Sfila sulla Promenade des Sablettes in mimetica il colonello Mathieu, con quattro reggimenti della decima divisione paracadutisti, il volto chiuso ed enigmatico sotto gli occhiali scuri, si gode gli applausi e le grida dei pieds-noirs europei.

“La base di questo lavoro è l’informazione, il metodo l’interrogatorio” e perchè un interrogatorio abbia successo deve essere rapido ed efficace: l’utilizzo della brutalità e della tortura, anche se non sottolineato esplicitamente diventano il metodo.
La Kasbah viene circondata e divisa in quattro settori, il centro assegnato al terribile 3°RCP Régiment Parachutiste Colonial del Colonello Bigeard, che impose posti di blocco, iniziò arresti arbitrari e perquisizioni casa per casa. Da parte del FLN continuavano gli attacchi a poliziotti e militari nelle strade e le bombe nei luoghi frequentati dagli europei. Ma al colonello Mathieu non basta, ci vuole altro, una scusa che gli permetta di aumentare la pressione, bisogna arrivare alla testa della “tenia” come aveva definito l’organizzazzione dei quadri del FLN. “Il punto non è se dobbiamo o no usare la tortura: il punto è se l’Algeria deve o no restare francese” è la risposta ai giornalisti che insistono nelle domande.

Ma ci vuole la scusa, un errore, un momento che permetta a Mathieu di intensificare l’azione nella città vecchia, e l’occasione puntualmente si verifica: nel febbraio del 1957 il FLN dichiara lo sciopero generale di una settimana, ecco il momento. Lo sciopero finirà in 48 ore, i paracadutisti si scatenano nella Kasbah, sfondano le saracinesche dei negozi e costringono i proprietari al lavoro, entrano nelle case a arrestano centinaia di persone, caricano sui camion gli studenti e li portano nelle scuole.

La tortura diventa struttura: soffocamento, la gégène (scariche elettriche) Nelle sequenze e nella musica di Morriconi il film diventa epico e tragicamente commovente: un primo piano leggermente sfocato di un viso spinto all indietro, un volto e un occhio da cui scendono lacrime, un movimento della macchina da presa va su un giovane parà che indifferente fuma una sigaretta, alcune donne da un balcone osservano un’ azione di soffocamento e pare di udirle, tra il silenzio della musica, le urla del giovane algerino, uno stacco su altri militari che fumano, e ancora un altro stacco: un uomo ancora in pigiama a dorso nudo appeso a braccia aperte viene torturato con il fuoco sul dorso nudo, in un suo primissimo piano, ci appare il volto di Cristo sulla croce. Sono molti I primi piani, tutti tragici e colmi di sofferenza, la spalla di una mimetica sfocata fa da sipario ad un occhio scuro che osserva le torture, si sposta sul viso del militare e di nuovo sulla tortura mentre le pinze della gégène vengono attaccate alle orecchie di un altro prigioniero, e poi riappaiono quegli occhi neri, profodi, forse una donna, sono colmi di lacrime e un movimento in avanti dell’obbiettivo si ferma sul primissimo piano di un dolore infinito. Qui si interrompe questo grande affresco sulla tortura, ma la tortura continuerà in altri luoghi con altri eserciti e altre dittature.

La tortura funziona, il FLN è vinto, smantellato e il film torna alle sequenze iniziali: Ali la Point nascosto in una casa rifugio verrà fatto esplodere assieme ai suoi tre compagni, ritroviamo il volto dell’uomo che ha parlato, che ha cofessato il nascondiglio, è in lacrime e sembra
perduto, spaesato, una panoramica di uomini e donne che pregano sui tetti della Kasbah tra I parà della 10° divisione ci riporta ad Algeri, anche nei vicoli si prega anche qui soldati armati tra visi di donne velate, il primo piano di una donna e di un bambino che piange: è il figlio di uno dei compagni di Ali che sta per essere ucciso nell’ esplosione. Ali copre gli occhi del piccolo la dinamite farà crollare l’intera casa. Mathieu si accende una sigaretta “fotografate tutto e preparate un rapporto” mentre scendono nei vicoli il colonello dice: del FLN non se ne
parlerà più per un pezzo.
Mathieu (Massu) tornerà a combattere sulle montagne dove “le cose sono più semplici” 11 dicembre 1960 migliaia di persone scendono dalla parte alta della Kasbah al grido di Algeria Indipendenza costringono la polizia e I soldati ad indietreggiare e I soldati sparano, sono le ultime scene, scene di massa, quanto sarà costato agli algerini ricostruire quegli avvenimenti a così poco distanza da quegli anni. 21 dicembre 1960 ultimo giorno delle manifestazioni, un militare con un megafono parla ad un muro di nebbia e invita la gente a rientrare nelle case, “cosa pensate di ottenere”, ed allora ripartono tra il fumo dei lacrimogeni le grida, sono le donne in prima linea, una in particolare è bellissima e reale, agita una bandiera con una mano e non ha paura, I soldati la respingono ma lei ricomincia ad avanzare fiera e nobile di una nobiltà antica.

Fine

Il 3 luglio del 1962 De Gaulle proclamò l’Algeria indipendente. Era stato il conflitto più sanguinoso tra le tutte guerre di liberazione.

Su una popolazione di 10.000.000 di persone, riguardo ai caduti civili, si stima che tra 300.000 e il 1.000.000 di algerini siano stati uccisi, e circa altri 3.000.000 inviati nei campi di raggruppamenti [13] . Durante tale conflitto, la Francia inviò nella sua colonia 400.000 uomini e
la guerra provocò la morte in battaglia di un numero compreso fra i 250.000 e i 400.000 algerini (anche se per lo Stato algerino i morti furono un milione e mezzo) e costò anche 28.500 (più della metà dei caduti americani nella guerra del Viet.Nam) morti fra i militari
francesi, dai 30.000 ai 90.000 morti fra gli harkis lealisti, dai 4.000 ai 6.000 fra i civili europei e circa 65.000 feriti. Fonte wikipedia

Il film fu censurato in Francia fino al 1971. Usato anche come “insegnamento” in diverse scuole e accademie militari, in lezioni di contro insorgenza, la più conosciuta fu School of Americas, a Panama, conosciuta anche come la scuola dei dittatori o degli assassini.
Il film è a disponibile in versione restaurata su youtube.

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