{"id":9236,"date":"2013-08-02T17:24:34","date_gmt":"2013-08-02T15:24:34","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=9236"},"modified":"2013-08-02T17:26:35","modified_gmt":"2013-08-02T15:26:35","slug":"il-giro-di-svizzera-con-la-graziella","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2013\/08\/02\/il-giro-di-svizzera-con-la-graziella\/","title":{"rendered":"Il Giro di Svizzera? Con la Graziella"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2013\/08\/TFMF_goashuamyrbfwj45tniswwnr_28e617e0-3934-4bc8-8ae3-166b1be8ff9c_0_p.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-9238\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2013\/08\/TFMF_goashuamyrbfwj45tniswwnr_28e617e0-3934-4bc8-8ae3-166b1be8ff9c_0_p-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"135\" height=\"135\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2013\/08\/tmax600x480_1536425936_DSCN9312.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-9239\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2013\/08\/tmax600x480_1536425936_DSCN9312-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"135\" height=\"135\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2013\/08\/bici-Roma-Sport-per-ragazzino-20130329212831.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-9240\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2013\/08\/bici-Roma-Sport-per-ragazzino-20130329212831-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"135\" height=\"135\" \/><\/a>Tanti anni fa , davvero tanti anni fa, c&#8217;erano due bici per pedalare: la <strong>Roma Sport<\/strong> e la <strong>Graziella.<\/strong> La prima era l&#8217;antesignana della Mtb,\u00a0 una saltafoss come la chiamavano tutti. Sella lunga, \u00a0un mollone sull&#8217;anteriore che serviva da ammortizzatore, ruote un po&#8217; pi\u00f9 larghe, assetto\u00a0sportivo e freno posteriore a pedale. Un lusso che non tutti i ragazzini di allora si potevano permettere. Cos\u00ec chi risuciva ad avere una <strong>Roma Sport<\/strong> scialava un bel po&#8217;. Agli altri restava la <strong>Graziella.<\/strong> Un mito a due ruote. Ognuno la &#8220;metteva gi\u00f9&#8221; come meglio credeva. C&#8217;era chi le abbassava lo sterzo come fosse una bici da corsa, chi le toglieva i parafanghi a mo&#8217; di fuoristrada, chi per farsela pi\u00f9 leggera eliminava anche il carterino dela catena. Quasi tutti dopo i primi graffi e le prime cadute la riverniciavano e quasi tutti mettevano una cartolina fissata con una molletta tra i raggi della ruota anteriore per scimmiottare il rumore del motorino. Ma la <strong>Graziella<\/strong> restava fondamentalmente una <strong>Graziella<\/strong>. Cio\u00e8 una robustissima bici da passeggio perfetta per trasportare anche un secondo passeggero che saliva in piedi sul portapacchi posteriore, ma a rapporto \u00a0fisso e quindi poco adatta ai viaggi e alla velocit\u00e0. C&#8217;era poco da andar lontano insomma. E proprio per questo mi ha colpito l&#8217;impresa di <strong>Mario Pistocchini<\/strong> , neo ingeggnere\u00a0ventunenne di<strong>Luino\u00a0, <\/strong>che proprio su una <strong>Graziella<\/strong> nei giorni scorsi \u00e8 partito dalla sua citt\u00e0 e, dopo aver attraversato la<strong> Svizzera\u00a0<\/strong> \u00e8 arrivato sul <strong>lago di Costanza in Germania<\/strong>. Quasi settecento chilometri in quattro giorni in sella ad una <strong>&#8220;Cigno seventy&#8221;<\/strong>. Non proprio una passeggiata considerando che da scalare c&#8217;erano anche salite come quella che da<strong> Airolo<\/strong> porta al<strong> San Gottardo\u00a0<\/strong> e al<strong> San Bernardino<\/strong>. Ma \u00e8 andata. Bene alla fine: &#8220;E&#8217; stata veramente \u00a0dura- ha raccontato\u00a0<strong>Pistocchini<\/strong> al <strong>Corriere del Ticino<\/strong>&#8211; ma ne \u00e8 valsa la pena. Quattro\u00a0giorni fantastici in posti meravigliosi. E la sensazione di aver fatto qualcosa di speciale.\u00a0 Tant&#8217;\u00e8 che il prossimo anno ci riprovo magari andando un po&#8217; pi\u00f9 lontano&#8230;&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Tanti anni fa , davvero tanti anni fa, c&#8217;erano due bici per pedalare: la Roma Sport e la Graziella. La prima era l&#8217;antesignana della Mtb,\u00a0 una saltafoss come la chiamavano tutti. Sella lunga, \u00a0un mollone sull&#8217;anteriore che serviva da ammortizzatore, ruote un po&#8217; pi\u00f9 larghe, assetto\u00a0sportivo e freno posteriore a pedale. Un lusso che non tutti i ragazzini di allora si potevano permettere. Cos\u00ec chi risuciva ad avere una Roma Sport scialava un bel po&#8217;. Agli altri restava la Graziella. Un mito a due ruote. Ognuno la &#8220;metteva gi\u00f9&#8221; come meglio credeva. 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