{"id":5405,"date":"2023-06-30T16:01:30","date_gmt":"2023-06-30T16:01:30","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/?p=5405"},"modified":"2023-06-30T16:02:50","modified_gmt":"2023-06-30T16:02:50","slug":"siamo-davvero-tutti-uguali-stop-allaffirmative-action-negli-usa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/2023\/06\/30\/siamo-davvero-tutti-uguali-stop-allaffirmative-action-negli-usa\/","title":{"rendered":"Siamo (davvero) tutti uguali? Stop all&#8217;affirmative action negli Usa"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2023\/06\/affirmative_action-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-5406\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2023\/06\/affirmative_action-300x203.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"203\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2023\/06\/affirmative_action-300x203.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2023\/06\/affirmative_action-1024x694.jpg 1024w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2023\/06\/affirmative_action-768x521.jpg 768w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2023\/06\/affirmative_action-1536x1041.jpg 1536w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2023\/06\/affirmative_action-2048x1389.jpg 2048w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Il privilegio razziale per potersi iscrivere all&#8217;universit\u00e0 \u00e8 un&#8217;arma a doppio taglio. Non dovrebbe essere la pigmentazione della pelle a decidere se uno abbia il diritto, o meno, di studiare. La <a href=\"https:\/\/www.supremecourt.gov\/\"><strong>Corte Suprema<\/strong><\/a> degli Stati Uniti ha deciso di porre fine all&#8217;<em><strong>affirmative action <\/strong><\/em>(discriminazione positiva)<em>,<\/em> che punta ad attenuare le disparit\u00e0 economiche e sociali tra i gruppi etnici riservando una quota di posti alle categorie (o gruppi etnici) pi\u00f9 svantaggiati. La Corte Suprema ha ritenuto di porre fine a queste politiche, ritenute incostituzionali. Di fatto tutti sono uguali, bianchi, neri o gialli, dunque deve (o dovrebbe) contare solo il merito. Ma, va da s\u00e9, chi parte da condizioni svantaggiate, frequenta scuole pessime, non ha il minimo sostegno dalla famiglia e vive in un ambiente degradato (per non dire peggio), quali effettive chance di inclusione sociale potr\u00e0 mai avere? Su quale ascensore sociale potr\u00e0 mai salire?<\/p>\n<p>La decisione della Corte Suprema divide gli Stati Uniti. I conservatori sono felici, i progressisti (ovviamente) protestano. Tra questi ultimi il presidente <strong>Joe Biden<\/strong> e l&#8217;ex presidente <strong>Barack Obama<\/strong>. C&#8217;\u00e8 da dire che lo stesso Obama in passato aveva giudicato la legge imperfetta, pur considerandola necessaria. L&#8217;ex presidente <strong>Donald Trump<\/strong> invece ha esultato, parlando di &#8220;grande giorno per l\u2019America&#8221;.<\/p>\n<p>Ma nel concreto dopo questa decisione della Corte Suprema ora cosa cambia? Dovranno essere riscritti i criteri di ammissione in tutta l\u2019istruzione superiore.<\/p>\n<p>Negli Stati Uniti si inizi\u00f2 a parlare di <em>affirmative action<\/em> con il presidente <strong>John F. Kennedy<\/strong>, che nel 1961 firm\u00f2 un ordine esecutivo con il quale gli appaltatori del governo &#8220;intraprendevano\u00a0<i>un&#8217;azione positiva<\/i> per garantire che i candidati siano impiegati e che i dipendenti siano trattati [equamente] durante l&#8217;impiego, indipendentemente dalla loro razza, credo, colore o origine nazionale&#8221;. Quattro anni dopo Lyndon Johnson con un altro ordine esecutivo chiese ai datori di lavoro governativi di &#8220;assumere indipendentemente da razza, religione e origine nazionale&#8221;, nonch\u00e9 di &#8220;intraprendere azioni positive per garantire che i candidati siano assunti e che i dipendenti siano trattati durante l&#8217;impiego, indipendentemente dalla loro razza, colore, religione, sesso o origine nazionale&#8221;. Principi che oggi sembrano scontati, ma che in quegli anni non lo erano affatto.<\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 da dire, per\u00f2, che un sistema congenato per compensare gli effetti delle discriminazioni pu\u00f2 finire per produrne di nuove. Escludere uno studente bianco bravo per dare spazio ad uno afroamericano meno bravo non \u00e8 discriminatorio, oltre che ingiusto? C&#8217;\u00e8 chi risponde cos\u00ec: senza quote non ci sar\u00e0 pi\u00f9 la possibilit\u00e0 che gli studenti neri ottengano l&#8217;ammissione negli istituti pi\u00f9 selettivi. Il tema \u00e8 aperto.<\/p>\n<p>Il presidente della Corte suprema, <strong>John Roberts<\/strong>, ha spiegato la decisione in questo modo: il sistema &#8220;non pu\u00f2 durare per sempre&#8221; ed &#8220;equivale ad una discriminazione incostituzionale contro altri&#8221;. In altre parole, non siamo pi\u00f9 negli anni Sessanta&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Foto: <a href=\"https:\/\/edition.cnn.com\/2013\/11\/12\/us\/affirmative-action-fast-facts\/index.html\">Cnn<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Il privilegio razziale per potersi iscrivere all&#8217;universit\u00e0 \u00e8 un&#8217;arma a doppio taglio. Non dovrebbe essere la pigmentazione della pelle a decidere se uno abbia il diritto, o meno, di studiare. La Corte Suprema degli Stati Uniti ha deciso di porre fine all&#8217;affirmative action (discriminazione positiva), che punta ad attenuare le disparit\u00e0 economiche e sociali tra i gruppi etnici riservando una quota di posti alle categorie (o gruppi etnici) pi\u00f9 svantaggiati. La Corte Suprema ha ritenuto di porre fine a queste politiche, ritenute incostituzionali. Di fatto tutti sono uguali, bianchi, neri o gialli, dunque deve (o dovrebbe) contare solo il merito. 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