{"id":9776,"date":"2013-09-29T18:55:40","date_gmt":"2013-09-29T16:55:40","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=9776"},"modified":"2013-09-29T20:49:55","modified_gmt":"2013-09-29T18:49:55","slug":"triathlon-di-pella-tanto-tuono-che-piovve","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2013\/09\/29\/triathlon-di-pella-tanto-tuono-che-piovve\/","title":{"rendered":"Triathlon di Pella, tanto tuon\u00f2 che piovve&#8230;"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2013\/09\/IMG-20130929-WA00121.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-9781\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2013\/09\/IMG-20130929-WA00121-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"135\" height=\"135\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2013\/09\/1209358_10201717058755656_2090110111_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-9782\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2013\/09\/1209358_10201717058755656_2090110111_n-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"135\" height=\"135\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2013\/09\/1378134_10201717104916810_1136703336_n.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-9784\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/files\/2013\/09\/1378134_10201717104916810_1136703336_n-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"135\" height=\"135\" \/><\/a>Tanto tuon\u00f2 che piovve. E tanto. Ma soprattutto a <strong>Pella,<\/strong> sulle sponde del lago d<strong>&#8216;Orta<\/strong>, quasi che Giovepluvio da queste parti avesse un conto da regolare. Cos\u00ec, stamattina\u00a0 quando l&#8217;alba faticava a trovar spazio tra un cielo grigio che di pi\u00f9 non si poteva, veniva gi\u00f9 talmente forte che l&#8217;isolotto di <strong>San Giulio<\/strong> l\u00e0 davanti, a mezzo chilometro dalla riva, sembrava pi\u00f9 la terra promessa che quel luogo incantevole che \u00e8. Lontanissimo e irraggiungibile, avvolto da una nebbiolina fitta che lo faceva sembrare ancora pi\u00f9 misterioso e inquietante. Acqua ovunque. Dal cielo, sui piedi, dai teloni appesantiti dei gazebo, dai tavolini dei bar chiusi perch\u00e8 la gente normale a quell&#8217;ora dorme, dalle canaline dei tetti sotto i quali trecento coraggiosi triathleti cercavano di ripararsi aspettando di capire cosa sarebbe stato di quello sprint che rischiava di finire annegato.\u00a0 Una truppa incelofanata con ogni cosa possibile e improbabile in attesa di conoscere un destino e di levarsi un peso. Niente bici, troppo pericoloso. Niente bici perch\u00e8 una frana notturna, il fango e una discesa che sembra pi\u00f9 un ruscello che una strada fanno vincere il buonsenso. E sia. Per\u00f2 qualcosa a chi \u00e8 venuto fin qui, svegliandosi quando il sabato chi fa la vita va a dormire, bisogna far fare.\u00a0E il <strong>Triathlon sprint di Pella<\/strong> si adegua. Si nuota e si corre\u00a0su una distanza mezza inventata ma che serve a dare un senso a una domenica mattina\u00a0e a riscaldare un popolo di irriducibili zuppo e infreddolito.\u00a0E&#8217; un tuffo liberatorio proprio quando il temporale si fa pi\u00f9 intenso e il cielo s&#8217;incupisce ancora di pi\u00f9&#8217;. La solita tonnara in un lago tiepido che \u00e8 quasi un sollievo. Ma l&#8217;ansia di una giornata scura che non brilla di colori e rende l&#8217;acqua ancora pi\u00f9 minacciosa \u00a0gioca brutti scherzi, \u00a0cos\u00ec sono in tanti ad appoggiarsi alle canoe e qualcuno si ritira.\u00a0\u00a0La corsa \u00e8 un lampo. Un giro secco di 1500 metri su \u00e8 gi\u00f9 dai vicoli per dare un&#8217;occhiata a questo paesino che \u00e8 un gioiello,\u00a0poi di nuovo a riva per\u00a0dire basta\u00a0infilandosi\u00a0nei \u00a0panni asciutti. Resta la soddisfazione di una giornata strana\u00a0,\u00a0di quelle che i telecronisti Rai raccontando il mondiale di ciclismo\u00a0 a Firenze ( pioveva a dirotto anche l\u00ec) definiscono epiche. Restano le facce\u00a0 bagnate,\u00a0gli abiti inzuppati, i vetri appannati delle auto, i sorrisi, e la\u00a0 mano tesa di un addetto dell&#8217;organizzazione che ti aiuta ad uscire dall&#8217;acqua.\u00a0Resta la solita prestazione maiuscola dell&#8217; <strong>Aurora Triathlon<\/strong>. Resta la passione di un popolo di matti che fa cose che molti non capiscono. Resta la piccola soddisfazione di dire &#8220;io c&#8217;ero&#8221;. E restano anche un paio di grosse ammaccature sulle ginocchia e un piede nero forse fratturato. Perch\u00e8 in una giornata cos\u00ec puoi anche mettere in conto di cadere in bici ma non di finire dentro un tombino che ti si apre a tradimento sotto le scarpe\u00a0mentre stai correndo sul lungolago.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Tanto tuon\u00f2 che piovve. E tanto. Ma soprattutto a Pella, sulle sponde del lago d&#8216;Orta, quasi che Giovepluvio da queste parti avesse un conto da regolare. Cos\u00ec, stamattina\u00a0 quando l&#8217;alba faticava a trovar spazio tra un cielo grigio che di pi\u00f9 non si poteva, veniva gi\u00f9 talmente forte che l&#8217;isolotto di San Giulio l\u00e0 davanti, a mezzo chilometro dalla riva, sembrava pi\u00f9 la terra promessa che quel luogo incantevole che \u00e8. Lontanissimo e irraggiungibile, avvolto da una nebbiolina fitta che lo faceva sembrare ancora pi\u00f9 misterioso e inquietante. Acqua ovunque. 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