Marzo 1960 realzza À Bout de Souffle di Jean-Luc Godard da un soggetto di Truffaut girato in 4 settimane tra Marsiglia e Parigi: un
capolavoro della Nouvelle Vague.
Godard dirà “E’ un documentario su Seberg e Belmondo” Jean-Luc Godard nasce a Parigi nel 1930, il padre medico la madre figlia di banchieri, una ricca famiglia borghese protestante, a Parigi alla Sorbona si diploma a 19 anni in etnologia.
Il suo arrivo al cinema passa attraverso una forte e radicale critica cinematografica su riviste quali Gazette du Cinéma e I Cahiers
pubblicazioni per cinéphile.
Il suo primo lavoro è un documentario: Opération Béton girato in Svizzera durante la costruzione di una diga: La Grand Dixence.

Nel 1950 esce A Bout de Souffle ed è la nascita della Nouvelle Vague francese, Fino all’ultimo respiro viene girato con poche risorse in B&N
è una pellicola piena di trasgressioni, primi piani con attori che parlano agli spettatori, macchina a mano, lunghe sequenze in spazi chiusi,
montaggio disordinato e con molti riferimenti al cinema americano, gli attori: Jean Seberg e Jean-Paul Belmondo. Michel è un bandito uccide un poliziotto mentre se ne va da Marsiglia verso Parigi dove sui Champs Elisée incontra Patricia, giovane americana con velleità
giornalistiche che vende il N.Y.Herald Tribune. E’ la Parigi dei Bistrot, dei Boulevards, dei Metro, degli hotel e delle automobili. Nella casa di
Patricia un lungo dialogo tra i due, Michel è alla ricerca di qualcuno che gli deve dei soldi e cerca di convincere l’amica a seguirlo in Italia, un
uomo lo riconosce e avvisa la polizia, ma sarà Patricia a denunciarlo, Michel muore ucciso agli agenti e prima di morire si volta e si
accarezza il labbro alla maniera di Humphrey Bogart imitato da Patricia è l’ ultimo ammiccamento al cinema americano.
“Quello che desideravo fare era partire da una storia convenzionale e rifare, ma in maniera diversa, tutto il cinema che era già stato fatto.
Volevo anche dare l’impressione di scoprire o di sentire i procedimenti del cinema per la prima volta. L'apertura a iride serviva a far vedere che era permesso ritornare alle origini del cinema e la dissolvenza incrociata dava l'impressione d'essere stata appena inventata.

Mancano altri procedimenti tecnici anche per reazione contro un certo cinema, ma non bisogna farne una regola. Ci sono film in cui essi sono necessari: a volte se ne dovrebbero fan di più.

Abbiamo preso la macchina da presa in mano semplicemente per andare più svelti. Non mi potevo permettere un materiale normale che
avrebbe allungato le riprese di tre settimane. Ma neppure questo dev'essere una regola: il metodo di ripresa deve accordarsi con il soggetto del film.

Solo, non si fa mai esattamente ciò che si credeva di fare. A volte, capita perfino di fare il contrario. Almeno a me. Nello stesso tempo, rivendico tutto quello che ho fatto. Mi sono dunque accorto, dopo un po' di tempo, che A bout de souffle non era affatto quel che credevo io.

Credevo di aver fatto un film realistico, come per esempio Criminale di turno di Richard Quine; invece non si trattava affatto di questo. Per
prima cosa, non possedevo il bagaglio tecnico sufficiente e mi è capitato di sbagliare; inoltre, mi sono reso conto di non essere fatto per
questo genere di film.

Ci sono molte cose che mi piacerebbe fare e che non riesco a fare. Per esempio, le inquadrature di auto che sfrecciano di notte, come in La tête contre les murs. Vorrei anche fare, come Fritz Lang, inquadrature che siano straordinarie di per sé, ma non ci riesco. Dunque faccio altre cose. Amo enormemente A bout de souffle, di cui per un certo periodo mi sono vergognato; ma lo situo dove va situato: sulla linea di Alice nel paese delle meraviglie. Io, invece, credevo che fosse sulla linea di Scarface.”
Jean-Luc Godard
Il cinema è il cinema Garzanti 1981
Continua…….