{"id":80,"date":"2013-01-01T08:46:29","date_gmt":"2013-01-01T08:46:29","guid":{"rendered":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/?p=80"},"modified":"2013-01-07T17:01:28","modified_gmt":"2013-01-07T17:01:28","slug":"fiscal-cliff-pericolo-scampato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/2013\/01\/01\/fiscal-cliff-pericolo-scampato\/","title":{"rendered":"Fiscal cliff, pericolo scampato"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2013\/01\/Joe_Biden.jpg\"><img loading=\"lazy\" class=\"alignleft size-medium wp-image-82\" src=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2013\/01\/Joe_Biden-300x162.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"162\" srcset=\"https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2013\/01\/Joe_Biden-300x162.jpg 300w, https:\/\/blog.ilgiornale.it\/sacchelli\/files\/2013\/01\/Joe_Biden.jpg 605w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Come in un film ad altissima tensione, l&#8217;<em>happy end<\/em> \u00e8 arrivato all&#8217;ultimo secondo. Approvato al Senato, con una maggioranza schiacciante &#8211; 89 voti favorevoli, 8 contrari &#8211; l&#8217;accordo sul testo per evitare il <em>fiscal cliff<\/em>\u00a0 (precipizio fiscale) raggiunto in extremis tra Casa Bianca e repubblicani.\u00a0L&#8217;accordo, chiuso dal vicepresidente Joe Biden (<em>nella foto<\/em>) e dal leader della minoranza repubblicana al Senato Mitch McConnell, prevede l&#8217;aumento delle tasse a chi guadagna pi\u00f9 e rinvia di due mesi i tagli alla spesa pubblica. L&#8217;intesa \u00e8 gi\u00e0 stata siglata dalla leader dei democratici alla Camera dei rappresentanti Nancy Pelosi e dal suo collega al Senato Harry Reid.<\/p>\n<p>Cosa si \u00e8 evitato: senza l&#8217;accordo sarebbe scattato il cosiddetto <strong>baratro fiscale<\/strong>, con l&#8217;immediato aumento delle tasse, dal 1\u00b0 gennaio, per il 98% degli americani e i tagli indiscriminati alla spesa pubblica. Sarebbe stato un colpo molto duro all&#8217;economia degli Stati Uniti, che ancora fatica a ripartire con slancio.<\/p>\n<p>Molto soddisfatto il presidente Obama, che guarda gi\u00e0 alle prossime sfide: &#8220;C&#8217;\u00e9 ancora molto lavoro da fare per ridurre il debito americano e l&#8217;accordo raggiunto assicura che la riduzione del deficit comprender\u00e0 tagli alla spesa ed aumento delle tasse per gli americani pi\u00f9 benestanti&#8221;. Poi ha aggiunto: &#8220;N\u00e9 i democratici n\u00e9 i repubblicani hanno ottenuto tutto quello che volevano, questo accordo \u00e8 la cosa giusta da fare per il nostro Paese e la camera dei Rappresentanti dovrebbe votarlo senza ritardi&#8221;.<\/p>\n<p><strong>Cosa prevede l&#8217;accordo<\/strong>: sui redditi individuali sopra i 400mila dollari le imposte aumentano dal 35% al 39,6% (l&#8217;aumento scatta dai 450mila dollari sui redditi familiari); proroga di un anno dei benefici legati all&#8217;indennit\u00e0 di disoccupazione; il mantenimento delle aliquote dell&#8217;attuale <em>minimum tax<\/em>; l&#8217;estensione per cinque anni dei crediti di imposta anche per l&#8217;infanzia e i mutui degli studenti per il college; l&#8217;innalzamento dal 35% al 40% della tassa di successione; un&#8217;aliquota al 23,8% delle tasse sui dividendi e i <strong><em>capital gains<\/em><\/strong> per le famiglie pi\u00f9 ricche.<\/p>\n<p><strong>Vittoria <\/strong>per Obama? Tutto sommato s\u00ec. Anche se, a onor del vero, il presidente si era battuto con tutte le sue forze per aumentare le tasse a partire dalla soglia (pi\u00f9 bassa) dei 250 mila dollari. Ma ci sono altri punti su cui la Casa Bianca pu\u00f2 dirsi soddisfatta: in primis l\u2019aumento della tassazione dei <em>capital gains<\/em> dal 15 al 20%. Poi il taglio di alcune esenzioni fiscali sopra i 200 mila dollari. Se Obama deve accettare, obtorto collo, alcuni tagli al Medicare (Sanit\u00e0), i tagli sulle spese per il Pentagono (che i democratici volevano e i repubblicani osteggiavano) sono rinviati di almeno 60 giorni, cos\u00ec come tutti i tagli automatici previsti dai meccanismi del fiscal cliff (pari a 110 miliardi di dollari).<\/p>\n<p>L&#8217;accordo per scongiurare il <em>fiscal cliff<\/em>, dunque, \u00e8 una vittoria anche di quei <strong>repubblicani<\/strong> moderati che hanno capito che un compromesso era necessario e che andare avanti con il muro contro muro avrebbe avuto conseguenze disastrose per tutto il Paese. L&#8217;ala destra del Gop continua ad alzare la voce promettendo battaglia contro l&#8217;aumeto delle tasse. I <strong>democratici<\/strong> <em>liberal<\/em> (quelli pi\u00f9 a sinistra) criticano Obama per le troppe concessioni fatte ai repubblicani. Insomma, sembrano tutti scontenti. Ma un compromesso, per definizione, deve scontentare un po&#8217; tutti. Altrimenti che compromesso sarebbe? Il braccio di ferro comunque prosegue.\u00a0Entro marzo si render\u00e0 necessario un nuovo intervento da parte del Congresso. Restano aperti i problemi di come raggiungere l&#8217;obiettivo (ambizioso) di ridurre di <strong>4mila miliardi<\/strong> di dollari in dieci anni il disavanzo pubblico. In altre parole, di quali e quanti tagli fare, sperando che l&#8217;economia torni a respirare a pieni polmoni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><p>Come in un film ad altissima tensione, l&#8217;happy end \u00e8 arrivato all&#8217;ultimo secondo. 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