{"id":3414,"date":"2016-06-16T08:11:29","date_gmt":"2016-06-16T08:11:29","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/?p=3414"},"modified":"2016-06-16T10:45:34","modified_gmt":"2016-06-16T10:45:34","slug":"ispi-usa-al-voto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/2016\/06\/16\/ispi-usa-al-voto\/","title":{"rendered":"Usa: decisivi gli astenuti?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2016\/06\/Ispi1_GuerraMondragon_Volker.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3415\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2016\/06\/Ispi1_GuerraMondragon_Volker-300x225.jpg\" alt=\"Ispi1_GuerraMondragon_Volker\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2016\/06\/Ispi1_GuerraMondragon_Volker-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2016\/06\/Ispi1_GuerraMondragon_Volker.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Un interessante dibattito si \u00e8 svolto all&#8217;<a href=\"http:\/\/www.ispionline.it\/\" target=\"_blank\"><strong>Ispi<\/strong><\/a> (Istituto per gli studi di politica internazionale) di Milano, sulle elezioni negli Stati Uniti in programma a novembre. Ne hanno parlato <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Gabriel_Guerra-Mondrag%C3%B3n\" target=\"_blank\"><strong>Gabriel Guerra Mondragon<\/strong><\/a> (democratico), ex ambasciatore Usa in Cile, membro del <a href=\"http:\/\/www.cfr.org\/\" target=\"_blank\">Council on Foreign Relations<\/a>, del <a href=\"http:\/\/latinojustice.org\/\" target=\"_blank\">Latino Justice Prldef<\/a> e della Limon Foundation, e <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Kurt_Volker\" target=\"_blank\"><strong>Kurt Volker<\/strong><\/a> (repubblicano), ex rappresentante Usa nella Nato, executive director del <a href=\"https:\/\/www.mccaininstitute.org\/\" target=\"_blank\">McCain Institute for International leadership<\/a>, non-resident Senior fellow presso il Center for Transatlantic relations alla Johns Hopkins University&#8217;s School of Advanced international studies e senior advisor presso l&#8217;<a href=\"http:\/\/www.atlanticcouncil.org\/\" target=\"_blank\">Atlantic council<\/a>. A moderare l&#8217;incontro <strong>Giancarlo Aragona<\/strong> (presidente Ispi) e <strong>Maurizio Molinari<\/strong> (direttore de <em>La Stampa<\/em>).<\/p>\n<p>&#8220;Ho incontrato i Clinton nel 1972 &#8211; racconta Guerra Mondragon &#8211; nella campagna elettorale per <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/George_McGovern\" target=\"_blank\">George McGovern<\/a>. I due non erano ancora sposati. Poi si spostarono in Arkansas, misero su famiglia e sappiamo cosa hanno fatto. La campagna elettorale di Hillary \u00e8 stata molto combattuta. Sanders, infastti, si \u00e8 dimostrato molto forte, soprattutto grazie al sostegno dei giovani. Il Partito democratico \u00e8 unito, a differenza del Grand Old Party. E Obama, che fino all&#8217;ultimo non si \u00e8 schierato, rispettando le primarie, avr\u00e0 un ruolo importante nella campagna elettorale. Il lato liberal del partito, da Sanders alla senatrice <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Elizabeth_Warren\" target=\"_blank\">Elizabeth Warren<\/a>, sar\u00e0 compatto intorno a Hillary. La lotta sar\u00e0 dura ed anche molto sporca. Un sondaggio <strong>Bloomberg<\/strong> &#8211; prosegue Mondragon &#8211; evidenzia che gli americani non hanno apprezzato le posizioni assunte da Trump sul giudice di origini messicane che si occupa di alcune denunce contro la &#8220;Trump university&#8221;. Cos\u00ec come non sono piaciuti i suoi commenti dopo la tragedia di Orlando&#8221;.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2016\/06\/Volker_ispi3.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3416\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2016\/06\/Volker_ispi3-300x225.jpg\" alt=\"Volker_ispi3\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2016\/06\/Volker_ispi3-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2016\/06\/Volker_ispi3.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>&#8220;Come si pu\u00f2 descrivere la campagna? &#8211; si \u00e8 chiesto Volker (<em>nella foto<\/em>) aprendo il suo intervento -. Trump \u00e8 qualcosa di diverso da un candidato repubblicano. Ha cercato di rispondere alle esigenze degli elettori, usando il partito come piattaforma. Ritengo che abbia grandi possibilit\u00e0 di vittoria a novembre. Del resto fino a qui ha vinto seguendo le regole e conquistando la maggior parte degli Stati americani. La strategia di Trump \u00e8 questa: attirare le emozioni delle persone, unendo nella sua <strong>critica tutti i politici<\/strong> (l&#8217;\u00e9lite privilegiata), incapaci di dare risposte ai problemi pi\u00f9 sentiti dai cittadini. Ci sono alcune cose che dice che possono essere viste come offensive (ad esempio il muro con il Messico, oppure il no all&#8217;ingresso negli Usa dei musulmani), ma il pubblico che lo vota &#8211; prosegue Volker &#8211; sa bene quali siano i problemi e sar\u00e0 in grado di scuotere il Paese. Il fenomeno, del resto, esiste anche tra i democratici&#8221;.<\/p>\n<p>Sia Volker che Guerra Modragon sono convinti di una cosa: per vincere a novembre bisogna attrarre nuovi elettori rispetto alle primarie. Il problema \u00e8 come. Trump cerca di raggiungere gli &#8220;insoddisfatti&#8221; e vuole il loro voto, anche se non hanno pi\u00f9 fiducia nella politica. Anzi, lui punta soprattutto su questa fetta di societ\u00e0: glis contenti e i delusi. Clinton punta soprattutto sulle minoranze: <strong>ispaniche<\/strong> e <strong>afroamericane<\/strong>. La &#8220;seconda sfida&#8221;, spiega Volker, \u00e8 quella di attrarre il consenso di una porzione (anche piccola) dell&#8217;altro partito. &#8220;Qui per Trump \u00e8 pi\u00f9 facile &#8211; secondo Volker &#8211; perch\u00e9 lui \u00e8 contro l&#8217;establishment. Hillary invece \u00e8 pi\u00f9 in difficolt\u00e0&#8221;.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2016\/06\/Ispi2.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-3417\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2016\/06\/Ispi2-300x225.jpg\" alt=\"Ispi2\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2016\/06\/Ispi2-300x225.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2016\/06\/Ispi2.jpg 640w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Guerra Mondragon (<em>nella foto<\/em>) si sofferma sul ruolo di Sanders: &#8220;Vuole che la convention democratica parli dei temi a lui cari. Ma il suo partito nel complesso \u00e8 pi\u00f9 compatto rispetto a quello repubblicano. La campagna di Hillary non sar\u00e0 diversa da quella di Obama, tra l&#8217;altro molti membri dello staff del presidente ora stanno con Hillary. Sanders, dunque, vuole influenzare la <strong>piattaforma politica<\/strong> di Hillary, ma \u00e8 intelligente e, dopo aver raccolto la standing ovation del Senato, per la sua battaglia sino a qui sostenuta, sa che ora deve sostenere la Clinton. Il partito democratico non pu\u00f2 non appoggiare Hillary, anche l&#8217;ala pi\u00f9 a sinistra. Una parte, per\u00f2, di certo non andr\u00e0 a votare. Bisogner\u00e0 vedere quanti saranno a decidere per l&#8217;astensione&#8221;. Guerra Mondragon prosegue dicendo che &#8220;in base ai sondaggi un democratico non vince se non riesce a ottenere almeno il 40% del voto delle <strong>minoranze<\/strong>&#8220;. Quanto a Trump secondo Mondragon per le posizioni assunte molti esponenti repubblicani sono convinti che vincer\u00e0 Hillary, ma temono di perdere i loro seggi, specie in Senato, e conseguentemente anche la futura nomina &#8211; da parte del presidente &#8211; di tre giudici della Corte suprema, con tutto ci\u00f2 che ne consegue.<\/p>\n<p>Volker cita l&#8217;esempio emblematico del West Virginia: dopo le primarie democratiche (Sanders ha vinto con il 51,4%) \u00e8 stato fatto un sondaggio da cui emerge che un terzo dei democratici a novembre voter\u00e0 per Clinton, un terzo dice che star\u00e0 a casa e un terzo, infine, sceglier\u00e0 Trump. Questo conferma che non sar\u00e0 affatto facile, per Hillary, ottenere i voti di Sanders. &#8220;Quanto ai repubblicani &#8211; prosegue Volker &#8211; l&#8217;establishment del Gop non ama Trump, ma non vuole perdere. Lo speaker della Camera <strong>Paul Ryan<\/strong>, che \u00e8 un gentleman, uno che pondera bene le cose, \u00e8 molto diverso da Trump e spesso ne ha preso le distanze. Eppure alla fine ha cambiato idea sul tycoon, perch\u00e9 molti repubblicani lo hanno pregato di non rompere con lui, temendo di perdere il loro seggio al Congresso&#8221;.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 ipotizzare che Trump muter\u00e0 atteggiamento per venire incontro ai desiderata della base repubblicana? Per Volker la risposta \u00e8 no. &#8220;Vuole che il Gop si adegui a lui e non viceversa&#8221;. E una &#8220;scissione&#8221; del partito in questa fase sarebbe troppa pericolosa per il Gop. I repubblicani accetteranno Trump come candidato sperando, cos\u00ec, di tenere la maggioranza alla Camera e di evitare la deleteria <strong>spaccatura del partito<\/strong> dell&#8217;elefante. Trump, prosegue Volker, non si attiene alle regole politiche tradizionali. &#8220;Vuole che i senatori si rechino alla convention per sostenerlo? Forse no. Il suo obiettivo \u00e8 cavalcare la ribellione dei cittadini contro la classe politica. Per questo gli fa comodo che l&#8217;establishment sia contro di lui&#8221;. Gabriel Guerra Mondragon palesa l&#8217;ottimismo dei democratici: &#8220;Trump si \u00e8 imposto nelle primarie conquistando circa il 35% dei sostenitori, ma non gli basta per vincere a novembre. Se non allarga la propria base elettorale non ce la pu\u00f2 fare&#8221;. Non a caso il candidato repubblicano in pi\u00f9 di un&#8217;occasione ha strizzato l&#8217;occhio ai sostenitori di Sanders. E cavalca certe battaglie del senatore &#8220;socialista&#8221; del Vermont, facendo arrabbiare l&#8217;establishment del Gop.<\/p>\n<p>Ma c&#8217;\u00e8 anche un altro fattore importante che, a ben vedere, determiner\u00e0 il risltato del prossimo 8 novembre. Il numero degli <strong>astenuti<\/strong>. Guerra Modragon \u00e8 convinto che alcuni repubblicani non andranno a votare, pur di non dare il proprio sostegno a Trump. Il &#8220;peso&#8221; di chi rester\u00e0 a casa potrebbe risultare determinante per la scelta del prossimo inquilino della Casa Bianca.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Un interessante dibattito si \u00e8 svolto all&#8217;Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale) di Milano, sulle elezioni negli Stati Uniti in programma a novembre. 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