Quando gli spagnoli nel 1859 costruirono la caserma Reina Mercedes a Santiago de Cuba non potevano immaginare quanto sarebbe diventata conosciuta e famosa nel mondo intero.
Nel 1909 cambiò nome, divenne in onore di Guillermo Moncada generale dell’esercito di liberazione cubano, figlio di schiavi e eroe della Guerra Chichita che morì prigioniero in questa caserma.
Nel luglio del 1953 era gestita da tre ufficiali superiori 24 subalterni e 87 tra sergenti e caporali 288 soldati con un armamento di 4 mitragliatrici Browning 50 ml 900 fucili Springfield cal. 30 400 pistole colt 45 molte baionette e mitragliatori Thompson 45 molto amati da Al Capone e FBI.
Queste armi erano l’obbiettivo di Castro e dei suoi compagni soprattutto quei 900 fucili calibro 30, le colt 45 e i mitra Tompson, troppo pesanti e complicate da munizionare le Browning 50 con i loro trepiedi pesantissimi, sarebbe stato un bel bottino per il nascente movimento guerrigliero.
Il piano fu organizzato meticolosamente da un giovane Fidel Castro non ancora 27enne, alle ore 5.15 del 26.07.1953 il giorno dopo la festa di San Giacomo un gruppo di auto con 140 ribelli a bordo si mossero da una fattoria nelle vicinanze di Santiago dove avevano indossato divise dell’esercito e armati con pochi fucili a scarso volume di fuoco. Ci fu troppo entusiasmo e ottimismo da parte di Castro: “oggi inizia la rivoluzione, le nostre idee e intenzioni sono giuste trionferanno” si opposero alle idee ancor prima dell’esercito la sfortuna, un auto perse una ruota e si ruppe due altre si smarrirono per le strade di Santiago, ci fu chi diede l’allarme, qualcuno tradì, all’ingresso della caserma da una torretta una mitragliatrice da 50mm investì i rivoltosi, dei 120 uomini 50 furono catturati e 61 torturati ed uccisi (fra di loro anche uno dei comandanti: Abel Santamaria), Fidel e Raul Castro riuscirono a fuggire sulla Sierra Maestra ma vennero catturati durante un rastrellamento il primo agosto dello stesso anno.
Fulgencio Batista commise un errore nel voler pubblico il processo, Castro si difese da solo: “La storia mi assolverà” fu la sua chilometrica arringa un giornalista la trascrisse completamente fu pubblicata e viaggiò per tutta l’America a nord e a sud suscitando simpatie soprattutto in Messico dove dopo l’esilio sul isola dei Pini si era rifugiato ciò che rimaneva della rivolta del 26 Luglio.
In Messico incontrarono solidarietà, denaro, armi, compagni, Ernesto Guevara, una barca il Granma e Gino Donè Paro unico italiano ad aver preso parte alla rivoluzione cubana.
Continua………. fino al trionfo della rivoluzione

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