{"id":9993,"date":"2013-10-17T18:53:43","date_gmt":"2013-10-17T16:53:43","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/?p=9993"},"modified":"2013-10-17T18:53:43","modified_gmt":"2013-10-17T16:53:43","slug":"obbligare-i-figli-a-fare-sport-chi-decide-se-e-giusto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/ruzzo\/2013\/10\/17\/obbligare-i-figli-a-fare-sport-chi-decide-se-e-giusto\/","title":{"rendered":"Obbligare i figli a fare sport: chi decide se \u00e8 giusto?"},"content":{"rendered":"<p> La procura di Treviso ha chiesto il giudizio per un padre che avrebbe obbligato il figlio di 14 anni ad impegnarsi al limite dell&#8217;assillo perch\u00e9 voleva diventasse un campione di nuoto. Il ragazzo sarebbe anche stato indotto a prendere integratori alimentari non consoni alla sua et\u00e0 e finalizzati ad aumentare le prestanze fisiche. La richiesta su cui dovr\u00e0 pronunciarsi il Gup &#8211; come riferisce La Tribuna di Treviso -, segue le indagini svolte dai carabinieri in seno al tribunale trevigiano, che hanno raccolto elementi che portato la procura a muovere l&#8217;accusa verso il genitore di maltrattamenti in famiglia. Saranno i giudici ad accertare i fatti. Come \u00e8 giusto che sia. Ma al di la&#8217; dell&#8217;episodio specifico il tema resta. Quanto \u00e8 in che modo e&#8217; giusto spingere o insistere perch\u00e9 i figli facciano sport, studino, si impegnino in una attivit\u00e0 che li appassioni?  E chi decide a cosa devono appassionarsi? A ci\u00f2 che vorremmo noi? Ai nostri sogni o a ci\u00f2 che noi avremmo voluto fare e non ci \u00e8 riuscito. Tanti dubbi. Cos\u00ec, giusto per dare un contributo, mi piace pubblicare un testo di Natalia Ginzburg, scrittrice di primo piano del nostro Novecento di cui si possono piu o meno condividere gli scritti. ma qui la politica non c&#8217;entra. Lo scritto riguarda da  nello specifico la scuola, ma \u00e8 ovvio che vale per tutto.<\/p>\n<p><strong>Non opprimere i figli con l&#8217;idea della scuola (di Natalia Ginzburg) Al rendimento scolastico dei nostri figli, siamo soliti dare un&#8217;importanza che \u00e8 del tutto infondata. E anche questo non \u00e8 se non rispetto per la piccola virt\u00f9 del successo. Dovrebbe bastarci che non restassero troppo indietro agli altri, che non si facessero bocciare agli esami; ma noi non ci accontentiamo di questo; vogliamo, da loro, il successo, vogliamo che diano delle soddisfazioni al nostro orgoglio. Se vanno male a scuola, o semplicemente non cos\u00ec bene come noi pretendiamo, subito innalziamo fra loro e noi la bandiera del malcontento costante; prendiamo con loro il tono di voce imbronciato e piagnucoloso di chi lamenta un&#8217;offesa. Allora i nostri figli, tediati, s&#8217;allontanano da noi. Oppure li assecondiamo nelle loro proteste contro i maestri che non li hanno capiti, ci atteggiamo, insieme con loro, a vittime d&#8217;una ingiustizia. E ogni giorno gli correggiamo i compiti, anzi ci sediamo accanto a loro quando fanno i compiti, studiamo con loro le lezioni. In verit\u00e0 la scuola dovrebbe essere fin dal principio, per un ragazzo, la prima battaglia da affrontare da solo, senza di noi; fin dal principio dovrebbe esser chiaro che quello \u00e8 un suo campo di battaglia, dove noi non possiamo dargli che un soccorso del tutto occasionale e illusorio. E se l\u00e0 subisce ingiustizie o viene incompreso, \u00e8 necessario lasciargli intendere che non c&#8217;\u00e8 nulla di strano, perch\u00e9 nella vita dobbiamo aspettarci d&#8217;esser continuamente incompresi e misconosciuti, e di essere vittime d&#8217;ingiustizia: e la sola cosa che importa \u00e8 non commettere ingiustizia noi stessi. I successi o insuccessi dei nostri figli, noi li dividiamo con loro perch\u00e9 gli vogliamo bene, ma allo stesso modo e in egual misura come essi dividono, a mano a mano che diventano grandi, i nostri successi o insuccessi, le nostre contentezze o preoccupazioni. \u00c8 falso che essi abbiano il dovere, di fronte a noi, d&#8217;esser bravi a scuola e di dare allo studio il meglio del loro ingegno. Il loro dovere di fronte a noi \u00e8 puramente quello, visto che li abbiamo avviati agli studi, di andare avanti. Se il meglio del loro ingegno vogliono spenderlo non nella scuola, ma in altra cosa che li appassioni, raccolta di coleotteri o studio della lingua turca, sono fatti loro e non abbiamo nessun diritto di rimproverarli, di mostrarci offesi nell&#8217;orgoglio, frustrati d&#8217;una soddisfazione. Se il meglio del loro ingegno non hanno l&#8217;aria di volerlo spendere per ora in nulla, e passano le giornate al tavolino masticando una penna, neppure in tal caso abbiamo il diritto di sgridarli molto: chiss\u00e0, forse quello che a noi sembra ozio \u00e8 in realt\u00e0 fantasticheria e riflessione, che, domani, daranno frutti. Se il meglio delle loro energie e del loro ingegno sembra che lo sprechino, buttati in fondo a un divano a leggere romanzi stupidi, o scatenati in un prato a giocare a football, ancora una volta non possiamo sapere se veramente si tratti di spreco dell&#8217;energia e dell&#8217;impegno, o se anche questo, domani, in qualche forma che ora ignoriamo, dar\u00e0 frutti. Perch\u00e9 infinite sono le possibilit\u00e0 dello spirito. Ma non dobbiamo lasciarci prendere, noi, i genitori, dal panico dell&#8217;insuccesso. I nostri rimproveri debbono essere come raffiche di vento o di temporale: violenti, ma subito dimenticati; nulla che possa oscurare la natura dei nostri rapporti coi nostri figli, intorbidarne la limpidit\u00e0 e la pace. I nostri figli, noi siamo l\u00e0 per consolarli, se un insuccesso li ha addolorati; siamo l\u00e0 per fargli coraggio, se un insuccesso li ha mortificati. Siamo anche l\u00e0 per fargli abbassare la cresta, se un successo li ha insuperbiti. Siamo per ridurre la scuola nei suoi umili ed angusti confini; nulla che possa ipotecare il futuro; una semplice offerta di strumenti, fra i quali forse \u00e8 possibile sceglierne uno di cui giovarsi domani. Quello che deve starci a cuore, nell&#8217;educazione, \u00e8 che nei nostri figli non venga mai meno l&#8217;amore per la vita, n\u00e9 oppresso dalla paura di vivere, ma semplicemente in stato d&#8217;attesa, intento a preparare se stesso alla propria vocazione. E che cos&#8217;\u00e8 la vocazione di un essere umano, se non la pi\u00f9 alta espressione del suo amore per la vita? (Natalia Ginzurg, Le piccole virt\u00f9, pubblicato originariamente su &#8220;Nuovi Argomenti&#8221; nel 1960)<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>La procura di Treviso ha chiesto il giudizio per un padre che avrebbe obbligato il figlio di 14 anni ad impegnarsi al limite dell&#8217;assillo perch\u00e9 voleva diventasse un campione di nuoto. Il ragazzo sarebbe anche stato indotto a prendere integratori alimentari non consoni alla sua et\u00e0 e finalizzati ad aumentare le prestanze fisiche. La richiesta su cui dovr\u00e0 pronunciarsi il Gup &#8211; come riferisce La Tribuna di Treviso -, segue le indagini svolte dai carabinieri in seno al tribunale trevigiano, che hanno raccolto elementi che portato la procura a muovere l&#8217;accusa verso il genitore di maltrattamenti in famiglia. 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