{"id":5089,"date":"2021-02-03T14:16:43","date_gmt":"2021-02-03T14:16:43","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/?p=5089"},"modified":"2021-02-04T15:25:34","modified_gmt":"2021-02-04T15:25:34","slug":"draghi-e-gli-usa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/2021\/02\/03\/draghi-e-gli-usa\/","title":{"rendered":"Draghi e gli Usa"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2021\/02\/Draghi.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft wp-image-5090 size-medium\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2021\/02\/Draghi-300x193.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"193\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2021\/02\/Draghi-300x193.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2021\/02\/Draghi-768x494.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2021\/02\/Draghi.jpg 781w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><br \/>\nIl presidente del consiglio incaricato, Mario Draghi, ha un passato importante negli Stati Uniti. Dopo la laurea in Economia alla Sapienza di Roma (tesi con uno dei pi\u00f9 illustri economisti italiani del Novecento, <strong><a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Federico_Caff%C3%A8\">Federico Caff\u00e8<\/a><\/strong>), si trasferisce negli Usa dove, grazie a una borsa di studio di una banca italiana, insegna in alcuni campus e si specializza al <em>Massachusetts institute of technology<\/em> (<strong>Mit<\/strong>) di Boston, dove viene a contatto con l&#8217;uomo che nel 1985 vincer\u00e0 il premio Nobel per l&#8217;economia, <strong><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Franco_Modigliani\">Franco Modigliani<\/a><\/strong>. Nel 1977 Draghi ottiene il PhD al Mit sotto la supervisione di Modigliani e di <strong><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Robert_Solow\">Robert Solow <\/a><\/strong>(Nobel per l&#8217;economia nel 1987).<\/p>\n<p>Negli anni di Boston Draghi diventa amico di <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Ben_Bernanke\"><strong>Ben Bernanke<\/strong><\/a>, che poi diverr\u00e0 capo della Federal Reserve, e lega con il professor <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Stanley_Fischer\"><strong>Stanley Fischer<\/strong><\/a>, che andr\u00e0 a guidare la Banca centrale d\u2019Israele. Un&#8217;altra conoscenza importante \u00e8 stata quella con <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Paul_Volcker\"><strong>Paul Volcker<\/strong><\/a>, presidente della Fed dal 1979 al 1987.<\/p>\n<p>Negli anni in cui \u00e8 stato capo della Bce (2011-2019) Draghi gode del sostegno di <a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Timothy_Geithner\"><strong>Timothy Geithner<\/strong><\/a>, segretario al Tesoro americano: l&#8217;amministrazione Obama si impegn\u00f2 molto per evitare il crollo dell\u2019Eurozona. Geithner e Draghi si erano conosciuti a New York, quando l&#8217;italiano lavorava per la banca d&#8217;affari Goldman Sachs. Geithner aveva collaborato con <strong><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Robert_Rubin\">Robert Rubin<\/a><\/strong> quando questi era stato segretario al Tesoro, nell&#8217;amministrazione Clinton. Rubin aveva lavorato una vita per Goldman, di cui era stato co-presidente dal 1990 al 1992. Un altro collaboratore di Rubin fu <strong><a href=\"https:\/\/en.wikipedia.org\/wiki\/Henry_Paulson\">Henry Paulson<\/a><\/strong>, che poi diverr\u00e0 amministratore delegato di Goldman Sachs proprio negli anni in cui Draghi vi lavor\u00f2. Il banchiere italiano, quindi, ebbe rapporti stretti anche con Paulson.<\/p>\n<p>Rientrato in Italia Draghi dal\u00a0<span class=\"sc\">1981<\/span>\u00a0al\u00a0<span class=\"sc\">1991<\/span> insegna Economia internazionale all&#8217;universit\u00e0 di Firenze. Al contempo ricopre di altissimo livello presso la Banca Interamericana di Sviluppo e poi la <strong>Banca Mondiale<\/strong> (come direttore esecutivo, dal 1984 al 1990). Nel 1990 viene assunto come consulente economico della Banca d&#8217;Italia. A partire dal 1991, per un decennio, ricopre l&#8217;incarico chiave di direttore generale del ministero del Tesoro, guidando le principali cessioni pubbliche (privatizzazioni) effettuate dallo Stato. Ricoprir\u00e0 quell&#8217;incarico, ininterrottamente, sotto i governi Andreotti, Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi, D\u2019Alema e di nuovo Amato. Tornato nel 2002 a Goldman Sachs, stavolta con incarichi di vertice, il 29 dicembre 2005 viene nominato governatore della Banca d&#8217;Italia, incarico che ricopre fino al 31 ottobre 2011.<\/p>\n<h2>La vicenda del panfilo Britannia<\/h2>\n<p>Il 2 giugno 1992, a bordo del panfilo HMY Britannia della regina Elisabetta, attraccato al porto di Civitavecchia, si svolge un convegno su un tema, in quei mesi, di estrema importanza: le privatizzazioni. Partecipano economisti, manager, professori e banchieri. Secondo alcuni fu in quella sede che verr\u00e0 pianificata la vendita (per alcuni svendita) dei gioielli italiani sui mercati internazionali. Nel giro di pochi anni finirono sul mercato societ\u00e0 come Iri, Telecom, Eni, Enel, Comit, Credit e diverse altre, con lo Stato che incamer\u00f2 circa 182.000 miliardi di lire. L&#8217;episodio del Britannia divenne un simbolo negativo per alcuni critici: l&#8217;aver anteposto interessi economici oscuri a quelli del Paese. La liquidazione dell&#8217;industria italiana sarebbe passata proprio dagli accordi stipulati su quella nave. Draghi sal\u00ec sul Britannia, regolarmente invitato, come direttore generale del ministero del Tesoro (il ministro era Guido Carli, governo Andreotti). Il tema delle privatizzazioni era uno dei pi\u00f9 in voga in quel periodo, basta rileggersi le cronache del tempo. La vendita dei gioielli dello Stato (giusta o sbagliata che fosse) fu decisa per motivi di cassa, iniziando a far uscire la mano pubblica dalle imprese. Difficile, se non cercando col microscopio, trovare forze politiche che, in quel periodo, fossero nettamente contrarie alle privatizzazioni, i cui processi (a partire dall&#8217;esempio del Regno Unito) finivano addirittura nei corsi universitari (chi scrive ne ha avuto esperienza diretta). Sul Britannia si incontrarono alti rappresentanti della comunit\u00e0 finanziaria internazionale. Tra questi c&#8217;era anche Draghi, ma non solo lui.<\/p>\n<h2>Il discorso pronunciato da Draghi sul Britannia<\/h2>\n<blockquote><p><em>Signore e signori, cari amici, desidero anzitutto congratularmi con l\u2019Ambasciata Britannica e gli Invisibili Britannici per la loro superba ospitalit\u00e0. Tenere questo incontro su questa nave \u00e8 di per s\u00e9 un esempio di privatizzazione di un fantastico bene pubblico. Durante gli ultimi quindici mesi, molto \u00e8 stato detto sulla privatizzazione dell\u2019economia italiana. Alcuni progressi sono stati fatti, nel promuovere la vendita di alcune banche possedute dallo Stato ad altre istituzioni cripto-pubbliche, e per questo la maggior parte del merito va a Guido Carli, ministro del Tesoro. Ma, per quanto riguarda le vendite reali delle maggiori aziende pubbliche al settore privato, \u00e8 stato fatto poco.<\/em><\/p>\n<div id=\"ifq-intext-container-1\">\n<div id=\"videoincontent2\"><em>Non deve sorprendere, perch\u00e9 un\u2019ampia privatizzazione \u00e8 una grande \u2013 direi straordinaria \u2013 decisione politica, che scuote le fondamenta dell\u2019ordine socio-economico, riscrive confini tra pubblico e privato che non sono stati messi in discussione per quasi cinquant\u2019anni, induce un ampio processo di deregolamentazione, indebolisce un sistema economico in cui i sussidi alle famiglie e alle imprese hanno ancora un ruolo importante. In altre parole, la decisione sulla privatizzazione \u00e8 un\u2019importante decisione politica che va oltre le decisioni sui singoli enti da privatizzare. Pertanto, pu\u00f2 essere presa solo da un esecutivo che ha ricevuto un mandato preciso e stabile.<\/em><\/div>\n<\/div>\n<p><em>Altri oratori parleranno dello stato dell\u2019arte in quest\u2019area: dove siamo ora da un punto di vista normativo, e quali possono essere i prossimi passaggi. Una breve panoramica della visione del Tesoro sui principali effetti delle privatizzazioni pu\u00f2 aiutare a comunicare la nostra strategia nei prossimi mesi. Primo: privatizzazioni e bilancio. La privatizzazione \u00e8 stata originariamente introdotta come un modo per ridurre il deficit di bilancio. Pi\u00f9 tardi abbiamo compreso, e l\u2019abbiamo scritto nel nostro ultimo rapporto quadrimestrale, che la privatizzazione non pu\u00f2 essere vista come sostituto del consolidamento fiscale, esattamente come una vendita di asset per un\u2019impresa privata non pu\u00f2 essere vista come un modo per ridurre le perdite annuali. Gli incassi delle privatizzazioni dovrebbero andare alla riduzione del debito, non alla riduzione del deficit.<\/em><\/p>\n<p><em>Quando un governo vende un asset profittevole, perde tutti i dividendi futuri, ma pu\u00f2 ridurre il suo debito complessivo e il servizio del debito. Quindi, la privatizzazione cambia il profilo temporale degli attivi e dei passivi, ma non pu\u00f2 essere presentata come una riduzione del deficit, solo come il suo finanziamento. (Questo fatto, nella visione del Tesoro, ha alcune implicazioni che vedremo in un secondo momento). Le conseguenze politiche di questa visione sono due. Dal punto di vista della finanza pubblica, il consolidamento fiscale da mettere a bilancio per l\u2019anno 1993 e i successivi non dovrebbe includere direttamente nessun ricavo dalle privatizzazioni. Nel contempo, dovremmo avviare un piano di riduzione del debito con gli incassi dalle privatizzazioni. Ci\u00f2 implicher\u00e0 pi\u00f9 enfasi del Tesoro sulle implicazioni economiche complessive delle privatizzazioni e sull\u2019obiettivo ultimo di ricostruire gli incentivi per il settore privato.<\/em><\/p>\n<p><em>Secondo: privatizzazioni e mercati finanziari. La privatizzazione implica un cambiamento nella composizione della ricchezza finanziaria privata dal debito pubblico alle azioni. L\u2019effetto di riduzione del debito pubblico pu\u00f2 implicare una discesa dei tassi di interesse. Ma l\u2019impatto sui mercati finanziari pu\u00f2 essere molto pi\u00f9 importante, quando vediamo che la quantit\u00e0 di ricchezza privata in forma di azioni \u00e8 piccola in relazione alla ricchezza privata totale e che con le privatizzazioni pu\u00f2 aumentare in modo significativo. In altre parole, i mercati finanziari italiani sono piccoli perch\u00e9 sono istituzionalmente piccoli, ma anche perch\u00e9 \u2013 forse in modo connesso \u2013 gli investitori italiani vogliono che siano piccoli. Le privatizzazioni porteranno molte nuove azioni in questi mercati. L\u2019implicazione politica \u00e8 che dovremmo vedere le privatizzazioni come un\u2019opportunit\u00e0 per approvare leggi e generare cambiamenti istituzionali per potenziare l\u2019efficienza e le dimensioni dei nostri mercati finanziari.<\/em><\/p>\n<p><em>Tre: privatizzazioni e crescita. (In molti casi) vediamo le privatizzazioni come uno strumento per aumentare la crescita. Nella maggior parte dei casi la privatizzazione porter\u00e0 a un aumento della produttivit\u00e0, con una gestione migliore o pi\u00f9 indipendente, e a una struttura pi\u00f9 competitiva del mercato. La privatizzazione quindi potrebbe parzialmente compensare i possibili \u2013 ma non certi \u2013 effetti di breve termine di contrazione fiscale necessaria per un bilancio pi\u00f9 equilibrato. In alcuni casi, per trarre beneficio dai vantaggi di un aumento della concorrenza derivante dalla privatizzazione, potrebbe essere necessaria un\u2019ampia deregolamentazione. Questo processo, se da una parte diminuisce le inefficienze e le rendite delle imprese pubbliche, dall\u2019altra parte indebolisce la capacit\u00e0 del governo di perseguire alcuni obiettivi non di mercato, come la riduzione della disoccupazione e la promozione dello sviluppo regionale. Tuttavia, consideriamo questo processo \u2013 privatizzazione accompagnata da deregolamentazione \u2013 inevitabile perch\u00e9 innescato dall\u2019aumento dell\u2019integrazione europea. L\u2019Italia pu\u00f2 promuoverlo da s\u00e9, oppure essere obbligata dalla legislazione europea. Noi preferiamo la prima strada.<\/em><\/p>\n<p><em>Le implicazioni di policy sono che: a) un grande rilievo verr\u00e0 dato all\u2019analisi della struttura industriale che emerger\u00e0 dopo le privatizzazioni, e soprattutto a capire se assicurino prezzi pi\u00f9 bassi e una migliore qualit\u00e0 dei servizi prodotti; b) nei casi rilevanti la deregolamentazione dovr\u00e0 accompagnare la decisione di privatizzare, e un\u2019attenzione speciale sar\u00e0 data ai requisiti delle norme comunitarie; c) dovranno essere trovati mezzi alternativi per perseguire obiettivi non di mercato, quando saranno considerati essenziali. Quarto: privatizzazioni e depoliticizzazione. Un ultimo aspetto attraente della privatizzazione \u00e8 che \u00e8 percepita come uno strumento per limitare l\u2019interferenza politica nella gestione quotidiana delle aziende pubbliche. Questo \u00e8 certamente vero e sbarazzarsi di questo fenomeno \u00e8 un obiettivo lodevole. Tuttavia, dobbiamo essere certi che dopo le privatizzazioni non affronteremo lo stesso problema, col proprietario privato che interferisce nella gestione ordinaria dell\u2019impresa. Qui l\u2019implicazione politica immediata \u00e8 l\u2019esigenza di accompagnare la privatizzazione con una legislazione in grado di proteggere gli azionisti di minoranza e di tracciare linee chiare di separazione tra gli azionisti di controllo e il management, tra decisioni societarie ordinarie e straordinarie.<\/em><\/p>\n<p><em>A cosa dobbiamo fare attenzione, per valutare la forza del mandato politico di un governo che voglia veramente privatizzare? Primo, occorre una chiara decisione politica su quello che deve essere considerato un settore strategico. Non importa quanto questo concetto possa essere sfuggente, \u00e8 comunque il prerequisito per muoversi senza incertezze. Secondo, visto che non c\u2019\u00e8 una Thatcher alle viste in Italia, dobbiamo considerare un insieme di disposizioni sui possibili effetti delle privatizzazioni sulla disoccupazione (se essa dovesse aumentare come effetto della ricerca dell\u2019efficienza), sulla possibile concentrazione di mercato, e sulla discriminazione dei prezzi (quest\u2019ultima in particolare per la privatizzazione delle utility). Terzo, occorre superare i problemi normativi. Un esempio importante: le banche, che secondo la legislazione antitrust (l. 287\/91) non possono essere acquisite da imprese industriali, ma solo da altre banche, da istituzioni finanziarie non bancarie (Sim, fondi pensione, fondi comuni di investimento, imprese finanziarie), da compagnie assicurative e da individui che non siano imprenditori professionisti. In pratica, siccome in Italia non ci sono virtualmente grandi banche private, gli unici possibili acquirenti tra gli investitori domestici sono le assicurazioni o i singoli individui. Una limitazione molto stringente.<\/em><\/p>\n<p><em>In ordine logico, non necessariamente temporale, tutti questi passaggi dovrebbero avvenire prima del collocamento. In quel momento, affronteremo la sfida pi\u00f9 importante: considerando che una vasta parte delle azioni sar\u00e0 offerta, almeno inizialmente, agli investitori domestici, come facciamo spazio per questi asset nei loro portafogli? Qui giunge in tutta la sua importanza la necessit\u00e0 che le privatizzazioni siano a complemento di un piano credibile di riduzione del deficit, soprattutto per ridurre la creazione di debito pubblico. Solo se abbiamo successo nel compito di ridurre \u201ccontinuamente e sostanziosamente\u201d il nostro rapporto tra debito e Pil, come richiesto dal Trattato di Maastricht, troveremo spazio nei portafogli degli investitori. Allo stesso tempo, l\u2019assorbimento di queste nuove azioni pu\u00f2 essere accelerato dall\u2019aumento dell\u2019efficienza del nostro mercato azionario e dall\u2019allargamento dello spettro degli intermediari finanziari. Qui il pensiero va subito alla creazione di fondi pensione ma, di nuovo, i fondi pensione sono alimentati dal risparmio privato che da ultimo deve essere accompagnato dal sistema di sicurezza sociale nazionale verso i fondi pensione. Ma un ammanco dei contributi di sicurezza sociale allo schema nazionale implicherebbe di per s\u00e9 un deficit pi\u00f9 elevato. Questo ci porta a una conclusione di policy sui fondi pensione: possono essere creati su una base veramente ampia solo se il sistema nazionale di sicurezza sociale \u00e8 riformato nella direzione di un sistema meglio finanziato o pi\u00f9 equilibrato rispetto a quello odierno.<\/em><\/p>\n<p><em>Questa presentazione non era fatta per rispondere alla domanda su quanto possa essere veloce il processo di privatizzazioni \u2013 non \u00e8 il momento giusto per affrontare il tema. L\u2019obiettivo era fornirvi una lista delle cose da considerare per valutare la solidit\u00e0 del processo. La conclusione generale \u00e8 che la privatizzazione \u00e8 una delle poche riforme nella vita di un paese che ha assolutamente bisogno del contesto macroeconomico giusto per avere successo. Lasciatemi sottolineare ancora che non dobbiamo fare prima le principali riforme e poi le privatizzazioni. Dovremmo realizzarle insieme. Di certo, non possiamo avere le privatizzazioni senza una politica fiscale credibile, che \u2013 ne siamo certi \u2013 sar\u00e0 parte di ogni futuro programma di governo, perch\u00e9 l\u2019aderenza al Trattato di Maastricht sar\u00e0 parte di ogni programma di governo.<\/em><\/p>\n<p><em>Lasciatemi concludere spiegando, nella visione del Tesoro, la principale ragione tecnica \u2013 possono esserci altre ragioni, legate alla visione personale dell\u2019oratore, che vi risparmio \u2013 per cui questo processo decoller\u00e0. La ragione \u00e8 questa: i mercati vedono le privatizzazioni in Italia come la cartina di tornasole della dipendenza del nostro governo dai mercati stessi, dal loro buon funzionamento come principale strada per riportare la crescita. Poich\u00e9 le privatizzazioni sono cos\u00ec cruciali nello sforzo riformatore del Paese, i mercati le vedono come il test di credibilit\u00e0 del nostro sforzo di consolidamento fiscale. E i mercati sono pronti a ricompensare l\u2019Italia, come hanno fatto in altre occasioni, per l\u2019azione in questa direzione. I benefici indiretti delle privatizzazioni, in termini di accresciuta credibilit\u00e0 delle nostre politiche, sono secondo noi cos\u00ec significativi da giocare un ruolo fondamentale nel ridurre in modo considerevole il costo dell\u2019aggiustamento fiscale che ci attende nei prossimi cinque anni&#8221;.\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><strong>Mario Draghi<\/strong><\/p>\n<\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ma chi erano gli Invisibili Britannici? Lo spieg\u00f2 bene Sergio Romano <strong><a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/romano\/09-06-16\/01.spm\">rispondendo a un lettore sul Corriere della sera<\/a><\/strong> il 16 giugno 2009\u00a0In estrema sintesi:<\/p>\n<blockquote><p><em>\u00abInvisibili\u00bb, nel linguaggio economico-fi\u00adnanziario, sono le transazioni di beni immateriali, come per l\u2019appunto la vendita di servizi finanziari. Negli anni in cui fu governata dalla signora Thatcher, la Gran Bretagna privatizz\u00f2 molte imprese, ri\u00adlanci\u00f2 la City, svilupp\u00f2 la componente finanziaria della sua economia e acquis\u00ec in tal modo uno straordinario capi\u00adtale di competenze nel setto\u00adre delle acquisizioni e delle fu\u00adsioni. Fu deciso che quel capi\u00adtale sarebbe stato utile ad al\u00adtri Paesi e che le imprese fi\u00adnanziarie britanniche avreb\u00adbero potuto svolgere un ruo\u00adlo utile al loro Paese. \u00ab<strong>British Invisibles<\/strong>\u00bb nacque da un co\u00admitato della Banca Centrale del Regno Unito e divenne una sorta di Confindustria delle imprese finanziarie. Oggi si chiama International Fi\u00adnancial Services e raggruppa circa 150 aziende del settore. Nel 1992 questa organizzazio\u00adne cap\u00ec che anche l\u2019Italia avrebbe finalmente aperto il capitolo delle privatizzazioni e decise di illustrare al nostro settore pubblico i servizi che le sue imprese erano in grado di fornire&#8230;&#8221;.<\/em><\/p><\/blockquote>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il presidente del consiglio incaricato, Mario Draghi, ha un passato importante negli Stati Uniti. 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