Jean Seberg era un’ attrice americana molto francese, parigina direi, tant’è che continuo a pronunciare il suo nome in francese. Nata a Marshalltown nel Midwest il 13 novembre del 1938 da una famiglia luterana sua madre era una supplente e il padre farmacista.
A 18 anni Otto Preminger la volle come Jeanne d’Arc nel film Santa Giovanna a cui seguì Bounjour Tristesse dal libro di Françoise Sagan entrambi I film non ebbero successo (prima mi bruciarono sul rogo nel film poi i critici sui giornali) così Jean lasciò l’America per Parigi dove finalmente raggiunse un grande successo come Patricia in A Bout de Soufle di Godard diventando l’icona della Nouvelle Vague, 10 anni dopo interpreterà Gli uccelli vanno a morire in Perù con la regia di Romain Gary in quel tempo suo marito.
Ritornata in America il successo continua con Airport di Seaton con Burt Lancaster e Dean Martin recita con Clint Eastwood e fu apprezzata da diversi registi italiani: Nelo Risi, Squitieri e Bevilacqua. Interpretò 36 film, poi agli inizi degli anni 70 ridusse il suo impegno cinematografico.
Era una vita tormentata la sua, ebbe 4 mariti ma anche frequenti depressioni, assieme a Romain Gary allora suo marito appoggiarono il movimento delle Black Panther e così iniziò la persecuzione della FBI il cui motto era Spy on Citizens Daily, verrà sottoposta ad ogni forma di persecuzione, le viene controllata la posta e il telefono è continuamente intercettato le entrano in casa e viene affrontata con intimidazioni e provocazioni.
Nel 1970 Newsweek pubblica un dossier con rivelazioni su una relazione con un leader del movimento Black Painter con l’affermazione che il bambino che aspetta è suo, il bambino nascerà prematuro, e morirà dopo pochi giorni Gary ne assume la paternità anche se non è vero e Newsweek sarà condannato per diffamazione.
Ma la depressione non la lascia più e Jean diventa consumatrice di psicofarmaci nell’inutile tentativo di vincere la tristezza e la depressione che la circonda. Avrà un ultimo matrimonio con Ahamed Hasni un bieco personaggio algerino manesco e profittatore. La notte del 30 agosto 1979 esce di casa e scompare verrà ritrovata soltanto l’8 settembre nella sua auto nuda e avvolta in una coperta una bottiglia d’acqua e un
biglietto per il figlio: Perdonami non posso vivere con i mie nervi. Sarà seguita da Romain Gary che si suicida il 2 dicembre 1980 a Parigi in un biglietto scrive Jean non c’entra nulla.
Godard fa dire a Jean-paul Belmondo Siamo tutti morti in libera uscita. Detto con ironia, è proprio questo: la discrepanza tra le due lingue, psicologica per Patricia poetica per Michel; le stesse parole per un significato diverso. Quando ha la meglio sulla poesia la realtà si traduce così: in variazioni sulla morte. Insomma, fino all’ultimo respiro. Non rivedere questo film (per la seconda o la centesima volta) sarebbe, come è stato scritto allora, privarsi di emozioni tra le più belle e forti che il cinema abbia proposto in questi ultimi tempi.
Jean-Claude Izzo 1968