{"id":4341,"date":"2018-11-20T09:08:01","date_gmt":"2018-11-20T09:08:01","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/?p=4341"},"modified":"2018-11-20T11:32:26","modified_gmt":"2018-11-20T11:32:26","slug":"apocalypse-trump","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/2018\/11\/20\/apocalypse-trump\/","title":{"rendered":"Trump, tra Mao e Andreotti"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2018\/11\/Trump_cappello.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4347\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2018\/11\/Trump_cappello-300x206.jpg\" alt=\"Donald Trump in California in vista ai luoghi devastati dagli incendi\" width=\"300\" height=\"206\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2018\/11\/Trump_cappello-300x206.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2018\/11\/Trump_cappello-1024x702.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2018\/11\/Trump_cappello.jpg 1320w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il titolo del libro &#8220;Apocalypse Trump&#8221; (ed. Ares), di <strong>Stefano Graziosi<\/strong>, trae spunto da una battuta che fece Hillary Clinton nella campagna elettorale per le presidenziali 2016: &#8220;Io sono l&#8217;ultima cosa che separa voi dall&#8217;Apocalisse&#8221;. Ovviamente l&#8217;Apocalisse, a suo dire, era The Donald. Il tycoon ha conquistato la Casa Bianca puntando su alcuni punti fermi: abbattimento del sistema, movimentismo, eliminazione dei filtri con l&#8217;elettorato e difesa della cosiddetta maggioranza silenziosa. Dopo essersi accomodato nella Stanza ovale ha continuato ad applicare la sua linea di rottura, rompendo gli schemi legati alla Guerra fredda, quelli nel rapporto con il Congresso e quelli nelle relazioni con il mondo mediatico. Qualcuno potrebbe pensare che l&#8217;unico pensiero fisso di Trump sia avere un nemico contro cui scagliarsi. Ma \u00e8 una visione troppo semplicistica. Il libro di Graziosi ci aiuta a capire il fenomeno Trump, senza schemi pregiudiziali o filtri ideologici.<\/p>\n<p>Un parallelo che colpisce \u00e8 quello che l&#8217;autore fa tra il presidente Usa, <strong>Mao Tse-tung<\/strong> e <strong>Giulio Andreotti<\/strong>. La &#8220;rivoluzione permanente&#8221; teorizzata dal grande timoniere cinese pu\u00f2 essere paragonata, per certi versi, all&#8217;eterno caos che imperversa alla Casa Bianca, con un continuo ricambio di ministri e collaboratori, e non pochi mutamenti della linea politica. Al di l\u00e0 degli errori frutto dell&#8217;inesperienza, dietro a quest&#8217;atteggiamento apparentemente schizofrenico potrebbe esserci una precisa strategia, che poi era quella di Mao: tenere le leve del potere &#8220;attraverso un movimentismo costante, colpendo gli avversari interni e impedendo che la societ\u00e0 e le istituzioni cinesi si ritrovassero soggette a cristallizzazioni di potere e a rendite di posizione&#8221;. Trump riadatta questa strategia tenendo sotto costante pressione i suoi collaboratori, e attraverso il movimentismo mantiene in piedi il contatto diretto con il suo elettorato. Evita in modo sapiente di istituzionalizzarsi troppo, cosa che finirebbe col tradire la propria base. Questo perenne caos permette al presidente di evitare il formarsi di &#8220;grumi di potere interni all&#8217;esecutivo, che potrebbero contrapporsi alla sua persona e alla sua linea&#8221;. Insomma, non c&#8217;\u00e8 niente lasciato al caso.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2018\/11\/apocalypse_trump.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-4342\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2018\/11\/apocalypse_trump-207x300.jpg\" alt=\"apocalypse_trump\" width=\"207\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2018\/11\/apocalypse_trump-207x300.jpg 207w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2018\/11\/apocalypse_trump.jpg 400w\" sizes=\"(max-width: 207px) 100vw, 207px\" \/><\/a>L&#8217;arte andreottiana, invece, sta nel sapersi adattare alle diverse situazioni, cambiando idea di frequente, con una certa dose di cinismo e spregiudicatezza. Non a caso spesso Trump si intesta battaglie tradizionalmente legate al mondo democratico. Basti pensare alle armi: pur essendo uno strenuo difensore della lobby delle armi e del secondo emendamento, il presidente non ha mancato di esprimersi a favore di limitazioni che contrastano con la linea portata avanti dai repubblicani negli ultimi anni. Idem sul fronte del protezionismo e dei dazi, con molti seguaci del &#8220;socialista&#8221; <strong>Bernie Sanders<\/strong> che apprezzano le idee del presidente, e i repubblicani, invece, che\u00a0 in nome del libero mercato, non hanno risparmiato critiche alla Casa Bianca. Trump sembra molto abile nell&#8217;utilizzo della &#8220;strategia dei due forni&#8221; di andreottiana memoria (il leader democristiano per sostenere i propri governi era abile nel barcamenarsi tra le istanze sociali del Psi, e quelle liberiste del Pli). L&#8217;atteggiamento altalenante del presidente, invero, non caratterizza solo le relazioni politiche interne, ma anche quelle internazionali. Trump sembra usare in modo sapeinte la tecnica del &#8220;bastone e della carota&#8221;, arrivando quasi allo scontro irrimediabile, per poi aprire alla trattativa e alla mediazione. Riesce, con abilit\u00e0, a dosare i seguenti ingredienti: movimentismo e diplomazia, rottura e riformismo. &#8220;Quello davanti a cui ci troviamo &#8211; scrive Graziosi &#8211; \u00e8 una sorta di centauro, una mescolanza tra Mao e Andreotti, tra la volpe e il leone, che non \u00e8 chiaro ancora se riuscir\u00e0 a fondare una tradizione politica o se sar\u00e0 invece destinata a risolversi in una bolla di sapone&#8221;.<\/p>\n<p>Molto interessante ci\u00f2 che ha detto <a href=\"https:\/\/www.9colonne.it\/179628\/il-bonapartismo-br-in-salsa-americana#.W_PuSzFReUk\" target=\"_blank\">Paolo Pagliaro<\/a>, nella copertina di Otto e mezzo (La7), subito dopo le elezioni di Midterm:<\/p>\n<blockquote><p>&#8220;La sua leadership \u00e8 fondamentalmente bonapartista, con un\u2019efficace comunicazione politica basata sulla pressoch\u00e9 totale disintermediazione con l\u2019elettorato, su un costante contatto diretto con le folle e sul dileggio nei confronti dei media tradizionali. Ma questo tipo di leadership mal si sposa con l\u2019impianto politico-istituzionale prescritto dalla Costituzione, e con la logica dei pesi e contrappesi su cui si fonda la democrazia liberale. Potrebbe sembrare una riflessione sull\u2019attualit\u00e0 italiana mentre invece riguarda Trump, anzi \u201cApocalypse Trump\u201d, come si intitola il libro scritto da Stefano Graziosi per le Edizioni Ares.<\/p>\n<p>Anche per chi studia il trumpismo \u00e8 tempo di bilanci di met\u00e0 mandato. Graziosi \u00e8 convinto che molto del futuro politico di Trump si giocher\u00e0 sulla capacit\u00e0 di mantenere dei buoni rapporti col congresso parzialmente rinnovato ieri. Negli Stati Uniti i padri costituenti furono influenzati dalla lettura dei classici come Platone e Aristotele ed \u00e8 anche per questo che la Costituzione americana presenta una serie di meccanismi per bilanciare i vari poteri e diluire, in qualche modo, il peso della volont\u00e0 popolare. Come scrive Ferruccio De Bortoli nella prefazione, gli americani votano Trump anche per i suoi difetti, per il suo carattere, per quella volont\u00e0 di spezzare le regole del politicamente corretto, di liberare il paese dai suoi troppi impegni internazionali, di riequilibrare la bilancia commerciale difendendo il lavoro anche con misure protezionistiche.\u00a0 Ma a impedire gli eccessi di questa politica spesso pericolosamente spavalda ci sono istituzioni forti e una classe dirigente di qualit\u00e0.<\/p>\n<p>Ne parla lo storico Giuseppe Mammarella, professore emerito a Stanford, nel suo \u201cAmerica First\u201d pubblicato dal Mulino. <span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\">\u00c8 <\/span>un ritratto inatteso dell\u2019America d\u2019oggi: un paese profondamente diviso, che sembra aver perso le coordinate della sua azione politica, ma che dimostra per\u00f2 di avere un\u2019eccezionale vitalit\u00e0 e grandi capacit\u00e0 di ripresa&#8221;.<\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il titolo del libro &#8220;Apocalypse Trump&#8221; (ed. 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