papa-africa“Il Papa non viene in Centrafrica per fare una vacanza, i rischi esistono ogni giorno. Ma qui tutti, cristiani e musulmani, aspettano Francesco come messaggero di pace”. Nel giorno in cui Bergoglio arriva a Bangui, sfidando allarmi sicurezza e rischi di attentati dell’Isis, parla al nostro blog il nunzio nella Repubblica Centrafricana, monsignor Franco Coppola.

Come è la situazione al momento in Centrafrica?
Non si possono escludere dei rischi. Il Paese è senza una capacità di controllo, tuttavia la preparazione dei caschi blu e delle forze di sicurezza internazionale è molto buona. L’Onu ha mostrato di puntare molto su questa visita, arriveranno anche rinforzi dai Paesi vicini oltre alla sicurezza personale di Ban Ki Moon.

Ci sono dei rischi concreti per il Papa e per i fedeli?
Il Papa non viene in Centrafrica per fare una vacanza; se così fosse, potrebbe rimandare il viaggio o cambiare destinazione per un posto più tranquillo. Il Papa viene da noi perché sa che qui la gente, soprattutto la povera gente, vive quotidianamente il dramma dell’insicurezza, della violenza, della paura, che diventano sofferenza profonda nel cuore, tentazione di vendetta, di altra violenza, quanto meno di diffidenza. Se il Papa non fosse il padre anche dei centrafricani, potrebbe starsene tranquillo a casa sua (ma c’è un posto nel mondo in cui oggi si può davvero stare tranquilli?) ma sente il dovere di farci sentire che ci sta accanto, che Gesù ci sta accanto, perché la consolazione e la forza che ci vengono da Lui ci facciano girare pagina, interrompendo questa spirale malefica di violenza che chiama altra violenza”.

C’è stata collaborazione sul fronte della sicurezza?
La sicurezza assoluta non esiste da nessuna parte, ma sono testimone di un impegno sempre più corale per far sì che questa visita permetta ai centrafricani di fare il pieno di speranza. Sono stati esaminati minuziosamente i piani approntati per l’occasione dalla Minusca, a cui il governo locale ha affidato la direzione e il coordinamento di tutto l’apparato di sicurezza che accompagnerà questa visita. Tutto viene messo in campo per prevenire eventuali gesti isolati di qualche sconsiderato e per fare in modo che l’importante partecipazione popolare che si prevede sia ben distribuita, ordinata, evitando e prevenendo il formarsi della calca, perché sia un’occasione di esprimere serenamente, insieme al Papa, il desiderio di un Centrafrica unito e in pace.

Dopo i fatti di Parigi, quelli in Mali e in Tunisia, c’è rischio attentati Isis in Centrafrica, ex colonia francese?
Purtroppo si corre il rischio di generalizzare. Qui in Centrafrica siamo in presenza di un conflitto di tutt’altra natura. Non è un conflitto confessionale. E’ un conflitto tra due milizie che mirano alla conquista del potere e hanno delle rivendicazioni di ordine sociale e che si sono autoproclamate, rispettivamente, difensori l’una dei musulmani, l’altra dei non musulmani per tirare dalla loro parte le rispettive popolazioni. Ma la popolazione, cristiani, musulmani e animisti, è stanca di guerre e vuole la pace”.

L’apertura della Porta Santa a Bangui, la visita alla Moschea. Che significato ha questa visita?
Saranno 27 ore molto intense, piene di gesti significativi. Per il Papa sarà l’occasione per indicare il bene comune a chi si prepara alle elezioni e per ricordare alla comunità internazionale i doveri di solidarietà verso questo Paese a lungo sfruttato. La visita alla Moschea, lunedì mattina, sarà uno degli appuntamenti più attesi: un gesto per dire che non c’è ragione di aver paura o di separarsi dai musulmani.

Twitter: SereNere76

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