\u00ec, ho un progetto che spero possa diventare realt\u00e0- racconta- E cio\u00e8 far correre la prossima maratona del Santo ad aprile a quattro detenuti. Per me e per loro \u00e8 una bella sfida. E\u2019 il modo per riscattarsi ma \u00e8 anche un insegnamento. Uno dei pi\u00f9 grandi problemi nella vita in cella \u00e8 l\u2019ozio. Allenarsi e preparare la maratona significa ribaltare questa logica, significa rimettere in piedi il fisico ma anche il cuore e la testa. Serve a capire che per arrivare al traguardo ci si deve preparare con passione, un mattoncino al giorno. Ed \u00e8 un metodo che poi ti porti fuori\u00bb. Cos\u00ec si allena e si allenano. Cos\u00ec dopo Venezia toccher\u00e0 a Padova. Una bella storia di riscatto che don Marco ha anche raccontato in un libro: \u00abContropiede\u00bb. \u00abSi chiama cos\u00ec- dice- perch\u00e8 io amo i gol fatti in questo modo. Sono una metafora. Quante volte capita che ci sia una squadra pi\u00f9 forte di un altra, che domina tutta al aprtita e poi all\u2019ultimo minuto gli avversari la battano con un gol in cotropiede? E come nella vita. La partita non \u00e8 mai finita. Anche i ragazzi che hanno fallito hanno in tasca la possibilit\u00e0 di ribalatarla la loro partita. Sempre\u00bb. E forse \u00e8 anche per questo che la prefazione del suo libro don Marco l\u2019abbia chiesta proprio ad Alex Schwazer, il marciatore azzurro, finito nella rete del doping: \u00abQuando \u00e8 successo quello che \u00e8 successo- racconta- in tanti mi hanno detto . Bella figura! Tu che predichi i valori dello sport. E invece no. Io credo che l\u2019uomo non si debba identificare con i suoi errori. Alex ha fatto ci\u00f2 che ha fatto prorpio perch\u00e8 nel suo sport non si divertiva pi\u00f9. Ecco cosa succede quando non ci si diverte pi\u00f9&#8230;ci si complica la vita\u00bb.<\/p><\/blockquote>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Torno sulla maratona di Venezia per raccontare la storia di don Marco Pozza, cappellano del carcere di Padova e maratoneta. Va fortissimo il &#8220;don&#8221;. Ieri\u00a0 in quel tormento che \u00e8 stata la gara \u00e8 arrivato 27mo assoluto\u00a0 e primo della sua categoria in 2 ore e 47 minuti. Un missile. Lo avevo sentito prima della gara perch\u00e8 la sua storia mi aveva affascinato. Come sportivo e soprattutto come parroco e per come\u00a0 intende il suo sacerdozio. 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