La grande crisi e l’avidità delle grandi imprese nord americane creavano solo fame e miseria nelle piantagioni centro americane: ribellarsi è giusto avrebbe detto Mao Tze Tung anni più tardi, in Nicaragua Salvador e Guatemala iniziarono gli scioperi e le ribellioni, il caso più emblematico fu l’epoca di Augusto César Sandino che iniziò una guerra di guerriglia e di rivendicazione della terra, non furono i 12000 soldati americani ne la guardia nazionale ne la disinformazione del Associated Press e United Press ( i loro corrispondenti possedevano la dogana del paese) no, fu il tradimento: Sandino venne ucciso in un imboscata mentre si recava a Managua per discutere della pace che la politica americana della “Buena Vecindad” voleva impostare, il suo assassino fu Anastasio Somoza il suo organizzatore l’ambasciatore americano Arthur Bliss Lane, non ci mise molto Somoza ad impadronirsi del potere e a diventare il più grande produttore di caffè con 46 fattorie e 50 allevamenti di bestiame, parenti e amici a condividere la ricchezza del paese con concessioni e affari a volte loschi. Somoza i figli, parenti e amici fuggiranno negli Stati Uniti nel 1979 quando il FSLN, un terremoto che devastò Managua e l’assassinio a sangue freddo di Bill Stewart giornalista della ABC e del suo interprete da parte di un soldato della Guarda Nazionale decretarono il ritiro degli aiuti militari Usa e la vittoria del FSLN.
Sarà l’odio e l’acredine di Ronald Reagan eletto presidente degli Usa a chiudere l’ esperienza sandinista finaziando e armando un movimento: i Contras, che obbligarono un governo legittimo nato dal sacrificio di contadini, studenti e operai ad una nuova e fatale guerra (seguii per un pò il conflitto i Contras non erano altro che dei mercenari pagati pochi dollari per incendiare le piantagioni, le scuole e gli ospedali costruiti dal governo, caddi in un imboscata ferito di striscio e ho perso due amici in quel conflitto)
Salvador, Honduras e Guatemala, nessuno di questi paesi fu escluso dallo sfruttamento criminale dei latifondisti.
Nel 19510 Jacobo Arbenz allora ministro della difesa del Guatemala, fu eletto democraticamente con il 60% delle preferenze, sostuitiva Juan José Arévalo allora presidente che aveva iniziato un grande progetto legato all’educazione e un nuovo codice del lavoro per proteggere i contadini e gli operai della città, erano nati diversi sindacati, la United Fruit non era più onnipotente. Arbenz volle continuare l’opera di Arévalo, senza chiedere prestiti a banche straniere e nel 1952 venne approvata la riforma agraria che beneficiò più di 100.000 famiglie ma iniziò la solita e vecchia campagna di disinformazione portata avanti dalle note Agenzie di stampa Usa: “la cortina di ferro scende sopra il Guatemala”. Fu il Colonello Castillo Armas addestrato in Kansas appoggiato dai bombardamenti degli aerei F-47 ad “invadere” il proprio paese e a chiudere l’esperienza Arbenz, si chiamava “ Operacion Libertadora” parteciparono gli ambasciatori americano, del Costa Rica e
Nicaragua, furono tutti congratulati dal capo della CIA di allora Allen Dulles e Eisenhower commentò “dovevamo liberarci di un governo comunista che aveva occupato il potere”
Il 1967 fu il peggior anno del ciclo di violenze che erano state inaugurate nel 1954, Padre Thomas Melville, nord americano, denunciava l’assassinio di oltre 2800 contadini, studenti e dirigenti sindacali da parte della estrema destra, compito degli squadroni della morte era terrorizzare i vivi gli omicidi erano feroci: teste tagliate uso di picconi e mazze, mani e piedi tagliati, corpi sul ciglio della strada o gettati nei fiumi.
Padre Blase Bonpane un altro sacerdote espulso dal paese denunciava nel WashingtonPost, nel 1968 che: “delle 70.000 persone che ogni
anno muore in Guatemala, 30.000 sono bambini. Il tasso di mortalità infantile è 40 volte più alta di quella degli Stati Uniti”
Oggi il Guatemala è uno dei paesi più poveri del Centro America.
Continua…..

Tag: ,