{"id":9224,"date":"2013-08-01T18:14:53","date_gmt":"2013-08-01T16:14:53","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=9224"},"modified":"2013-08-01T18:23:30","modified_gmt":"2013-08-01T16:23:30","slug":"la-solitudine-del-cicilsta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2013\/08\/01\/la-solitudine-del-cicilsta\/","title":{"rendered":"C&#8217;\u00e8 un uomo solo al comando"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2013\/08\/coppi-4copertina.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-full wp-image-9233\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2013\/08\/coppi-4copertina.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" \/><\/a>Alla fine in una maratona sei sempre da solo. Perch\u00e8, come ha perfettamente raccontato <strong>Alan Sillitoe\u00a0 <\/strong>in un suo bellissimo romanzo, correre \u00e8 ribellione ma \u00e8 soprattutto anarchia. E&#8217; un privilegio\u00a0che \u00a0pu\u00f2 anche essere folle ma dove ognuno ha la libert\u00e0 e il potere di decidere quale sar\u00e0 la sua dose di sofferenza e di\u00a0 sfinimento. E cos\u00ec la consapevolezza diventa reale. Ma la solitudine non \u00e8 una prerogativa dei maratoneti. C&#8217;\u00e8 anche la solitudine di chi si arrampica, di chi va per mare, di chi\u00a0nuota\u00a0 e di chi pedala. Gi\u00e0 i ciclisti. Facile viaggiare in gruppo. L&#8217;aria non ti sabatte addossso e se appena appena hai un po&#8217; di dimestichezza e di coraggio il gruppo ti porta a spasso senza una goccia di sudore. &#8220;Vai il trenta per cento in pi\u00f9&#8230;&#8221; ripete sempre un mio amico che di ciclismo ne capisce. E ha ragione. Senza star l\u00ec a far calcoli, significa che si pu\u00f2 andare a 40 all&#8217;ora anche senza dannarsi l&#8217;anima. Ma non sempre c&#8217;\u00e8 il gruppo. E allora, anche in bici come in maratona, la consapevolezza di ci\u00f2 che ti sta capitando diventa pi\u00f9 reale. Anche in bici come in maratona ognuno ha il potere di decidere quale sar\u00e0 la sua dose di sofferenza e di sfinimento. Perch\u00e8 metro dopo metro l&#8217;aria che ti arriva in faccia si fa pi\u00f9 forte e anche se cerchi di\u00a0 scivolar via, \u00a0di darti la forma\u00a0 pi\u00f9 aerodinamica che si pu\u00f2 non c&#8217;\u00e8 nulla da fare. S&#8217;infila, ti frena e ti rallenta in una sfida che non puoi vincere perch\u00e8 quando sei solo in sella al vento non si sfugge.\u00a0Ti complica la vita, \u00a0ti abbatte l&#8217;umore e ti fa sentire pi\u00f9 solo di quello che sei.\u00a0Cinquanta, sessanta, settanta chilometri in\u00a0bici da solo sugli umidi\u00a0\u00a0rettilinei della pianura Padana dove non c&#8217;\u00e8 il mare di fianco a farti compagnia o\u00a0le montagne da sfidare, valgono per tre. E cosa\u00a0pensa un ciclista quando pedala da solo per tre o quattro ore?\u00a0 In realt\u00e0 non pensa. Si concentra sul\u00a0sudore che\u00a0gocciola dal caschetto, sul contachilometri che non sale, sulle mani che si informicolano e sulle sue gambe che si gonfiano e girano sempre meno veloci. Cerca di capire quando le raffiche gli daranno una tregua, a quale incrocio, in quale curva. Cerca in tutti i modi di anestetizzare la sua agonia. Solo. Come sempre. Come nella storia. Perch\u00e8 in bici c&#8217;\u00e8 sempre un uomo solo al comando&#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Alla fine in una maratona sei sempre da solo. Perch\u00e8, come ha perfettamente raccontato Alan Sillitoe\u00a0 in un suo bellissimo romanzo, correre \u00e8 ribellione ma \u00e8 soprattutto anarchia. 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