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Tblisi – “Otra vez in Iraq”: la prossima volta in Iraq, gridano in spagnolo i cristiani costretti a fuggire dall’Iraq e dalla Siria rivolgendosi al Papa al termine della visita alla chiesa di San Simone il Tintore, nella periferia di Tblisi, in Georgia. Bergoglio ha appena concluso la sua prima giornata nel Paese caucasico e circa 400 fedeli di rito assiro-caldei hanno assistito all’incontro.

Un lungo applauso ha accompagnato la visita, la prima di un Pontefice in un luogo di culto di questo rito. Poi il canto in aramaico; il Papa ascolta attento, con il pensiero rivolto a quelle terre martoriate. “Signore Gesù – è la preghiera di Francesco – solleva dalla devastazione l’Iraq e la Siria; sostieni i cristiani della diaspora e dona loro l’unità della fede e dell’amore”.

“Ho detto al Papa che lo aspettiamo in Iraq – dice al Giornale il Patriarca di Bagdad, Louis Sako – abbiamo bisogno della sua presenza. I tempi sono maturi per un viaggio, si può organizzare una visita breve di un giorno. Anche i musulmani lo aspettano, dopo i suoi gesti di apertura verso l’Islam; non ci sono problemi di sicurezza. Occorre convincere la curia, il Papa ha già accettato nel suo cuore”.

Nella chiesa caldea ci sono anche due famiglie di profughi iracheni, fuggiti dalla guerra e arrivati in Georgia. Augen Silva ha 12 anni; insieme ai suoi genitori e al fratello arriva da Mosul. È lui a liberare, insieme al Papa, una colomba bianca in segno di pace. “Se voglio tornare in Iraq? No, no, no”, risponde con gli occhi impauriti. “Voglio stare qui, in Georgia. Qui viviamo bene”.

A pochi metri di distanza, un centinaio di ortodossi ultratradizionalisti protestano contro la visita di Bergoglio a Tblisi. “Papa arci-eretico non sei benvenuto nella Georgia ortodossa”, si legge su un cartello. “Il Vaticano è un aggressore spirituale”, recita un altro.

Nella sua prima giornata nel Paese caucasico, il Papa ha toccato anche il delicato tema dei rapporti tra Georgia e Russia. “Crescano sentimenti di mutua stima e considerazione – ha detto incontrando il presidente georgiano – i quali non possono tralasciare il rispetto delle prerogative sovrane di ciascun Paese nel quadro del diritto internazionale”. Nel “presente momento storico”, ha aggiunto, “non mancano estremismi violenti che manipolano e distorcono principi di natura civile e religiosa per asservirli ad oscuri disegni di dominio e di morte”.

Altro momento significativo della giornata è stato l’abbraccio con il Patriarca ortodosso della chiesa autocefala georgiana, Elia II. Nessuna preghiera comune, solamente un saluto. Ma il Papa ha voluto comunque imprimere il segno: “Davvero l’amore del Signore ci innalza, perché ci permette di elevarci al di sopra delle incomprensioni del passato, dei calcoli del presente e dei timori per l’avvenire”.

Twitter: SereNere76

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