L’Algeria fu occupata o conquistata dalla Francia tra il 1830 e il 1947 durante l’ultimo periodo della restaurazione borbonica di CarloX. Ci vollero 30 anni per piegare la resistenza del popolo algerino e iniziare una profonda colonizzazione di tutto il territorio. Nel 1954, data di inizio della guerra d’indipendenza, un milione di coloni francesi ed europei, les pieds noirs, vivevano sul territorio algerino. 

 

Nel 1954 la Francia era appena uscita  dalla guerra indocinese, sconfitta a Dien Bien Phu dal talento militare del generale Giap e dalla strategia politica di Ho Chi Min, se ne andava la Francia e arrivavano gli Usa. Lo stesso anno, con una serie di attacchi a militarie caserme di polizia  in Algeria nasceva il Fronte di Liberazione Nazionale FLN per l’indipendenza. 

 

La guerra d’Algeria fu una delle più sanguinose tra i conflitti nelle colonie europee e raggiunse il suo apice tra il 1956/57 in quella che fu chiamata “la Battaglia di Algeri”. Ed è questo che ci racconta Gillo Pontecorvo: quei due anni quando l’Algeria e la Francia furono sconvolti dalla violenza, dalla morte e dalla tortura.

 

 Il film fu girato in 16 millimetri con le Arriflex costruite per i giornalisti tedeschi durante la II guerra mondiale quasi a rimarcare un linguaggio documentristico, il B&N è sgranato, lucido e impeccabile trattato in sovra esposizione con la fotografia di Marcello Gatti. 

La prima sequenza è girata  nei sotterranei/cantina di un carcere dove alcuni paracadutisti della 10° divisione del colonello Mathieu (Massu nella storia) hanno costretto un algerino a rivelare il nascondiglio di Ali La Point, ultimo sopravvissuto della ribellione ad Algeri. 

L’uomo è nudo, ha il viso annerito dalla barba, dalla sofferenza e ha occhi neri, profondi e in lacrime, sul torace magro i segni lasciati dalla tortura, dalle scosse elettriche o dalla fiamma ossidrica: è stato torturato a lungo ed ha ceduto e parlato, gli ordinano di infilare una mimetica dei parà, lui ha un sussulto si lancia verso una finestra nel tentativo di suicidarsi, un militare lo raggiunge e lo schiaffeggia. 

E partono i titoli del film mentre da decine di camion scendono i para’ che si lanciano su per le scale della Kasbah verso il nascondiglio di Ali che, ripreso in primo piano rivede e ricostruisce i due anni della Battaglia di Algeri. 

 

Ali è un sottoproletario analfabeta che conosce il carcere e nel carcere conosce la violenza della Francia, assiste ad una esecuzione capitale e inizia un percorso verso una coscienza politica e nazionalista. Sarà lui a far rispettare le regole imposte dal FLN nella Kasbah: vietata la prostituzione, l’alcool  e l’accattonaggio.

 

Il film è rigoroso nella sua costruzione storica, il regista non accusa nessuno nemmeno i francesi.

le bombe e il terrorismo del FLN erano necessarie, meno quelle dell’ OAS, Organisation de l’Armée Secrète, ad Algeri, la città bianca, il 30 settembre 1956 i primi attentati, le prime bombe nei bar esplosero e fecero decine di vittime, esplosero pure nella Kasbah e fecero decine di vittime, gli attentati e le sparatorie nella città europea si susseguivano. L’8 gennaio De Gaulle invierà i 7000 paracadutisti di Massu, che combattevano nelle montagne ad Algeri, ed è reale la sfilata orgogliosa tra gli applausi e le grida degli europei al suo passaggio.

 

Fine del primo tempo

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