{"id":2057,"date":"2014-12-10T13:03:48","date_gmt":"2014-12-10T13:03:48","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/?p=2057"},"modified":"2014-12-10T13:10:49","modified_gmt":"2014-12-10T13:10:49","slug":"cia-tortura-e-vendetta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/2014\/12\/10\/cia-tortura-e-vendetta\/","title":{"rendered":"Cia, tortura e vendetta"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2014\/12\/rapporto_Cia_tortura.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2059\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2014\/12\/rapporto_Cia_tortura-300x162.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"162\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2014\/12\/rapporto_Cia_tortura-300x162.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2014\/12\/rapporto_Cia_tortura-1024x555.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2014\/12\/rapporto_Cia_tortura.jpg 1160w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Sono venti i capi d&#8217;accusa che la Commissione di vigilanza sui servizi segreti del Senato Usa muove, nero su bianco, contro la Cia relativamente agli abusi compiuti nell&#8217;ambito del &#8220;<strong>Programma speciale di detenzione<\/strong>&#8220;, dal 2001 (dopo l&#8217;11 Settembre) al 2006. Vediamo di cosa si tratta: in primo luogo sarebbero state impiegate tecniche di interrogatorio &#8220;rafforzate&#8221; (mediante vere e proprie torture). Purtroppo, per\u00f2, nonostante queste tecniche i prigionieri non avrebbero fornito informazioni utili. Questo &#8220;insuccesso&#8221; non \u00e8 un dettaglio secondario, visto che la Cia ha sempre giustificato i metodi duri parlando di efficacia e necessit\u00e0. Evidentemente, per\u00f2, tanto efficaci non erano. Le tecniche utilizzate per condurre gli interrogatori, ad esempio mediante il <em>waterboarding<\/em> (annegamento simulato), sarebbero state ben peggiori rispetto a ci\u00f2 che \u00e8 stato riferito alle forze politiche. E lo stesso discorso vale per le condizioni di detenzione (molto pi\u00f9 dure di quanto era a conoscenza dei membri del Congresso).<\/p>\n<p>La Cia ha omesso di fornire i dettagli al Dipartimento di giustizia, impedendo cos\u00ec al governo la possibilit\u00e0 di compiere una seria analisi sulla legittimit\u00e0 giuridica del &#8220;Programma di detenzione&#8221;. Inoltre la Cia ha impedito (secondo l&#8217;accusa volutamente) o comunque fatto di tutto per evitare la supervisione del programma da parte del Congresso n\u00e9 tantomeno della Casa Bianca. Ed ha eluso i controlli dell\u2019Ispettore generale dell\u2019agenzia. Ma se \u00e8 davvero cos\u00ec a chi rispondeva la Cia, se non forniva dettagli di un&#8217;operazione cos\u00ec importante al Congresso e al Presidente e non sottostava al proprio organismo di autocontrollo interno? Un&#8217;altra accusa molto grave che emerge: con il proprio comportamento Langley ha reso pi\u00f9 difficile se non addirittura impedito le missioni di altre agenzie di sicurezza.<\/p>\n<p>Nella comunicazione coi media la Cia sarebbe stata ben attenta a diffondere notizie non accurate circa l\u2019efficacia dei metodi utilizzati. Li spacciava come &#8220;risolutivi&#8221; e &#8220;fondamentali&#8221;, anche se spesso non lo erano affatto. L&#8217;agenzia, secondo il rapporto della Commissione di vigilanza, ha gestito il &#8220;Programma di detenzione&#8221; in modo lacunoso e carente, soprattutto tra il 2002 e l\u2019inizio del 2003. Inoltre, sei mesi dopo l&#8217;approvazione del Programma, esso non era ancora stato avviato.<\/p>\n<p>Fari puntati anche sui costi dell&#8217;operazione: nel 2006 ammontavano a circa <strong>180 milioni di dollari<\/strong>, con ampio ricorso a risorse esterne gi\u00e0 dal 2005. A ideare le particolari tecniche rafforzate di interrogatorio sarebbero stati due psicologi a contratto, che giocarono poi un ruolo fondamentale anche nella valutazione e nella gestione di tutto il Programma. Di fatto ai detenuti venivano riservati &#8220;trattamenti speciali&#8221; non approvati n\u00e9 dal Dipartimento di giustizia e nemmeno autorizzate dai responsabili della Cia. E la legalit\u00e0 sarebbe venuta meno anche sotto un altro punto di vista: non vi \u00e8 mai stato, infatti, un resoconto dettagliato sul numero e sull&#8217;identit\u00e0 dei detenuti e non sono stati rispettati gli standard legali per la detenzione. Anche quando sono trapelate notizie sugli abusi compiuti nei campi di detenzione (vedi Guantanamo) la Cia quasi mai \u00e8 intervenuta sanzionando i propri uomini che, di fatto, hanno sempre beneficiato di una sorta di speciale immunit\u00e0. Ed eventuali critiche o resistenze interne, da parte di chi storceva la bocca di fronte a certe pratiche, sono state messe a tacere e marginalizzate.<\/p>\n<p>Il Programma speciale di detenzione \u00e8 andato avanti fino al 2006. A porvi fine sono state le notizie, uscite sulla stampa, sugli abusi compiuti, unitamente alle possibili conseguenze legali. Secondo la Commissione di vigilanza il &#8220;Programma&#8221; ha causato gravi danni d&#8217;immagine, nel mondo intero, non solo alla Cia ma a tutti gli Stati Uniti. Con pesanti ripercussioni economiche.<\/p>\n<p>Cinque anni di lavoro, migliaia di pagine e documenti, <strong>40 milioni di dollari<\/strong> spesi. Sono i numeri del rapporto che ha scosso l&#8217;America. In sostanza l&#8217;accusa mossa alla Cia \u00e8 quella di aver causato sofferenze e dolori ai prigionieri <em>&#8220;con metodi che vanno ben oltre i limiti previsti dalla legge&#8221;<\/em>. Metodi ancor pi\u00f9 brutali<em> &#8220;di quanto fosse stato anticipato al pubblico in questi anni&#8221;<\/em>. Tutto questo con scarsissimi risultati e, soprattutto, senza che nessuna autorit\u00e0 politica fosse debitamente informata. Almeno cos\u00ec pare dal rapporto. <em>&#8220;Il programma ha permesso di catturare importanti leader di al Qaeda e impedire loro di compire azioni di guerra&#8221;<\/em>, ha detto George Tenet, capo della Cia quando l&#8217;America fin\u00ec sotto l&#8217;attacco dei terroristi. &#8220;E questo (il Programma, ndr) ci ha permesso di salvare migliaia di vite di americani&#8221;. Stando a quanto appurato dalla commissione, per\u00f2, le cose sono andate diversamente.<\/p>\n<p>In buona sostanza ora, dopo tutte queste accuse, cosa succede? Praticamente nulla. Obama ha solennemente promesso che fin quando sar\u00e0 lui presidente far\u00e0 di tutto <em>&#8220;per assicurare che non faremo mai pi\u00f9 ricorso a questi metodi&#8221;<\/em>. Mettendo un attimo da parte il libro delle buone intenzioni, sempre pieno di propositi interessanti, pare quasi certo che non vi saranno procedimenti penali. La conferma arriva dal dipartimento di Giustizia: nessuno verr\u00e0 perseguito, salvo clamorose novit\u00e0. Probabilmente questo \u00e8 stato lo scotto da pagare, nel braccio di ferro tra democratici e repubblicani, prima del via libera alla pubblicazione del dossier. Ma a cosa \u00e8 servito, dunque, tutto questo clamore? A fare vedere quanto sono bravi e umani i democratici e quanto per contro sono cattivi i repubblicani? Sulla tempistica della pubblicazione ci sono pochi dubbi. Tra poche settimane, con il Senato sotto controllo dei Repubblicani, il dossier sarebbe finito in fondo a un cassetto. Quindi l&#8217;unico momento per farlo saltare fuori era questo. Sul fine, possiamo azzardare alcune ipotesi: regolamento di conti tra poteri dello Stato? Colpo di coda dell&#8217;ala ultra liberal dei democratici, prima che la corsa delle primarie riporti ordine e disciplina e imponga posizioni pi\u00f9 moderate per puntare alla Casa Bianca? Oppure \u00e8 stata la vendetta di Obama che, lontano dalle competizioni elettorali e ormai non pi\u00f9 in grado di lasciare il segno, come forse avrebbe voluto, ha pensato di rimarcare la propria &#8220;superiorit\u00e0 morale&#8221; rispetto a quella di George W. che continua a dirsi orgoglioso del lavoro compiuto dagli uomini della Cia? Un altro interrogativo ancora: perch\u00e9 ritirare fuori questa storia ora, dopo che Obama, appena insediatosi al potere, disse pubblicamente &#8220;mai pi\u00f9 torture&#8221; ma, di fatto, non mosse un dito per perseguire chi si era macchiato di tali comportamenti? Allora forse il presidente cercava di trovare uno spirito bipartisan. Ora non serve pi\u00f9 e ogni mezzo \u00e8 buono per rifilare bastonate agli avversari. E a chi lo accusa di eccessiva debolezza in politica estera, e di aver usato troppo alla leggera i droni, lui risponde mostrando, documenti alla mano, che i metodi speciali della Cia sono serviti a poco o a nulla. Una cosa \u00e8 certa: l&#8217;America non pu\u00f2 andare avanti in questo pericoloso gioco al massacro combattuto in nome della Sicurezza nazionale. I rischi sono troppo alti. E non solo per gli Stati Uniti.<\/p>\n<p>&#8211; <strong><a href=\"http:\/\/www.washingtonpost.com\/wp-srv\/special\/national\/cia-interrogation-report\/key-findings\/?hpid=z1\" target=\"_blank\">I venti punti di domanda che mandano in crisi la Cia<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&#8211; <strong><a href=\"http:\/\/nyti.ms\/1zoADd5\" target=\"_blank\">Leggi il rapporto della Commissione di Vigilanza del Senato<\/a><\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Sono venti i capi d&#8217;accusa che la Commissione di vigilanza sui servizi segreti del Senato Usa muove, nero su bianco, contro la Cia relativamente agli abusi compiuti nell&#8217;ambito del &#8220;Programma speciale di detenzione&#8220;, dal 2001 (dopo l&#8217;11 Settembre) al 2006. 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