{"id":12,"date":"2012-12-12T12:04:36","date_gmt":"2012-12-12T12:04:36","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/?p=12"},"modified":"2012-12-16T13:19:23","modified_gmt":"2012-12-16T13:19:23","slug":"dna-italiano-nella-costituzione-americana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/2012\/12\/12\/dna-italiano-nella-costituzione-americana\/","title":{"rendered":"L&#8217;italiano che fece l&#8217;America"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2012\/12\/FilippoMazzei_ritratto.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-28\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2012\/12\/FilippoMazzei_ritratto-300x145.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"145\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2012\/12\/FilippoMazzei_ritratto-300x145.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2012\/12\/FilippoMazzei_ritratto.jpg 620w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>C\u2019\u00e8 un pezzo d\u2019Italia nel Dna politico-culturale degli Stati Uniti. Lo si deve a Filippo Mazzei, nome che agli italiani dice poco o nulla, ma la cui importanza \u00e8 stata riconosciuta dagli storici e da almeno tre presidenti americani.<\/p>\n<p>Nato a Poggio a Caiano (a 15 km da Firenze) nel 1730, ebbe una vita decisamente movimentata: pur non avendo mai completato gli studi si improvvis\u00f2 medico a Smirne. Pi\u00f9 tardi si trasfer\u00ec a Londra, dove visse circa diciassette anni come commerciante. L\u00ec fece amicizia con personaggi del calibro di <strong>Benjamin Franklin<\/strong> e <strong>John Adams<\/strong>, e procur\u00f2 al Granduca <strong>Pietro Leopoldo <\/strong>di Toscana due stufe disegnate dal poliedrico scienziato (nonch\u00e9 politico) americano.<\/p>\n<p>Venuto a conoscenza che il clima e il paesaggio della Virginia non erano molto diversi da quelli della sua Toscana, nel 1773 si trasfer\u00ec nella colonia, per introdurvi la coltivazione della vite e dell\u2019olivo e, al contempo, avviare scambi commerciali tra l\u2019America e l\u2019Europa. Fu <strong>Thomas Jefferson<\/strong> a convincerlo a stabilirsi vicino alla sua tenuta di Monticello, nella contea di Albemarle. Ottenuta la cittadinanza della Virginia Mazzei si appassion\u00f2 alle vicende della Rivoluzione, scrivendo numerosi pamphlet e articoli tradotti dal suo amico Jefferson, e arruolandosi come volontario per combattere contro gli inglesi.<\/p>\n<p>Il 6 maggio 1776 Mazzei pubblic\u00f2 le <em>Istruzioni dei possidenti della Contea di Albemarle ai loro delegati alla Convenzione<\/em>. Il 12 giugno 1776, la Convenzione adott\u00f2 la <em>Dichiarazione dei diritti della Virginia<\/em>. Passa meno di un mese e il 4 luglio 1776, a Filadelfia, si incontrarono i rappresentanti delle tredici colonie in Congresso Generale. Fu adottata una <em>Dichiarazione<\/em>, che pi\u00f9 tardi risulter\u00e0 abbozzata dal vicino di casa di Jefferson, Filippo Mazzei, che affermava fra l&#8217;altro:<\/p>\n<p><em>\u201cNoi teniamo per certe queste Verit\u00e0. Che tutti gli Uomini sono creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di certi diritti inalienabili<\/em>&#8230;\u201d. I pensieri di un immigrante italiano finirono, cos\u00ec, nel documento della fondazione degli Stati Uniti d&#8217;America: <em>la <strong>Dichiarazione d&#8217;Indipendenza<\/strong>.<\/em><\/p>\n<p>Nelle<em> Istruzioni<\/em> Mazzei scrisse con malcelato orgoglio: \u201cLa gloria di essere stato fra i fondatori comporta una tale gratificazione ai nostri cuori da controbilanciare tutti i problemi ed i sacrifici\u201d.<\/p>\n<p>\u201c<em>\u00c8 il <\/em>collegamento mancante<em> (missing link) che pone Mazzei fra i nostri Padri fondatori. Non c&#8217;\u00e8 dubbio che tale documento <\/em>&#8211; &#8220;Bozza di Istruzioni&#8221;<em>&#8211; fu scritta da Mazzei. La sua importanza \u00e8 riconosciuta nel 1952 quando Julian Boyd afferma in una nota editoriale (Le Carte di Thomas Jefferson, Vol. 6) che la bozza di Costituzione redatta da Jefferson nel 1783 \u00e8 influenzata dalle concezioni contenute nelle \u201c<\/em>Istruzioni degli abitanti di Alberarle\u201d<em>. Boyd stamp\u00f2 la copia trovata dall&#8217;impiegato fra le carte di Jefferson; non era consapevole che il documento \u00e8 di Mazzei<\/em><del><\/del> (Mario Biaggi, <em>Un apprezzamento di Filippo Mazzei, Patriota americano sconosciuto<\/em>; da \u201c<em>Congressional Record\u201d<\/em>, Washington, D.C., 12 Settembre 1984, pag. 3806).<\/p>\n<p>Rientrato in Europa Mazzei fu spettatore privilegiato della <strong>Rivoluzione francese<\/strong> (come consigliere e in seguito rappresentante a Parigi del re Stanislao Augusto di Polonia) e ne condann\u00f2 la deriva giacobina. Visse gli ultimi anni a Pisa, dove mor\u00ec nel 1816.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong><em>Quello che segue \u00e8 un estratto dalla conferenza su Filippo Mazzei tenutasi all&#8217;Ambasciata italiana a Washington (6 ottobre 2011). Guarda il video:<\/em><\/strong><\/p>\n<p>[youtube Cj7Z21WqC1E&amp;feature=player_embedded#! nolink]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>C\u2019\u00e8 un pezzo d\u2019Italia nel Dna politico-culturale degli Stati Uniti. Lo si deve a Filippo Mazzei, nome che agli italiani dice poco o nulla, ma la cui importanza \u00e8 stata riconosciuta dagli storici e da almeno tre presidenti americani. Nato a Poggio a Caiano (a 15 km da Firenze) nel 1730, ebbe una vita decisamente movimentata: pur non avendo mai completato gli studi si improvvis\u00f2 medico a Smirne. Pi\u00f9 tardi si trasfer\u00ec a Londra, dove visse circa diciassette anni come commerciante. 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