{"id":1995,"date":"2014-11-05T08:57:22","date_gmt":"2014-11-05T08:57:22","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/?p=1995"},"modified":"2014-11-05T09:01:57","modified_gmt":"2014-11-05T09:01:57","slug":"per-i-repubblicani-il-difficile-viene-ora","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/2014\/11\/05\/per-i-repubblicani-il-difficile-viene-ora\/","title":{"rendered":"Per i repubblicani il difficile viene ora"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2014\/11\/repubblicani_vittoria.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1998\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2014\/11\/repubblicani_vittoria-300x167.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"167\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2014\/11\/repubblicani_vittoria-300x167.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2014\/11\/repubblicani_vittoria.jpg 960w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Previsioni confermate. I repubblicani hanno vinto a mani basse, prendendo il controllo del Senato. Il partito dell&#8217;Elefantino ha conquistato la maggioranza del Senato degli Stati Uniti e ampliato il controllo che gi\u00e0 aveva alla Camera. I candidati del Gop si sono aggiudicati al Senato almeno 10 dei 13 seggi in bilico, con vittorie in Colorado, Arkansas, Montana, Sud Dakota, West Virginia e Carolina del Nord, oltre all&#8217;Iowa, lo Stato dove Barack Obama aveva vinto le primarie dando inizio alla sua formidabile corsa verso la presidenza. Inoltre alla Camera hanno ampliato il loro controllo, ottenendo almeno 10 seggi pi\u00f9 della scorsa legislatura.<\/p>\n<p>Dopo aver conquistato il controllo di entrambe le Camere del Congresso, i repubblicani si sono imposti anche in molte delle 36 sfide per la carica di governatore, conquistando la vittoria anche nelle roccaforti tradizionalmente democratiche come il Maryland, il Massachusetts e persino nell&#8217;Illinois, lo Stato del presidente. A conferma della scarsa popolarit\u00e0 di Obama c&#8217;\u00e8 un dato: la maggior parte dei candidati governatori che lui ha direttamente sostenuto in campagna elettorale ha perso.<\/p>\n<p>Il successo dei repubblicani \u00e8 indubbio. Obama avr\u00e0 davanti a s\u00e9 un Congresso ostile e dovr\u00e0 decidere se tentare di governare a colpi di decreti, venendo stoppato da senatori e deputati, oppure tentare di portare avanti qualche compromesso utile al Paese. Questo per i prossimi mesi, almeno fino alla fine dell&#8217;estate. Poi finir\u00e0 nel cono d&#8217;ombra e tutti penseranno solo alla corsa per la<strong> Casa Bianca<\/strong>. Un Obama cos\u00ec debole potrebbe anche diventare ostico per i repubblicani, imbastendo con loro nuove sfide ideologiche e alzando il livello dello scontro, per cercare di farli deragliare in vista delle presidenziali. E c&#8217;\u00e8 da scommettere che far\u00e0 di tutto, il presidente, per ostacolare la scalata alla casa Bianca da parte dei repubblicani. Ormai, del resto, non gli resta altro da fare, oltre a qualche battaglia simbolica che potrebbe portare avanti, come dicevamo prima, a colpi di decreti. Per cercare di strappare qualche consenso pi\u00f9 che altro a livello d&#8217;immagine.<\/p>\n<p>Nel titolo di questo post c&#8217;\u00e8 scritto che per i repubblicani il difficile viene ora. Ma cosa vuol dire? Non hanno forse vinto, contribuendo a scalzare anzitempo Obama dalla casa Bianca? S\u00ec, in effetti hanno vinto. Ma al Gop manca ancora una leadership forte e riconosciuta. E, soprattutto, manca una linea unitaria da seguire, una strategia comune, un collante che tenga uniti senza far troppo litigare <strong>Tea Party<\/strong> e<strong><\/strong> <strong>moderati<\/strong>. Possibilmente senza dimenticare le minoranze, specie quella ispanica, che tanta fortuna in passato ha portato a Obama. La base repubblicana \u00e8 mutata negli ultimi anni. C&#8217;\u00e8 una parte di essa (proprio quella degli ispanici) che non disdegna la spesa pubblica e le tasse pur di ottenere buoni servizi. Poi c&#8217;\u00e8 il tema, sempre caldo, anzi caldissimo, dell&#8217;immigrazione. Sono aspetti che la destra dovr\u00e0 valutare a fondo se intende presentarsi con le carte in regola per la corsa pi\u00f9 importante, quella del 2016. Nel Gop non si intravede ancora un leader capace di imporsi e strappare la candidatura. Si parla con insistenza di <strong>Jeb Bush<\/strong> e <strong>Marco Rubio<\/strong>. Ma ci sono anche altri nomi &#8220;caldi&#8221;. Staremo a vedere. Lo stesso discorso vale per i democratici, ovviamente. Anche se per loro si tratta di risalire la china dopo la batosta rimediata. Sono due punti di partenza diversi che richiedono, ovviamente, ricette politiche differenti. La pragmaticit\u00e0 del &#8220;mastino&#8221; Hillary Clinton potrebbe far dimenticare, in poco tempo, le velleit\u00e0 di Obama. Il presidente che pi\u00f9 speranze riusc\u00ec a creare lasciando per\u00f2 agli americani quel senso di amaro che \u00e8 difficile togliersi dalla bocca dopo il risveglio. Forse perch\u00e9, al di l\u00e0 dei risultati economici (che ci sono), le promesse (e le speranze) erano davvero troppe.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Previsioni confermate. I repubblicani hanno vinto a mani basse, prendendo il controllo del Senato. Il partito dell&#8217;Elefantino ha conquistato la maggioranza del Senato degli Stati Uniti e ampliato il controllo che gi\u00e0 aveva alla Camera. 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